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La persona Paesaggio

L'archivio della "Persona paesaggio".


È ormai noto che l'indagine su un territorio riesce meglio se è realizzata da conoscitori che indagano, di fatto, i luoghi dove si sono sedimentate le memorie delle generazioni passate e che sono giunte a noi, originariamente, con la tradizione orale e solo successivamente come soggetto di studi e ricerche. Questa è una conoscenza che non può mancare all'esploratore del paesaggio perché solo con questo metodo si crea una memoria visiva della propria epoca da lasciare in eredità alle future generazioni.

C'è poi un aspetto soggettivo, proprio del fotografo, cui può capitare l'occasione di percepire immagini del territorio che fulmineamente sorprendono per la loro originalità ma che bisogna essere in grado di capire e saper cogliere.

Le idee rigorose e le scelte etiche sono però difficili da raggiungere e soprattutto da diffondere: troppo spesso si preferiscono piacevoli immagini edulcorate adatte più all'ego di chi scatta e al taglio di nastri da parte di politici in cerca di piccoli successi, entrambi ignari dei danni che stanno arrecando al progresso culturale della comunità.

Floriano Menapace

floriano 5Floriano Menapace dal 1968 è attivo fotografo in bianco/nero e studioso di storia e critica della fotografia. Come autore, indaga le tematiche del paesaggio con delle ricerche sugli aspetti propri dell’ambiente antropizzato. I soggetti, ripresi con metodi tradizionali, sono restituiti con immagini consapevolmente interpretative che tengono conto della storia e della tecnica della fotografia.

www.florianomenapacephoto.com

Villaggio di Comano nel Lomaso (Giudicarie Esteriori) - 2009

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1.Villaggio di Comano nel Lomaso (Giudicarie Esteriori) - 2009.

Il tema di questa fotografia è il “paesaggio” visto come era nell’Ottocento, come se ne vedono tanti anche nell’arredo
delle nostre case. La fotografia ci rivela spesso delle immagini che sono dentro di noi, nel nostro immaginario,
permettendo la riscoperta di temi apparentemente desueti anche perché divenuti rari.

Nota tecnica - Per le riprese l’Autore utilizza attrezzature tradizionali in vari formati principalmente dal 6x6 al 10x12
cm; cura da sè sviluppi e stampe, attenendosi ai regole della fotografia bianco – nero classica.

Comano, 2009 - ©Floriano Menapace - Tutti i diritti riservati

Condino, Chiesa di Santa Maria Assunta, portale: La fenice, 2013

125 Fenice Floriano Menapace

Condino, Chiesa di Santa Maria Assunta, portale: La fenice, 2013

"Il prospetto, a timpano, ha un semplice portale rinascimentale (G. Lorenzo Sormani, 1534) tra due finestrelle inferriate e un rosone superiore." (Gorfer, p. 615).

I volumi delle Valli del Trentino di Aldo Gorfer sono state la mia fondamentale guida, anche se editi tra il 1975 e il 1977, perché hanno il pregio, oggi, di condurmi in un mondo visto prima dell'attuale radicale trasformazione fornendomi, nel contempo, un percorso per ricercarne le tracce.

Ma il mio appassionato compagno di viaggio, uno speciale Virgilio per me, è stato Mario Antolini.
È stato proprio lui a sollecitare la collaborazione con il sito di Matteo Ciaghi: così tre generazioni si sono riunite per questo progetto che dura da più di cinque anni, se si vuole considerare anche la mostra fatta sulla Valle d'Ambiez, i cui lavori erano iniziati nell'estate del 2008.

Concludo questa ricerca con una sensazione di nostalgia per tutte le avventure e gli incontri che ho avuto nei miei viaggi ed è per questo motivo che metto per ultima una fotografia del portale dell'Assunta di Condino dove è scolpita la Fenice, il mitico uccello che risorge dalle proprie ceneri, per augurare alle Giudicarie di rimediare alle ferite del proprio territorio con il recupero della sapienza alpina che ho potuto conoscere e vivere in gioventù.

Grazie dunque a Mario Antolini per le bellissime chiacchierate e aiuto affettuoso e a Matteo Ciaghi per la sua generosa ospitalità nel suo sito. Ringrazio, infine, tutti i lettori che, da tre anni a questa parte, il lunedì mattina, hanno guardato le mie fotografie.

Floriano Menapace

San Lorenzo in Banale, loc. Nembia, 2013

124 Nembia Floriano Menapace

San Lorenzo in Banale, loc. Nembia, 2013

"Impressionante per la sua romantica asprezza alpestre è la regione di Nembia, alle pendici delle pareti rocciose che scendono dalla Prada (M. Ghez), per oltre seicento metri: un susseguirsi di ondulate praterie cosparse di macchie di bosco (pini, abeti, faggi), da muretti a secco, da enormi macigni calcarei e da baite. Parecchie di queste ultime sono addossate, o addirittura costruite sotto larghi "coeli", ai massi che le ripararono dai venti del nord; altre hanno il tetto di paglia o di scandole (1960), tutte circondate da un piccolo orto con il noce e il recinto per il bestiame. [...] ...simile al verde prato di un prato di un campo da golf, proprio alla base delle rupi di Prada c'è il lago di Nembia, a quota 760."
Gorfer parla di un luogo di sogno, ricordata da pittori e poeti, cita: "... l'incanto del tutto particolare..." del lago, e conclude: "Comunque il paesaggio di Nembia, con le vive testimonianze dell'antico intervento umano, rimane uno tra i più singolari e affascinanti del Trentino.". Siamo nel 1975, ma, sedimentatosi lo sfregio dei lavoro idroelettrici, il paesaggio ha mantenuto le sue caratteristiche anche perché i restauri non sono stati invasivi ad eccezione della locanda del Tomasin che è diventata un albergo troppo grande e, li vicino, un recentissimo capannone industriale incombe sulla casetta della signora Migliorini, a suo tempo ufficio dei cantieri.
(Gorfer, p. 476-77)

Da bambino frequentavo spesso Nembia, c'erano i cantieri della SISM dove lavorava mio padre e tanti uomini di San Lorenzo e ho ancora in mente i loro volti le loro voci.

San Lorenzo in Banale, loc. Deggia, 2013

1 Deggia San Lorenzo in banale - Floriano Menapace

San Lorenzo in Banale, loc. Deggia, 2013.

"Un tronco della strada romana che viene dal Banale, conduce a Ranzo (via S. Vigilio): passa per le case di Deggia, m 619, con la bianca chiesetta santuario della Madonna di Caravaggio eretta nel 1862 e rimaneggiata nel 1894; [...] Frequenti sono i ricordi dell'intenso traffico del passato: cippi mortuari, croci, rocce levigate e intagliate dalle ruote dei carri e dalle slitte, qualche scritta grafita o incisa."
(Gorfer, p.475)

Molti anni fa, era un primaverile giorno di maggio del 1972, sono partito per San Lorenzo per salutare delle persone e fare qualche foto. Arrivato in paese non trovo anima viva: silenzio, case sbarrate, finestre chiuse. Ho fatto un paio di giri, mi sono recato dalle persone che conoscevo: nessuno, nemmeno un cane. Finalmente incrocio alcuni giovani e chiedo informazioni: "...sono tutti alle Rogazioni a Deggia... ".

Lascio la macchina alle Moline perché la salita per Deggia era ancor più ardua di adesso. Arrivo sul piazzale della chiesetta e trovo qualche anziano e, dopo un caloroso saluto, mi spiegano che gli altri sono in processione. Ed ecco arrivare dei chierichetti: uno porta la croce astile, un altro il turibolo, il parroco benedice la terra, la processione passa tra i muretti a secco che delimitano i prati e le figure da lontano sembrano muoversi senza camminare. Dopo la funzione si fa festa ed io riconosco molte fisionomie e volti riuniti tutti insieme, che parlano, scherzano, ridono, crocchi di donne, alcune in nero con il fazzoletto in testa, altre più giovani sfoggiano colori più chiari, ma non sgargianti; i bambini non perdono l'occasione di dare vita, con un intenso gridio simile a quello dei rondoni che volano nei pressi della parrocchiale di San Lorenzo, a vivaci giochi.

Quel giorno indimenticato sono stato osservatore e fotografo di un mondo ancora legato alle proprie millenarie credenze. Rileggendo recentemente Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, vi ho ritrovato quella esperienza che mi ha fatto rammentare gli uomini e le donne della mia giovinezza.

San Lorenzo in Banale, loc. Moline, 2013

Moline  San Lorenzo Floraino Menapace

San Lorenzo in Banale, loc. Moline, 2013

"L'abitato di Moline, m 539, giace in corrispondenza del ponte sul torrente che nasce poco sopra [Bondai]. Era luogo di mulini, officine di fabbro, di segherie e anche osterie, trovandosi il villaggio al punto d'unione delle antichissime strade di traffico che collegavano le Giudicarie alla Valle di Non attraverso Molveno e la sella di Andalo, e a Trento per Ranzo e Toblino. C'era anche una scuola."
(Gorfer, p. 475)

Non c'erano solo quei passaggi perché Gorfer dimentica il sentiero per la passerella del Sarca che portava a Comano da una parte e al passo della Morte e alle Sarche dall'altra; poi, un poco più avanti, al capitello delle Porte, sulla strada per San Lorenzo - raggiungibile però anche da un ripido sentiero per Manton - c'era la mulattiera che passava sotto Promeghin e collegava Dorsino e la pieve di Tavodo, transitando per Andogno.

Era impressionante passare davanti all'officina degli Aldrighetti quando, assordante, picchiava il maglio, o entrare nell'affumicato volto per vedere la forgia accesa e gli attrezzi appesi alle pareti, la vecchia morsa e l'incudine sul quale battere, con maestria di scultore, il ferro rosso.
C'era anche una fabbrica di chiodi, di "broche", il maniscalco per la ferratura dei cavalli, il mulino della farine, che ho avuto la fortuna di vedere ancora integro. Le Moline erano un vero e proprio centro industriale fin verso la fine degli anni Sessanta. Poi tutto tacque, rimase solo il rumore dell'acqua fra i sassi del torrente Bondai e la piccola attività di Salvino, poetico e gentile, ultimo fabbro delle Moline.

San Lorenzo in Banale, veduta generale, 2013

San Lorenzo in Banale Floriano Menapace

San Lorenzo in Banale, veduta generale, 2013.

"Il paesaggio storico, pur turbato dal livellamento della moderna edilizia, s'inserisce nell'andamento del caratteristico ambiente. Le ville hanno mantenuto taluni loro precisi caratteri (ballatoi, sovrastrutture lignee, portali, androni, aie, ecc.), specie Senaso e Dolaso, considerate anche frazioni."

(Gorfer 1975, p. 473)

Quante cose sono cambiate dal 1975: la descrizione di Gorfer segnala già una "...moderna edilizia..." creata sovente con le rimesse degli emigranti, ma anche da un certo benessere indotto, nel secondo dopoguerra, dai grandi lavori della Società Idroelettrica Sarca Molveno (SISM).
Gorfer descrive una situazione ancora legata alla cultura millenaria del contadino di montagna che presto sembrerà sparire con l'arrivo dell'asfalto, del cemento, degli intonaci sgargianti, dei rifacimenti
in stile, impropri alla nobile tradizione edilizia delle Giudicarie esteriori. Ma una traccia che quel mondo è tutt'oggi vivo è data dalla presenza, presso ogni abitazione, dell'orto con le cipolle, le
carote, la cicoria, tanti tipi di insalate, i pomodori, i fagioli, qualche fiore e dal campetto di patate.

Un buon aiuto all'economia famigliare che diventa spesso un sano passatempo e contemporaneamente mantiene il legame con la faticosa terra degli avi, anche se, purtroppo, quei fazzoletti sottostanno anche loro all'inflessibilità della legge.

Dorsino, la piazza con la chiesa di San Giorgio, 2013

Dorsino 300 - Floriano Menapace 2013

Dorsino, la piazza con la chiesa di San Giorgio, 2013.

"Urbanisticamente il centro abitato si è espanso nel secondo dopoguerra e tende a formare un'unità sparsa con le vicine frazioni di S. Lorenzo."
"Nella chiesa di S. Giorgio, vecchia curaziale di fattura tardoquattrocentesca, dipinti a fresco di Cristoforo Baschenis (fine del Quattrocento o inizio del secolo sucessivo) che "presentano residui ancora gotici nelle forme ormai rinascimentali degli ornati...".
(A.Gorfer, p. 471)

C'è una corrispondenza tra il grigio del cielo vuoto e l'asfalto della strada; il resto dell'arredo in porfido cerca di ricreare un luogo di aggregazione intorno all'antica fontana e alla vecchia curaziale.
Su una vecchia fotografia dei primi anni Venti appare, sulla casa intonacata in bianco, la scritta "Locanda all'Opinione" (così come nella vicina frazione di Prato a San Lorenzo in Banale e a Bolbeno), ma era ormai chiusa e le opinioni, in quegli anni, era meglio tenerle per se.

Nel mio lungo girovagare per le Giudicarie ho tenuto per ultima la parte orografica sinistra dell'Ambiez, con i comuni di Dorsino e San Lorenzo in Banale perchè sono legato a questi luoghi fin dalla primissima infanzia (1948). Ho voluto bene e ne voglio ancora a tante persone che sono state testimoni della mia vita di bambino, di ragazzo e di uomo. Ora, nel tempo della riflessione, ho incontrato alcune difficoltà perché i luoghi del mio immaginario si sono modificati e anche il pensare delle persone, ma non di tutte per fortuna.

Riccomassimo, 2012

Riccomassimo 300 - Floriano Menapace

Riccomassimo, 2012.

"Frazioncina alpestre nella valle dell'omonimo torrente (Val Marza) che scende dal costone di Cornelle, fra boschi di castagni. [...] Per il ponte di Riccomassimo basso, m. 631 o il ponte di Riccomassimo alto, m. 800, si può raggiungere Bagolino, m. 712, in provincia di Brescia."
(A. Gorfer, p. 626)

"L'essere giunti ai confini della val del Chiese con la Lombardia, ci porta a parlare di due territori, oggi provincia di Brescia, che per lunghi secoli sono rimasti legati alle vicende del principato Vescovile di Trento, dell'impero austroungarico e della Diocesi di Trento. Trattasi, in primo luogo, della borgata di Bagolino, [...] la Valle di Vestino (o Valvestino) che rimase terra trentina fino al 1934, ...".
(M. Antolini, p. 141)

Questa ripresa l'ho fatta nell'autunno dello scorso anno: ero in viaggio, sulla strada per Bagolino dalla parte lombarda, per una ricognizione nei territori dell'ex Principato vescovile assieme Mario Antolini. È stata una giornata memorabile per i posti che ho visitato, ma soprattutto per aver potuto usufruire della compagnia di Mario e della sua memoria vivida di informazioni, ma anche di tanto affetto per tutte le sue Giudicarie.

Bondone, affresco nel centro storico, 2012

Bondone 118 - Floriano Menapace

Bondone, affresco nel centro storico, 2012.

"Il paesano è l'uomo del paese, non quello del paesaggio, e forse bisognerebbe contrapporre, con tutta prudenza del caso, il paesano al paesaggiante, cioè all'uomo di città e forse allo stesso paesano, che, visitando un paese che non sia il suo, adotta, più o meno facilmente, lo sguardo ozioso del turista."
(Alain Roger, Breve trattato sul paesaggio, Coll. Le parole e le cose 16, Sellerio ed., Palermo, 2009, p. 26.)

Baitoni, attracco sul Lago d'Idro, 2013

Porto Baitoni - Floriano Menapace

"Villaggio sorto, in una zona popolata solo di vecchie baite, dopo la bonifica (1848) della piana antistante il lago d'Idro, fra i rivi Alte e Olla (cascate). [...] "Da Baitoni, con breve pittoresco percorso, al lago d'Idro dove lungo le coste del golfo nord-est (Porto Caramella: una strada medievale dello stesso nome saliva a Bondone), e un breve tratto della sponda orientale, corrono i confini con la provincia di Brescia."
(A. Gorfer, p.622)

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Baitoni, Castel San Giovanni, 2012

Baitoni, Castel San Giovanni, 2012.

Castel S Giovanni - Floriano Menapace

"Fu sempre dei Lodron e qui aveva sede la "Contea di Bondone"."

(A. Gorfer, p.622)

"L'orizzonte nel quale il paesaggio viene sostituito giorno per giorno da un sistema di impianti industriali, è un orizzonte nel quale la condizione umana può darsi progredisca, dal punto di vista dell'avere: ma dal punto di vista dell'essere, gli uomini vi perdono completamente la propria libertà, [...]"

(Rosario Assunto, Il paesaggio e l'estetica, Ed. Novecento, II ed., Palermo, 1994, p. 369)

 

Piacciono da sempre i cieli nuvolosi, temporaleschi, minacciosi di pioggia e tempesta, cieli spesso ricreati con grande perizia con elaborazioni in camera oscura o con il computer.

I cieli vuoti, chiari, privi totalmente di drammatizzazione li chiamo d'argento in ricordo di quelli d'oro di certi antichi dipinti e mi piacciono perché affinano l'osservazione del soggetto e lo rendono metafisico.

Storo, antichi archi, 2013

Storo archi 300 - Floriano Menapace

Storo, antichi archi, 2013

"... esiste una corrispondenza tra il "carattere" del luogo e lo stato contemplativo del visitatatore il quale, in preda a vive suggestioni, scrive, annota, schizza, Insomma osservare la natura vuol dire [...] , anche immaginarla: renderla per immagini attraverso disegni, aquerelli, acquetinte, descriverla in un diario o in una lettera, o immaginarla con la mente" . [E perché no fotografarla!?]

R. Milani, L'arte del paesaggio, Il Mulino, Saggi 544, Bologna, 2001, p. 69.

Ponte Caffaro, Palazzo Lodron, 2013.

Ponte Caffaro Cast. 300

Ponte Caffaro, Palazzo Lodron, 2013.

"Il palazzo in riva la torrente, fu ricostruito nel XVI sec. da maestranze comacine, forse le stesse che operarono nella Pieve di Condino. Fu devastato dai Corpi franchi e dai garibaldini. Fu restaurato nel 1921 dall'architetto Giovanni Kolzvrek e da Gaetano Brisalese. Addossata al palazzo la chiesa di S. Croce, ora sconsacrata e trasformata in Casa Sociale."

(A. Gorfer, p. 626.)

Dedico questa fotografia a Mario per il suo compleanno e l'accompagno con uno stralcio da una poesia di Attilio Bertolucci della raccolta Lettere da casa (1951).

Sequenza familiare

Non chiedere altro, la felicità è in questo

corso paziente, mentre gli anni fuggono

e i giorni così lenti scorrono,

il sole indugia su palpebre e muri,

tu, io, i cari figli l'accogliamo

diversa beatitudine, persone separate.

[...]

A. Bertolucci, Bertolucci – 36 poesie, in Coll. I Miti Poesia, 37, Arnoldo Mondadori Ed., Verona, 1997, p. 19.

Ponte Caffaro, Il ponte e Palazzo Caffaro, 2013

Ponte Caffaro Floriano Menapace 2012

"Il corso del torrente fu più volte deviato nei secoli andati dai Lodrón per spostare in loro favore i confini con Bagolino, provocando la fiera reazione dei valligiani. Lo storico ponte fu asportato nell'alluvione del 1906 che, tra il resto, distrusse 6 km della strada del Palvico. Fu ricostruito dall'ing. G. Adami e può sopportare il passaggio di carri del peso di 90 q".

(A. Gorfer, p. 625)

"Un'area legata alle vicende della storica famiglia Lodron, di cui rimangono indelebili testimonianze. Proprio in quei luoghi i ruderi di castel Santa Barbara a Lodrone, il Palazzo Bavaria a Darzo, il complesso al Caffaro (Palazzo Caffaro, Chiesa di Santa Croce, Conventino, Chiesa di Maria Ausiliatrice, Scuderie) ancora a Lodrone, ed a Bondone il Castel San Giovanni".

(M. Antolini, p. 139)

Un buon motivo per fotografare, ad esempio, è quello di seguire le tracce della storia del territorio, magari partendo da studi come quelli citati sopra, per crearsi un percorso da seguire, tenendo sempre presente che l'immagine che scatterò deve mantenere il più possibile una buona qualità fotografica e non essere solo e strettamente documentaria.

Lodrone, Palazzo Bavaria, 2013.

Lodrone Floriano Menapace

"Il paesaggio contiene, piuttosto, già nella sua realtà immediata, un elemento affine all'arte, un tratto di autosufficienza e di intangibilità, con il quale ci libera interiormente, scioglie le nostre tensioni, ci trasporta oltre i limiti di un destino momentaneo, ..."

G. Simmel, Saggi sul paesaggio (a cura di M. Sassatelli), Armando Editore, Roma 2006, p. 96.

Il cinquecentesco palazzo fortificato dei conti Lodron, sede per molti anni del dazio, mantiene nel restauro le sue severe caratteristiche architettoniche, stemperate, ora, da un uso pacifico. Il positivo contrasto tra le strutture antiche del palazzo, con gli scuri con i colori araldici dei Lodron e il confortevole piumino steso all'aria, permettono, dopo la prima fugace occhiata, di approfondire diversi temi, da quello storico a quello della quotidianità contemporanea, da quello di un buon restauro a quello fotografico ed estetico.

La fretta ci fa diventare tutti più ignoranti, non ci permette di approfondire le nostre visioni, è offensiva verso coloro che propongono letture esaurienti dei possibili temi insiti nell'immagine, consuma il tempo vanamente e non consente la trasmissione del sapere.

Darzo, La casa sociale delle miniere, 2013

1 Darzo floriano Menapace

Darzo, La casa sociale delle miniere, 2013.

"Per noi che viviamo in un'epoca che paga le conseguenze dell'epidemia del kitsch, dunque, l'arte ha assunto una nuova importanza. Si tratta della presenza reale dei nostri ideali spirituali, le cui pretese nei nostri confronti sono senza fine e inevitabili. Ecco perché l'arte conta. Senza la ricerca consapevole della bellezza, rischiamo di cadere in un mondo di abituale dissacrazione e di piaceri che generano dipendenza, un mondo in cui il valore dell'esistenza umana intesa come esperienza che vale la pena vivere non è più percepibile con chiarezza".

R. Scruton, La bellezza – Ragione ed esperienza estetica, V&P, Milano, 2011, p. 162.

Condino, piazza San Rocco, Palazzo alla Torre, 2012

Condino 110 Floriano Menapace

Condino, piazza San Rocco, Palazzo alla Torre, 2012.

"... si sedette quindi sopra una pietra ove mise prima il suo soprabito piegato con cura e si immerse in profonde meditazioni; piano piano, davanti ad ogni ricordo del passato il sipario si alzò: Ebdomero si lasciò andare con gioia a questa nostalgia; era una delle sue principali debolezze quella di avere sempre una certa nostalgia del passato, anche d'un passato che egli non aveva nessun motivo di rimpingere; ...".

G. De Chirico, Ebdomero, SE, coll. 76, Prosa e poesia del Novecento, Milano, 1999, pp. 48-49.

Spesso, quando si legge un libro affascinante, molte immagini si affacciano alla nostra mente: sono immagini che ripeschiamo nel profondo della memoria. Questa è una circostanza che ogni tanto ci capita di ritrovare nella realtà ed è anche il momento di fotografarla.

Condino, Chiesa pievana di Santa Maria Assunta, 2012

Condino Chiesa pievana di Santa Maria Assunta Floriano Menapace

Condino, Chiesa pievana di Santa Maria Assunta, 2012

"...si rinnova dalle fondamenta la chiesa pievana di Condino sulla quale siamo meglio informati: ne diresse i lavori il maestro muratore Albertino Comanedi da Osteno sul lago di Lugano, fra il 1495 e il 1505, mentre le opere lapidee furono curate dai maestri Pietro da Cacavero (Brescia), Cristoforo Comani con il figlio Giannantonio da Osteno ed altri. La chiesa di grandi dimensioni, è a una sola navata divisa in campate da mezzi pilastri che reggono gli archi traversi, rispettivamente le volte a crocera. L'unica riminiscenza gotica è data dal fregio di coronamento esterno ad archetti incrociati".

N. Rasmo, Storia dell'arte nel Trentino, Dolomia Ed. Arte, Trento, 1988, p. 195.

Il difficile linguaggio degli storici dell'arte è roba da specialisti, come quello dei medici o degli ingegneri. Spaventa, intimorisce, crea una barriera tra il semplice spettatore e l'oggetto del nostro interesse. Dobbiamo capire che il linguaggio specialistico è necessario, non bisogna far finta che non esista e non occorre nemmeno disprezzare chi lo usa, ma ammettere la propria ignoranza.

Condino, Brione, 2012

Brione 2012 Floriano Menapace

Condino, Brione, 2012.

«Non si può proseguire senza aver percorso l'erta che porta a Brione "il villaggio più alto della val del Chiese; tranquillo, solitario, pittoresco agglomerato montano assai antico, disposto sul terrazzo orografico orlato dal bosco tra le profonde incisioni del Giulis a N e del Cron a S" (Gorfer). Vi resistono segni di un allevamento che si sta tentando di esaltare con studi e tipologie proprie dell'arte casearia; ma la vita lassù non è facile, né è possibile immaginarsi fino a quando vi sarà gente decisa a vivere serenamente lassù».

Mario Antolini, Le mie Giudicarie, Antolini Editore, Tione (TN), 2002, p. 139

Castel Condino, 2012

Castel Condino - Floriano Menapace

Castel Condino, 2012

Il fotografo Mimmo Jodice nel 2013 racconta... :

"Non si tratta di immagini composte, tutt'altro: sono pezzi di realtà che rispecchiavano i miei sentimenti. Da qui in poi ha inizio la mia indagine sulle città, sulle strade e sulle architetture. La mia idea è diventata un progetto di lavoro ben preciso e, allora, sono andato in giro a fotografare cose reali che incontravo per strada e che corrispondessero al mio pensiero." (p. 76).
"Il senso di vuoto, la lacuna, la diserzione del senso abitano le mie fotografie. Chi guarda le mie fotografie guarda i miei pensieri. Forse le fotografie più belle non sono quelle che realizzo, ma quelle che immagino. D'altra parte la realtà non esiste se non come percezione." (pp. 108).

I. Pedicini, Mimmo Jodice – La camera incantata, Coll. Lezioni di fotografia, Ed. Contrasto, Roma, 2013, pp. 76 e108.

Cimego, "...sulla curva...", 2012

Cimego, "...sulla curva...", 2012.

Cimego floriano Menapace

"Il bene culturale più importante d'Italia era (ed è ancora per le sue parti residue) il paesaggio. Generazioni di colti viaggiatori, di intellettuali, di poeti, venivano da noi perché affascinati dal "Giardino d'Europa", dal Paese dove "fioriscono i limoni". [...] Quello che è accaduto negli ultimi cinquant'anni lo sappiamo bene. Il paesaggio italiano è stato in parte devastato, in parte snaturato od offuscato. L'equilibrio mirabile fra arte e natura che faceva il nostro Paese unico e invidiato nel mondo non esiste più o, quando esiste, sopravvive per segmenti disarticolati".

Antonio Paolucci, Il paesaggio come ritratto dell'Italia antica, in Il Paesaggio italiano, Touring Editore, Milano, 2000, p. 147.

Cimego, loc. Prosnavalle, 2012. Condotta forzata

Cimego centrale Floriano Menapace

Cimego, loc. Prosnavalle, 2012.  Condotta forzata.

"L'enorme tubatura verde, che esce dal bacino passa sotto la statale e che per un po' costeggia, attraversa quindi la valle prima di entrare in galleria (km 7) verso la centrale di Storo."
(A. Gorfer, p.608)

"La lettura del paesaggio diventa un atto ricco di significati, e non è un caso che i paesaggi più vissuti e meglio difesi nelle loro specificità sono quelli degli uomini che meglio sanno dare un significato non solamente funzionale, ma anche simbolico e referenziale al loro agire (Cosgrove, 1990).
E. Turri, Il paesaggio come teatro – Dal territorio vissuto al territorio rappresentato, Marsiglio, Venezia, 1998, p.167.

Mattino a Boniprati, 2012

Boniprati  Floriano Menapace
Le radenze della luce del mattino mettono in risalto l'ormai infreddolito ambiente autunnale, il rosso dei larici, lo spoglio intreccio dei rami delle betulle senza foglie, l'incolto prato ancora ricoperto dalla bruma della notte. Il rudere di un passato violento e senza nobiltà troneggia, come le vicine fortezze, a memoria di qualche impresa abbandonata.

"Ambiente e povertà.
La cultura ambientale non può essere cultura solo di resistenza ma deve agire e giocare d'anticipo, favorire la cooperazione tra i diversi soggetti che governano la società. Ma non solo. Deve uscire dalle secche dell'ambientalismo di pochi, come dal recinto delle élite borghesi, non solo perché l'ambiente è un "affare" di tutti, ma anche perché atteggiamenti disattenti e irrispettosi provocano società più povere, più conflittuali e meno generative di sviluppo.
Riconoscere il legame tra assenza di cultura ambientale e crescita della povertà di tutti è quanto mai attuale, ... "

(P. Pileri, E. Granata, Amor loci - Suolo, ambiente, cultura civile, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2012, pp.110-111.)

Prezzo, 2012

Prezzo - Floriano Menapace 1

Prezzo, 2012.

Mi riferisco sempre alla testimonianza di Aldo Gorfer che ha il pregio di aver descritto la condizione delle valli del Trentino prima delle profonde modificazioni avvenute da circa metà degli anni Sessanta del secolo scorso:

"Il villaggio, sparso a gruppi sulle pendici orientali del Dos Alt (m 1291) – M. Melino (m 1422), con le sue bianche case, spesso incorniciate da viti rampicanti di "fraga" e ombreggiate da frondosi noci, si affaccia sulla conca della Pieve di Bono, in soleggiata, panoramica posizione. Fu in gran parte ricostruito dopo l'incendio e le distruzioni causate dalla prima guerra mondiale".
(A. Gorfer, 1975, p. 606)

Questa descrizione possiede la forza di un testo poetico e la capacità di evocare nostalgiche visioni e, magari, la voglia di recuperarne il modello.

Creto, fr. Cologna, chiesa di San Rocco, 2012.

Cologna 300

Creto, fr. Cologna, chiesa di San Rocco, 2012.

"La chiesa di S. Rocco (menzionata a partire dal 1579) è di forme tardobarocche (1794), lunga e stretta come i primitivi paesi della valle, con il campanile curiosamente posto nella parte absidale. Gravemente danneggiata durante la prima guerra mondiale fu restaurata nella primavera del 1922." (A. Gorfer, 1975, p. 608).

Era una mattinata autunnale con una gradevole atmosfera pulita, come quella che si può cogliere dopo un temporale o una nevicata. Ho fotografato la facciata e poi sono entrato nella piccola aula ritrovando l'atmosfera silente che già conoscevo per averla visitata in passato per motivi di lavoro.

È stato però il controluce che mi ha colpito, per due motivi: per la sua forte illuminazione radente e perché mi ricordava un'immagine simile su una vecchia rivista degli anni Venti.

Pieve di Bono, fr. Por, Castel Romano

Por Castel Romano 101 - Floriano Menapace

Pieve di Bono, fr. Por, Castel Romano.

«Castel Romano è una gagliarda "torre castello" i cui immensi ruderi sprigionano un loro particolare fascino. È parlante esempio dell'edilizia castellana lodroniana ideata per sposare gli apprestamenti guerreschi alla maestà cortigiana. La struttura portante è romanica con innesti gotici. La parte centrale della fortezza medievale è inaccessibile. Verso meridione ci sono i resti del portale servito da ponte levatoio al di sopra dello zoccolo romanico con finestrelle a spacco». (A. Gorfer, 1975, p.600).

Dal 2003 è stato, in più riprese, consolidato e recuperato a cura della Soprintendenza per i Beni Architettonici della Provincia Autonoma di Trento.

Pieve di Bono, Por, 2012

Pieve di Bono Por 100 -floriano menapace 1

Pieve di Bono, Por, 2012.

"Della curaziale di S. Lorenzo, di origine medievale (vedi basamento del campanile a torre) si hanno notizie a partire dal 1462. Pietra tombale di granito (Lorenzo Faitoni, 1696) dinanzi al portale della facciata meridionale, tappezzata di lapidi mortuarie del vecchio cimitero. Dal sagrato [...] ampio panorama sulla conca della Pieve di Bono, la Valle di Daóne, la Valle dell'Adanà, la Valle del Chiese fino al Lago d'Idro." (A. Gorfer, 1975, p. 601).

Pieve di Bono, Creto, 2012

Pieve di Bono Creto 99 -Floriano Menapace

Pieve di Bono, Creto, 2012.

Creto (Livìdo, Palaz, Clusone) è il centro commerciale (vi si nota una spiccata influenza bresciana), culturale, direzionale e anche amministrativo della Pieve di Bono. [...] Le case fiancheggiano la strada statale e formano una continuità urbanistica con Strada.

Pieve di Bono, " doppia fila di case ai lati della carrozzabile sul fondovalle. Una locanda campagnola offre riposo e ristoro a quelli che non desiderano o sono incapaci di trovare una carrozza e spingersi verso Tione e Condino". (Duoglas W. Freshfield, 1875)

(A. Gorfer, 1975, p. 602)

Pieve di Bono, Strada, 2012.

Pieve di Bono Strada - Floriano Menapace

Pieve di Bono, Strada, 2012.

Mattino autunnale a Strada: il primo raggio di sole illumina il campanile, quasi fosse un'antenna per la scarsa luce che rischiara il fondovalle.

Anche questa piccola notazione sul dove e sul come sono nati e si sono sviluppati i centri urbani, può essere rivelata da un fascio luminoso che fa intuire un "...ruolo giocato dalla luce per dare forma alla vita..." (Robert Adams, 1985).

Questa attenzione ai particolari mi era stata suggerita, in un incontro del 1990, dal fotografo Gabriele Basilico, col quale, con pazienza, avevamo aspettato che i raggi solari del mattino avvolgessero una parete curva fino al momento decisivo dello scatto.

Dedico questa fotografia a Gabriele Basilico scomparso il 12 di febbraio scorso.

Bersone, Chiesa parrocchiale dei Santi Fabiano e Sebastiano, 2012

97 Bersone - Floriano Menapace 2012

Bersone, Chiesa parrocchiale dei Santi Fabiano e Sebastiano, 2012.

... Di origine medioevale, menzionata nel 1537, rifabbricata nello scorso secolo [Ottocento] in stile neoclassico […] ha un pesante atrio a pilastri ed è fiancheggiata dal campanile...” (Gorfer, 1975, p. 592).

La fotografia è nuova perché è fra le poche arti che, attraverso tutto il XX secolo, sono rimaste legate ai fatti del mondo, […] Ma proprio questo grande limite della fotografia – l'impossibilità di fare qualche cosa senza avere prima scontato verso il reale un'attenzione rispettosa – mi ha fatto capire che i fotografi non hanno di che preoccuparsi; la fotografia potrà essere sempre nuova, perché la superficie della vita continua a cambiare. Come ogni arte, potrà avere le sue stagioni, ma non sarà mai una moda passeggera più della vita stessa.” (R. Adams, 1995, p. 47).

Oltre a mostrare un momento di luce speciale nel protiro della parrocchiale di Bersone, ho voluto meditare sulle parole del fotografo e critico americano Robert Adams e sulle qualità e le regole che la fotografia, ancora oggi, deve adottare al di là dell'apparente facilità tecnologica.  

Valle di Daone, diga di Malga Bissina, autunno del 2012

Diga Bissina 2012- Floriano Menapace

Valle di Daone, diga di Malga Bissina, autunno del 2012

Sembrava scontato riprendere questa imponente opera dall'alto. Ho aspettato più di un'ora quando finalmente il sole ha illuminato tutto il fronte della diga.

Ho anche cercato di fare una fotografia che non ripetesse altre già viste e troppo simili a cartoline usando in ripresa vari formati e provato a cambiare obiettivo per supplire a quell'esigenza; per avere una visione efficace ho tentato anche un paio di altre postazioni. Il cielo terso poi, senza la minima traccia di qualche nuvola e il lago in magra, non mi soddisfacevano.

Sceso a valle ho imboccato lo sterrato che porta alle vecchie baracche del cantiere e da lì ho visto la mia diga, così come me l'ero immaginata in quella sua lontananza incombente, inamovibile, eterna: ho evitato di illustrare il concetto positivistico della potenza dell'uomo, mentre io, invece, ne subivo l'enormità e, contemporaneamente, volevo fissare un'immagine che non mettesse in dubbio il mio giudizio su quest'opera colossale.

Sentivo di dover rendere la sensazione di oppressione nello starmene escluso, quasi come fuori dalle mura di una città medioevale o di una fortezza: lo stesso stato d'animo raccontato da Dino Buzzati nel romanzo "Il deserto dei tartari", quando descrive la Fortezza Bastiani e l'immobile vita dei suoi abitanti.

Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari, Rizzoli, Milano, 1940.

Val Daone, lago di Malga Boazzo

Val Daone Lago Boazzo

Val Daone, lago di Malga Boazzo

Al di là della postazione dove ho scattato questa fotografia, attraversata la strada per Malga Bissina, c'è un ristorante dove ho avuto occasione di sentire le parole di due cacciatori. Il più anziano, si capiva, era più ricco di esperienza, ed era di ritorno da una ricognizione in montagna per osservare un branco di camosci.

Mi è venuto in mente il racconto di Erri De Luca, Il peso della farfalla: "L'uomo girò intorno a mezza montagna, poi scalò una fessura che si allargava a spacco, da poterci star dentro con il corpo. Diventata larga quanto la bocca di un camino, il fiato nell'ombra usciva a vapore. Superò in scalata la quota del branco, proseguì in alto fino a un terrazzino. Da lì un sentiero stretto girava intorno alla parete. Lo percorse fino a scorgere in basso il pascolo dei camosci. Il suo odore se ne saliva in alto, lontano dalle loro narici. [...] L'uomo si stese sui sassi sopra il precipizio, allungò il collo oltre il bordo, fiutò l'aria all'uso dei camosci."

Da giovane andavo sempre in ferie in settembre e ne approfittavo per assistere all'apertura della caccia. In quel giorno di novembre, in quel ristorante, ho ritrovato le stesse parole, le stesse posture, gli stessi sguardi distanti nel rivivere, attraverso le lenti del binocolo, l'attesa del grosso solitario già avvistato da tempo.
Il giorno dopo ha nevicato in Val Daone e chissà se il maturo cacciatore è riuscito a prendere il re della montagna.

Erri De Luca, Il peso della farfalla, Feltrinelli, Milano, 2010, p. 28.

Daone, l'orto, 2012 - Antica necessità e nuova passione

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Daone, l'orto, 2012

Antica necessità e nuova passione.

Tenere un orto in ordine, la terra dissodata, libera da erbacce, ben ingrassata, con i trapianti giusti, le varie specie di insalate, di pomodori, di melanzane, di fagioli, carote, patate, libero da parassiti dannosi, ma accogliente per le api, è un vero e proprio impegno.
Poi c'è chi vuole qualche cosa in più e verso il muro soleggiato, pianta qualche pruno o albicocco, ma anche una sponda di fiori rampicanti, o come nei filari lungo la recinzione, le dalie, i giacinti e i gigli, per il cimitero o per l'altare della parrocchiale. La posizione è fin troppo soleggiata, ma è stemperata dall'ombra di una siepe di rosmarino e salvia che profumano l'aria anche per i passanti, mentre un ronzio sommesso fa sentire la voce dei suoi piccoli abitanti.
Gli orti oggi sono un utile e sano piacere e, per chi li possiede, un rinnovato legame alla terra.

Dedico questa immagine all'amico Giuliano che con la sua passione mi ha fatto riflettere quanto sia prezioso oggi un orto.

Praso, Alimentari, 2012

Praso 2012 - Floriano Menapace

Praso, Alimentari, 2012.

Un'altra attività chiusa dal cambio di cultura commerciale e sociale. Basta chiacchere di signore, incontri graditi e sgraditi con i vicini, frettolosi passaggi per abbondanti panini con la mortadella, lunghe confidenze quando in negozio non c'era nessuno.
Luogo di socializzazione, di sguardi tra il timido e il curioso quando entrava un forestiero, di frasi fatte, di battute, di cortesie e sorrisi nelle Valli del Chiese dove la gente è meno timida, a volte cordiale, che in altre parti delle Giudicarie.

Sevror, 2012.

Sevror 300 - Floriano Menapace

Sevror, 2012.

Nel 1975 Aldo Gorfer ricorda: "Il villaggio è composto da poche case che tuttavia hanno il pregio di conservare la precisa lezione dell'architettura delle Basse Giudicarie: basamenti di pietra, portali di granito, inferriate di ferro battuto, porte con sovrastrutture lignee, tetto a due spioventi di scandole. Sevror, infatti, è stato risparmiato dalla prima guerra mondiale, mentre gli altri paesi sono stati praticamente distrutti e poi ricostruiti con edilizia 'all'italiana', interamente in muratura e tetti a quattro spioventi. [...] Secondo la tradizione, Sevror è il centro abitato più antico della zona."

A distanza di quasi quarant'anni l'abitato si conserva vicino alla descrizione di Gorfer; non sono sorti altri edifici, ma quelli esistenti, hanno ricevuto recenti rifacimenti.

Aldo Gorfer, Le valli del Trentino – Trentino occidentale, Manfrini, Rovereto (TN), 1975, pp. 590-91.

Agrone, 2012. Mattino metafisico ad Agrone.


Agrone - Floriano Menapace
Agrone, 2012.  Mattino metafisico ad Agrone.


Rifarsi alla storia e all'estetica della pittura è quasi una via obbligata per la fotografia. Entriamo, se vogliamo approfondire l'argomento, in una branca un po' complessa e ancora scarsamente diffusa: si tratta, cioè, di ritrovare anche nella fotografia i riferimenti culturali che ne permettano una elaborazione storico-critica.
Con l'arrivo del digitale sembra sia tutto diventato più facile, mentre il problema non sta nella tecnica bensì nei contenuti del soggetto raffigurato. Mi sono rifatto, con questa particolare luce mattutina nel piccolo centro storico di Agrone, alla pittura metafisica di Giorgio De Chirico e di Carlo Carrà e alla loro riscoperta del passato come custode della sapienza antica.

I forti Larino, Corno e Cariola, 2012

I forti Larino, Corno e Cariola, 2012.

Forte Larino - floriano Menapace

Forte Corno - floriano menapace

Forte Cariola - floriano menapace

Aldo Gorfer così descrive la presenza di questi forti: "Concentrazioni di opere fortificate della seconda metà dell'Ottocento e rimodernate all'inizio del conflitto austro-italico del 1915-18. La linea difensiva, progettata all'epoca delle prime guerre per l'indipendenza italiana, sfruttava la stretta di Lardaro".

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Roncone, Ville colorate, 2012

Roncone Ville - Floriano Menapace

Roncone, Ville colorate, 2012.


E' giusto che in un luogo dove la luce scarseggia, specie d'inverno, si rallegri l'ambiente con colori vivaci, talmente vivaci che esulano perfino dalla consolidata abitudine mediterranea dove si usano ancora colori naturali quali l'ocra gialla, il rosso ossido, la terra di Siena.
Lo stridìo eventualmente si ha quando in pieno ambiente alpino, con le sue malte color tortora, rosa perfino, presenti nella parte bassa della valle, bianco latte di calce, intonaci raramente o scarsamente mescolati con terre e aniline, si confrontano con gli acrilici industriali vivacissimi, con i gialli di cromo, gli aranciati, i rossi Pompei, gli azzurri oltremarini.
Sono sicuramente un richiamo per l'occhio, ma il severo ambiente circostante stenta ad accettare questa convivenza: eppure le scale RAL o Pantone hanno un'estesissima quantità di colori tecnicamente moderni, ma vicini al tono di quelli entrati nella storia locale.

Questo è un segnale di distacco verso un passato difficile, ma anche di rinnovamento con modelli esterni alla cultura del luogo che non viene rielaborata, ma dimenticata.

Roncone, antichità, 2012

Roncone - antichità 2012 -Floriano Menapace

Roncone, antichità, 2012.

Correrà il rischio di essere abbattuta in nome della legge?

A volte mi domando se veramente c'è la volontà di conservare la propria cultura fatta di tradizioni, di modelli, di identità, di ambiente, spesso sbandierati, ma troppo spesso contraddetti. L'equilibrio, in questo genere di cose, si raggiunge agevolando con opportuni aiuti le persone che per vari motivi comprensibili si trovano a dover abbattere piuttosto che restaurare.

Bondo, fraz. Pradibondo, 2012.

Pradebond Floriano Menapace

Bondo, fraz. Pradibondo, 2012.

Pradebond in festa. La chiesetta della Madonna ausiliatrice (1858) festosamente pavesata con striscione e bandierine in una mattina silenziosa, al sorgere del sole. Momento speciale per chi vuole servirsi della luce e delle ombre per raccogliere in un'immagine il passato, il presente e per dare una memoria per il futuro.

Su tutto il lavoro che ho fatto finora nelle Giudicarie (compreso quello, precedente, sulla Valle d'Ambiez) quello delle luci e delle ombre è stato il mio tema principale, per mia formazione, ma soprattutto, per richiamare l'attenzione dei visitatori del sito alla cura delle proprie origini e alla resposabilità verso le generazioni future.

Bondo, Cimitero monumentale, 2012

Bondo Cimitero monumentale 2012

A quasi cento anni dall'inizio della Prima Guerra Mondiale ci sarebbe tanto da dire su cosa rappresenta oggi questo cimitero. Riporto la descrizione che ne fa Aldo Gorfer nel suo Le valli del Trentino – Trentino occidentale, Manfrini, Rovereto (TN), 1975, p. 584.

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Bondo, Emporio Katy, 2012

Bondo emporio Katy Floriano Menapace

Bondo, Emporio Katy, 2012

Gli empori un tempo erano situati in luoghi di mercato, di fiere, nei principali centri di fondovalle. Avevano tutto il necessario per ogni esigenza, dal pane all'ombrello, dal filo per cucire alla polvere da sparo, dalle tele e stoffe ai coloniali, i salumi appesi, un solo tipo di formaggio e poi sacchi di farina e riso, qualche botte di vino, scope di saggina, pentole e i paioli...
Quando si entrava in un emporio si rimaneva per un po' accecati dal buio e dai controluce di certe finestre inferriate; aprendo, la porta andava a sbattere contro una campanella e dal fondo di uno dei tanti passaggi, tra scaffali, soppalchi e scale, giungeva una voce di saluto non sempre gentile; vicino all'entrata, alla fine del banco di vendita, troneggiava una monumentale neogotica cassa con una grande manovella e, in alto, si apriva una finestrella nella quale apparivano le cifre del conto.
C'erano poi degli inebrianti odori che, spostandosi all'interno di questa specie di labirinto, cambiavano di continuo, dall'odore di sapone a quello di aceto, di salame e crauti, di spezie, di legno antico, di tabacco, di stantio. Grandi fogli gialli di carta paglia, i pani di zucchero avvolti in una grossa carta azzurrina e poi la carta oleata per lo sgombro sempre pronto in una scatola di latta, o per metterci, ordinatamente, il salame affettato con un'altra monumentale macchina dotata di manovella, color rosso fuoco, con un volano e delle leve che mettevano in moto la lama rotante: una bella esperienza manovrare quella macchina, quasi come guidare una vaporiera.

Gli empori sono spariti, sono chiusi, ora tutto si trova al supermarket, nei brico, nelle città mercato, asettici, coloratissimi, rumorosissimi, inebrianti quasi come una droga.
Bozzettismo nostalgico? Memorie di tempi andati? No! Ma è giusto ricordarli.

Bondo, la chiesa, 2012.

Bondo Chiesa 300 - Floriano Menapace

Bondo, la chiesa, 2012.

Un restauro lì per lì ci lascia un po' sorpresi nella sua pulizia e biancore che, spesso, è reso con colori, coperture e pavimentazioni omogenei. In ogni caso l'impressione generale è salva: ci sarà il tempo che con la sua patina restituirà quella atmosfera che gli era propria prima dell'intervento.

Per le nuove generazioni è questo l'aspetto che sarà memorizzato ed è anche il motivo per il quale i restauri dovrebbero restare il più possibile vicini all'originale.

Breguzzo, 2012

Breguzzo Vecchio e Nuovo 300

Breguzzo, 2012.

Il vecchio e il nuovo mettono in risalto quante possibilità abitative ci sono nei centri storici. Il recupero del rustico, la sua ricostruzione, realizzabile con un certo gusto per non allontanarsi troppo dalle tipologie architettoniche storicizzate, come l'abitazione a fianco, impedirebbe il proliferare delle sempre più estese periferie che consumano il poco spazio rimasto nei fondovalle.

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Valle di Breguzzo, 2012

Breguzzo Alpini 300

Valle di Breguzzo, 2012.

Luogo predestinato a feste campestri, patronali e commemorative. Luogo di divertimento, di grandi mangiate e bevute collettive. I fitti boschi, le radure, le costruzioni in legno, ripropongono antichissime usanze precristiane, i baccanali, le cerimonie druidiche, fatte proprie fin dall'arrivo della conversione cristiana e sopravissute, in forma sempre più blanda, fino ai nostri tempi.

Ora quegli antichi saperi sono ripetuti, forse incosciamente, dall'organizzazione degli Alpini, che, allo stesso tempo, sono anche nelle associazioni assistenziali, nei cori, nelle bande, nei pompieri, nei consigli comunali, ... . Una profonda partecipazione alla vita comune.

Qui ci vorrebbe un antropologo per approfondire meglio, perché, forse, la civiltà contadina non è del tutto spenta.

Breguzzo, Strada Statale 237, 2012

Breguzzo SS.237 - 300

Breguzzo, Strada Statale 237, 2012.

Breguzzo: il primo paese nelle Giudicarie Interiori verso il Chiese lungo la statale 237 sulla quale si affacciano case, spesso la parrocchiale, alberghi, officine, fabbriche e capannoni: l'impressione è di ordine e pulizia, di silenziosa operosità, interrotta, a ondate, dallo sfilare di ogni tipo di automezzo. L'intervallo tra un passaggio e l'altro, tra un rumore e un altro, tra un colore e un altro, è aritmico, non permette l'adattamento.

Ho cominciato il viaggio nelle 'Valli del Chiese e di Bono' abbandonando la casetta colorata sulla statale poco dopo Tione (foto 80) per incontrarmi per primo con Breguzzo. Faranno seguito, come se la statale fosse una spina dorsale, gli altri centri così come si incontrano, ma non dimenticando le valli laterali e possibili importanti reperti della cultura locale. Dopo un sopralluogo con Mario Antolini abbiamo deciso anche di accennare a realtà storiche non appartenenti attualmente al territorio della Provincia Autonoma di Trento.

Il metodo è sempre quello sperimentato per il resto del territorio delle Giudicarie e cioè riprese in bianco/nero di presenze culturali e significative sulla traccia degli studi di Eugenio Turri e la sua teorizzazione di una metodica delle unità culturali appartenenti ad un territorio, da lui definite 'iconemi' .

F.M.

Busa di Tione, Tione, località Gavardina, 2012

Tione loc. Gavardina - le Giudicarie ritratte da Floriano Menapace

Da sempre mi ha incuriosito quella casa colorata, l'ultima prima di scavalcare per il Chiese: per me un mondo poco conosciuto, sparpagliato verso il grande lago d'Idro, verso Brescia e la pianura Padana, segnato dall'antico confine di Ponte Caffaro e il porticciolo di Baitoni.

Mario mi ha ricostruito la sua storia durante una recente - e memorabile - bella giornata assieme ricordando che era stata fabbricata da un emigrante americano negli anni '30 in località la Gavardina, sullo stradale per Breguzzo.

Ora porta i segni della rovina ed è in vendita: avverto il pericolo che i nuovi proprietari la trasformino in una anonima palazzina simile a quelle a schiera che stanno poco sopra la statale.

Valle di Campiglio, Sarca di Nambrone, omaggio a Ansel Adams e Robert Adams, 2012

nambrone omaggio a Adams

Valle di Campiglio, Sarca di Nambrone, omaggio a Ansel Adams e Robert Adams, 2012.

Quest'ultima fotografia è un omaggio a due fotografi americani: si chiamano Adams, Ansel (1902-1984) e Robert (1937).

Ansel ha fotografato il parco dello Jellostone e creato le condizioni per l'istituzione di quello della Sierra, ricevendone la medaglia d'onore del Congresso americano nel 1980. Ansel ha cercato di salvare, mostrando le bellezze naturali di quei luoghi, porzioni intatte della grande frontiera americana.

Robert a partire dai primi anni Settanta, assieme ad altri, propone una serie di mostre sulla condizione di degrado degli USA, con particolare attenzione alle imponenti deforestazioni e alle periferie delle megalopoli della costa del Pacifico. Importante, inoltre, la sua ricerca teorica per un consolidato modello estetico della Fotografia.

Anche in Trentino si sta diffondendo sempre più una forte sensibiltà sul problema ambientale ed è forse arrivata l'ora che si cominci il recupero della natura come alternativa economica positiva all'attuale condizione.

Lettura consigliata: Robert Adams, La bellezza in fotografia - Saggi in difesa dei valori tradizionali,  a cura di Paolo Costantini, Bollati Boringhieri, Torino, 1995.

Valle di Campiglio, Pimont alt, "Pericolo!?", 2012.

78 Pimont alt - pericolo 300 - floriano menapace

Valle di Campiglio, Pimont alt, "Pericolo!?", 2012.

Mi sono soffermato molto su Pimont alt perché è un concentrato di informazioni, di memorie, di testimonianze, di tradizioni antiche, che sono rimaste pressoché integre fino ai giorni nostri. In questa ultima fotografia, però, si possono scorgere possibili pericoli: una sana manutenzione come mi è stato assicurato? Speriamo che che sia così.

Cari lettori mi sono fatto coraggio con Pimont alt, ho portato il vostro sguardo su una serie di testimonianze che passano dall'idillico alla sensazione di pericolo per la possibile perdita di una testimonianza della civiltà rendenese.

Valle di Campiglio, Pimont alt, archeologia alpina, 2012

Pimont alt archeologia

Valle di Campiglio, Pimont alt, archeologia alpina, 2012.

Dopo il museo spontaneo in questo luogo ancora poco contaminato appare un vero e proprio pezzo di archeologia alpina, assolutamente da salvaguardare.

Valle di Campiglio, Pimont alt, museo, 2012

Pimont alt - museo , Floriano Menapace

Valle di Campiglio, Pimont alt, museo, 2012.

Museo casuale ma ricco di indicazioni: ad esso appartiene anche l'intonaco a calce. La lampadina invece marcherà una datazione per la fotografia.

Pimont alt, Valle di Campiglio

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Valle di Campiglio, Pimont alt, 2012.

Luogo ameno restaurato con sobrietà. Troppo spesso questo non accade.

Valle di Campiglio, località Pimont alt, 2012

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Valle di Campiglio, località Pimont alt, 2012.

A Pimont alt il tempo si è fermato.

Val Nambrone, località Plagna, 2012

73 Plagna 300 - floriano menapace

Val Nambrone, località Plagna, 2012

"Sole a mezzogiorno"

Val Nambrone, il Sarca di Nambrone - 2012

Sarca di Nambrone

Val Nambrone, il Sarca di Nambrone - 2012

Val Nambrone

Val Nambrone Floriano Menapace

Val Rendena, Caderzone Terme, Malga Campo, 2012

Malga Campo 300 2

Val Rendena, Caderzone Terme, Malga Campo, 2012.

Un piccolo aiuto tecnologico per vederci, comunicare, guardare il mondo, non disturba (in attesa di qualche soluzione meno invadente).

Val Rendena, Caderzone, loc. Malga Campo e il Gruppo della Presanella, 2012

Malga Campo 300

Val Rendena, Caderzone, loc. Malga Campo e il Gruppo della Presanella, 2012.

Pittorialista: questa fotografia si rifà alla pittura di genere alpino molto diffuso nel XIX secolo nell'arco alpino e fra i pittori di vedute di tutto il mondo.

Val Rendena, Caderzone, Maso del 1806, 2012.

Caderzone masi, floriano menapace 2012

Val Rendena, Caderzone, Maso del 1806, 2012.

Modelli architettonici rendenesi.  

Val Rendena, Verdesina, 2012

Verdesina Ecce homo - Floriano Menapace

Val Rendena, Verdesina, 2012.

Ecce Homo.

Val Rendena, Villa Rendena, lavatoio

Villa Rendena, lavatoio - Floriano Menapace

Val Rendena, Villa Rendena, lavatoio.

Ricchezza d'acque, fontane, lavatoi, luoghi d'incontro, di chiacchera, di confidenze, civiltà della pulizia, di abbaglianti bucati stesi al sole.

Val Rendena, Darè, loc. Valle, ponte sul fiume Sarca - 2012

Darè ponte  -floriano Menapace

Val Rendena, Darè, loc. Valle, ponte sul fiume Sarca - 2012

In località Valle un ponte in cemento sostituisce una serie di antichi ponti e passerelle distrutti dal Sarca in piena.

Val Rendena, Carisolo, Località Vetreria, 2011.

Carisolo Vetreria floriano Menapace

Val Rendena, Carisolo, Località Vetreria, 2011

"Senza tempo". Ci sono momenti di collimazione tra il presente e il passato che un'immagine fotografica può fissare per il futuro.

Val Rendena, Pinzolo, "fine stagione", 2011

Pinzolo. floriano menapace 1

Val Rendena, Pinzolo, "fine stagione", 2011

Busa di Tione, località Plazze, 2011

62 Plazze, Le Giudicarie ritratte da Floriano Menapace

Busa di Tione, località Plazze, 2011.

Autunno alle Plazze. Auguri affettuosi a Mario per i suoi novantadue anni, offrendogli una piccola memoria di un luogo per lui magico e una poesia a me cara. (FM)


Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d'agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina,
in quest'autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.

Vincenzo Cardarelli

Busa di Tione, chiesetta di San Vigilio a Vat – 2012

Tione S Vigilio 300

Busa di Tione, chiesetta di San Vigilio a Vat – 2012.
Opportuni e graditi i "lavori in corso" per esaltare l'antica traccia del tempo lungo il Sarca del passaggio dalla salma del Vescovo martire, ma il "paesaggio" - come "insieme di elementi estetici gratificanti" - è diventato tutt'altra cosa! (mam).

Val Rendena, Caderzone Terme, stendardo, 2011

Caderzone Terme stendardo 300

Val Rendena, Caderzone Terme, stendardo, 2011

Val Rendena, Carisolo, Santo Stefano - 2011

Carisolo S.Stefano

Val Rendena, Carisolo, Santo Stefano - 2011

Val Rendena, Spiazzo, Vigna, 2011

G 58 Spiazzo 300 - Floriano Menapace

Val Rendena, Spiazzo, Vigna, 2011

Val Rendena, Pinzolo, Chiesa di San Vigilio, 2011

Pinzolo chiesa di San Vigilio -floriano Menapace

Val Rendena, Pinzolo, Chiesa di San Vigilio, 2011

Val Rendena, Carisolo, ville, 2011

Carisolo Ville - Floriano Menapace

Val Rendena, Carisolo, ville, 2011

Val Rendena, Sant'Antonio di Pelugo - 2011

55 SantAntonio di  Pelugo 300

Valle Rendena, Sant'Antonio di Pelugo - 2011

Tione: antico nascosto angolo di Sivrè

Tione antico nascosto angolo di Sivrè

Valle Rendena, Strembo, 2011

Strembo 53 val rendena - foto Floriano Menapace

Valle Rendena, Strembo, 2011

Busa di Tione, Tione, Ombre velate – 2011

Busa di Tione, Tione, Ombre velate – 2011

Busa di Tione, Tione, Ombre velate – 2011

Busa di Tione, Santuario della Madonna del Lares – 2011

Busa di Tione, Santuario della Madonna del Lares – 2011

Busa di Tione, Santuario della Madonna del Lares – 2011

Valle Rendena, Giustino, Teatro – 2011

Giustino Teatro, Floriano Menapace

Valle Rendena, Giustino, Teatro – 2011.

Da questa settimana invierò immagini senza commento.

Le fotografie hanno un loro linguaggio, lasciamole parlare.

Questo è il quarto anno che fotografo le Giudicarie e ho raccolto più di mille riprese in grande formato e molte ancora mancano: penso che a www.giudicarie.com non mancherà il materiale.

Valle Rendena, Strembo, monumento ai Caduti – 2011

Valle Rendena, Strembo, monumento ai caduti – 2011

Valle Rendena, Strembo, monumento ai Caduti – 2011.

L'album di Strembo.

Guardando questo monumento pare sia stato ideato ad imitazione di un album di famiglia. Matrimoni, nascite, ritratti di baffuti e impettiti signori, donne in nero, neonati, bimbi morti, gruppi di scolaresche, di coscritti, di pompieri, di sportivi, di teatranti, di emigranti, di soldati. Queste fotografie erano mostrate con attenzione dagli anziani che intorno ad un viso riconosciuto intrecciavano lunghi racconti di antiche parentele e vite difficili. Ma le fotografie ricordano soprattutto coloro che sono partiti, gli emigranti, i soldati come in questo caso, perché si sapeva che molti non sarebbero tornati. E così ogni recluta, prima di essere inviato al fronte si faceva fare il ritratto proprio per lasciare una memoria fisionomica.

Non è questa la sede per fare notazioni di carattere storico, antropologico o di cultura locale, perché le ricerche devono essere lasciate ai discendendenti dei Caduti, scavando nei racconti degli anziani, nelle carte di casa e negli archivi pubblici per cercare di approfondire la memoria collettiva.

Per questa immagine è stata utilizzata una luce piatta, con toni dimessi, per mostrare al meglio i volti, i nomi, gli anni, ma anche per sottolineare il nostro sentimento di rispetto verso la morte di quegli uomini.

Valle Rendena, Massimeno – 2012

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Valle Rendena, Massimeno – 2012.

Simmetrie. Questa fotografia, apparentemente semplice, racconta molte cose interessanti. La sua lettura conduce lo sguardo ora su uno ora sull'altro dei due portoncini. Il sole mette in risalto l'irregolarità dell'intonaco con ombre lunghe che plasmano rapidamente ogni particolare della scena. Subentra però la possibilità di un immediato confronto fra i due elementi che sono stati sistemati dai proprietari dell'immobile proprio per sottolinearne la bilanciata somiglianza. Le cassette delle lettere ai lati esterni con la posta infilata allo stesso modo, i campanelli con citofono fra i due stipiti, i numeri alla destra, a fianco dei capitelli. Il discrimine della specularità è stato posto volontariamente nella lampada che illumina entrambe le aperture.

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Valle Rendena, Caderzone Terme. Angolo antico del paese – 2011

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Valle Rendena, Caderzone Terme. Angolo antico del paese – 2011. Questa fotografia è principalmente documentaria. In essa ci sono vari motivi appariscenti ed emotivi che l'occhio può indagare con attenzione. L'insieme delle informazioni riprese all'interno della superficie fotografica forma un messaggio che è stimolo per possibili approfondimenti. Quando si è sul campo lo scopo è quello di raccogliere un'immagine che restituisca un momento significativo della cultura locale.

Lettura. Lo sguardo corre sulla superficie illustrata, ma, viene attratta immancabilmente dal dipinto raffigurante una Madonna e santi; ai loro piedi una città cinta da mura e alcuni fedeli inginocchiati: forse i ritratti degli offerenti; un cartiglio con una scritta votiva e una piccola targa sul bordo inferiore della cornice rinforzano quello che già il dipinto illustra.

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Valle Rendena, Strembo, Chiesa parrocchiale – 2011.

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Valle Rendena, Strembo, Chiesa parrocchiale – 2011. A mezzogiorno, quando è una bella giornata, arriva sempre, sulle facciate delle chiese, una luce così. Infatti le chiese da più di mezzo millennio, sono orientate Est – Ovest e, immancabilmente, le facciate si riempiono di lunghe ombre che corrono velocemente sulla loro superficie con una luce speciale per i fotografi.

La luce. Nel linguaggio corrente il termine viene riferito sia alla radiazione cui sono sensibili i fotorecettori della retina umana sia alla sensazione prodotta da tale stimolazione (*).

Si parla della luce ambiente, quella data principalmente dai raggi del sole, ma poi esistono altre luci, riflesse, artificiali, flash, ...

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Valle Rendena, Strembo, casa abbandonata – 2011

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Valle Rendena, Strembo, casa abbandonata – 2011.

In una visione sentimentale il rudere, il decadente, provocano sentimenti di nostalgia di come era la vita in passato, dei volti di chi era lì quando si era giovani, la nostalgia addolcisce il ricordo, lo drammatizza, è la base di una propria storia.

 

Guardare. L'intenzione di andare oltre il vedere. Fermarsi interrogativamente su qualche soggetto che ha attirato l'attenzione. La Fotografia aiuta a osservare perché blocca le osservazioni che l'occhio intenzionalmente fa esplorando la scena. Un fotografo attento guarda con occhio vigile alla ricerca di impressioni che collimino con il proprio bagaglio culturale e sentimentale, decodifica la realtà che ha davanti, la legge come un testo, ma non sempre c'è coincidenza tra ciò che si guarda e il proprio immaginario, troppo spesso non si hanno idee chiare su cosa significa cercare nel teatro che sta davanti ai nostri occhi. E poi c'è l'imponderabile.

La fotografia non dice (per forza) ciò che non è più, ma soltanto e sicuramente ciò che è stato. Questa sottigliezza è determinante. Davanti a una foto, la coscienza non prende necessariamente la via nostalgica del ricordo (quante fotografie sono al di fuori del tempo individuale) ma, per ogni foto esistente al mondo, essa prende la via della certezza: l'essenza della Fotografia è di ratificare ciò che essa ritrae. (R. Barthes, 1980).

Valle Rendena, Strembo – Autunno 2011

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Valle Rendena, Strembo – Autunno 2011. È arrivato il sole sul campanile: sono le 11,00. Il vecchio centro, a monte della chiesa, ne gode già da un po'; i nuovi insediamenti devono aspettare; per la zona industriale non serve porsi il problema.

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Giudicarie, Irone, portico – 2011

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Giudicarie, Irone, portico – 2011

Motivo giudicariese.

Da bambino, ormai molti anni fa, avevo sempre un po’ di timore ad entrare nei vòlti delle case. Transitando frettolosamente in quegli ambienti scuri, affumicati, si passava davanti ad una scalinata che si sprofondava nella terra, o si avvertiva un forte odore di letame di una stalla con un paio di pacifiche mucche, o capre: solo il bécco faceva una diabolica paura. Poi c’erano le pile della legna ben ammonticchiate, il ciocco con la mannaia sempre pronta, la ramaglia per accendere veloce il fuoco, che, quasi, non servivano neanche il fiammiferi se c’era un po’ di brace sotto la cenere. Le porte erano aperte, i lucchetti appesi alle catene, nessuno pensava a toccare niente.  

Giudicarie, Irone, colonna – Anno 2011

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Giudicarie, Irone, colonna – Anno 2011

Restauri.

Ricostruzioni sagge e controllate hanno permesso di consegnarci un buon esempio di restauro conservativo di tutto il centro abitato che ha tenuto conto, per esempio di quella colonna di legno che sorregge da secoli la parte alta del fabbricato. Non è la sola ad Irone. Qualche modernismo stereotipato, qualche lavoretto in economia possono disturbare, ma ci sarà il passare del tempo che impasterà antico e presente per formare un futuro accettabile. Questo esempio di restauro è l'esatto contrario della cementificazione che si sta diffondendo nel fondovalle specialmente nei centri turistici e commerciali dove il nuovo dovrebbe tenere conto della cultura locale.

Giudicarie, Irone – Anno 2011

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Giudicarie, Irone – Anno 2011

Quadretto ameno del villaggio di Irone, riabitato, nei mesi estivi, dopo un lungo abbandono e restaurato con misura.

Immagini come queste appartengono alla pittura di genere ottocentesca. Poi venne la fotografia e queste vedute furono offerte dagli studi nei loro cataloghi spediti in tutto il mondo. Successivamente si diffusero le cartoline con la dicitura – vera fotografia – sul retro, accanto al nome dell’autore. Nelle case, di solito, erano infilate con un angolo su una specchiera o tenute nel cassetto delle carte, assieme ai ritratti di chi era partito o era morto. All’epoca della nascita del turismo a qualcuno venne in mente di collezionarle per vedere luoghi lontani, ricordare pensieri affettuosi di persone distanti o anche solo come testimonianza di un avvenuto viaggio.

Motivo giudicariese, Bolbeno - Anno 2011

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Motivo giudicariese, Bolbeno - Anno 2011

Luci che penetrano per brevi attimi tra stretti vicoli: finestre, finestrini, pertugi, sfiati, inferriate, antichi intonaci affumicati, screpolati, slavati dal tempo; muri adattati ad esigenze pratiche, curvi, convessi aggettanti, sghembi, ondulati. La materia plasmata senza altra intenzione di essere pratica, utile, economica, ma contemporaneamente, usufruendo di luci momentanee, rapide com’è quella del sole, sorprendono per la loro plasticità, tattilità, per la loro texture, per la loro sospensione temporale trasportandola per un attimo al di fuori della fisicità.

Montagne, Interno, Anno 2011

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Montagne, Interno, Anno 2011

Passaggi segreti, utili per abbreviare i percorsi, per trovarsi quando la neve è troppa, al servizio di tutti, magici e misteriosi...

Strembo, fienile, Anno 2011

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Strembo, fienile, Anno 2011

In luoghi come questo, quando fuori pioveva, ci si ritrovava da bambini a fare giochi allegri. C'era una bimba di poco più grande di noi che conosceva un sacco di giochi e filastrocche. Duravano fino a sera quando le mamme chiamavano per cena.

(...dedico a Lucia questa foto...)

Campo Carlo Magno, veduta – 2011 - Stagioni ferme

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Campo Carlo Magno, veduta – 2011

Stagioni ferme.

Ultima neve in controluce a Passo Campo Carlo Magno. Le stagioni sono ferme, quella invernale è finita e, lentamente, la neve si scioglie e dà spazio a quella primaverile. L'impianto di risalita è fermo: anche l'altra stagione, quella sciistica è ferma, ma piloni, cavi, sedili, cabine, ovovie, penderanno sui prati fino alla prossima stagione, quando, si spera, rinevicherà.

Tione, località Plazze – Anno 2011

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Tione, località Plazze – Anno 2011

Mattino ...a Plazze...: il Sole aveva dato chiaramente il suo annuncio in un cielo azzurro privo di nuvole. I contrasti sono forti, le ombre lunghe si spostano velocemente accorciandosi a vista d'occhio. L'umidità dei prati bagna le scarpe ed incomincia ad evaporare. Poco dopo le erbe più alte, con una progressiva vibrazione, segnalano il rapido riscaldamento dell'atmosfera. Le foglie del primo autunno non scricchiolano ancora, ma il silenzio si rompe sotto i passi.

In lontananza si ascolta, ora, l'insistente ronzio di una motosega, il ronfare ottuso di una ruspa, il ticchettio di un diesel su per l'ultima erta salita prima di arrivare ai bordi del prato.

Sal mónt... sai prè... entàl gaç... entà la sélva...

quan che té s'è ti sól con ti

e sé sént sól él móverse de le fóie

e tut él rèst che fa zìto...

Té té sénte giù... e té par de ésser én paradìs!

Mam

Tione, Chiesa di San Vigilio – Anno 2011

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34. Tione, Chiesa di San Vigilio – Anno 2011

Dopo aver abbandonato asfalto, fabbriche, magazzini, villette geometrili e aver chiuso tutti e due gli occhi, per chi arriva da Preore, per l'immensa massa bianca di uno stabilimento posto esattamente in linea con la chiesa, sovrastandola pesantemente, si percorre un vialetto posto tra gli alberi, in fondo al quale sorge il santuario tionese di San Vigilio. Antichissimo luogo sacro risalente al nono secolo d. C., il cui edificio attuale è datato 1692, ma la cui prima cappella (l'attuale sagrestia di m. 5 x 3) viene addirittura fatta risalire al periodo del martirio di San Vigilio (405). La tradizione/leggenda vuole che risulti eretta sul luogo che ricordava una tappa, nei giorni successivi il martirio, avvenuto a Spiazzo il 26 giugno dell'anno 400, della salma del santo martire durante la diatriba fra cristiani della chiesa bresciana/lombarda e della chiesa tridentina, poiché ciascuno la reclamava. In primo piano antiche lapidi del "cimitero degli appestati" che sorgeva in località "Vat", fra i campi dove ora sorgono gli opifici dell'area artigianale e qui trasportati affinché non andassero perduti.

Per chi arriva in una mattina di sole, la facciata rivela una miriade di modulazioni luminose; il discreto restauro poco toglie al fascino che ha questo luogo di antichissima memoria. Si può riandare con l'immaginazione a sentire voci, vedere momenti di mille e più anni fa: la tradizione accumulata da tante generazioni fascia questi luoghi di una sospensione particolare perché l'incontro tra storia e fantasia qui è permessa.

Questa immagine è stata pubblicata sul quotidiano "Trentino" (n, 282, A. 66, del 27 novembre 2011, a pagina 15) a corredo di un articolo di Luigino Mattei, nella rubrica settimanale "Amarcord trentino". Per i riferimenti storici: Storia di un voto, Parrochhia di Tione , 1974 (a cura di Mario Antolini).

Mam, F. M.

Lomaso: veduta verso il Bleggio e il Banale – Anno 2010

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33. Lomaso: veduta verso il Bleggio e il Banale – Anno 2010.
In cielo.

Il cielo ha il suo bel colore blu, azzurro, celeste, grigio, o è coperto, piovoso, temporalesco, afoso, con quelle velature caratteristiche del Lomaso che si alzano dal Lago di Garda appena il sole riscalda l’atmosfera. In cielo si possono vedere, sul profilo dei monti, albe strepitose e la sera aranciati tramonti.
In cielo spesso c’è qualche nuvola, anzi un intero elenco di nuvole, ma quelle strisce bianche sono comparse da poco, sono artificiali, è il calore dei possenti motori degli aerei di linea che le lasciano quando incontrano flussi ascensionali d’aria umida. Per l’osservatore sono decorative, simpatiche quando si sfrangiano con le correnti d’alta quota; bello vederle nascere dietro quel puntino argenteo che sfreccia in cielo, quasi fossero comete.
Quelle strisce di vapore comparvero comunemente in cielo dopo il 1952 quando iniziarono i primi voli di linea gli aerei passeggeri a reazione. Non per niente la ditta progettista, l’inglese De Havilland, battezzò questi suoi aerei Comet. Queste notizie sono di grande utilità per capire l’epoca dello scatto, in quanto, il paesaggio riprodotto in una visone panoramica nasconde molti degli indicatori atti alla sua identificazione temporale.

Tione Pleù - Anno 2011

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32.Tione Pleù - Anno 2011.

Antico avvolto del tutto nascosto in un vicolo di poche decine di metri a monte e parallelo a Via Pinzolo e collegato con Via Dazio Tempesta. Risulta nella parte inferiore (rivolta ad est) del grande caseggiato la cui facciata dà sulla Piazza Pleù, e già abitato da numerose famiglie dagli antichi scotùm: Canài, Bàldi, Cadenèla, Cunarói, Tomeción ed altri ancora. Angoli ambientali che diventano tracce vive di tempi passati ancora cariche di situazioni e di usi e costumi che diventano parte integrante della nostra odierna cultura locale, anche se sempre non ne siamo consci, ma delle quali è doveroso rendersi conto.

Mario Antolini Muson.

L’intervento di questa settimana è stato curato da Mario Antolini Muson, tionese e mente storica di tutte le Giudicarie.

Tione città, Via Giovanni Prati – Anno 2011

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31. Tione città, Via Giovanni Prati – Anno 2011

“È una dignitosa, industre borgata, centro politico (Comprensorio, Consorzio dei Comuni Bim del Sarca), giurisdizionale (pretura), amministrativo (uffici distrettuali) , culturale (scuole superiori), religioso (delegazione decanale) e direzionale delle Giudicarie.

È per tradizione sede industriale (lavorazione del legname, forme per calzature, fonderie, lavorazione di materie plastiche, del marmo: autoaccessori, salumificio, industrie di costruzioni, piscicolture), artigianale (officine, maglificio, mobili ecc.) ed emporio commerciale. Importante nodo stradale, è base di ascensioni ed escursioni sui gruppi dell’Adamello e del Brenta (Parco naturale) e sulla catena della Gavardina (Alpi di Ledro).

Questo scriveva nel 1975 il geografo e giornalista Aldo Gorfer (1921 - 1996) nelle sue Valli del Trentino. Interessante per i lettori del sito fare i confronti con oggi e cercare di capire cosa è successo in quasi quarant’anni.
A. Gorfer, Le Valli del Trentino – Trentino occidentale, Ed. Manfrini, Calliano (TN), 1975, p. 514.

Giudicarie esteriori – Anno 2010

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30.Giudicarie esteriori – Anno 2010
Sine sol sileo

Ho trovato questa frase latina sotto una meridiana, tradotta sta per senza sole sto zitta, senza sole non posso dire l’ora. Il sole è fondamentale anche per la fotografia, scrivere con la luce, scrittura di luce: l’effetto della luce sui sali d’argento (…e da qualche anno sui pixel) crea un’immagine apparentemente mimetica della realtà ripresa. Gli angoli degli antichi centri storici delle Giudicarie mi hanno fornito molti spunti in questo senso e questo testimonia che non occorre andare troppo lontano per trovare occasioni interessanti. Ho accolto l’esempio dei grandi fotografi Paul Strand, Josef Sudek, Luigi Ghirri, Robert Adams per fotografare il …mondo davanti alla mia porta….

Sine sol sileo è anche il titolo di tre fotografie esposte (assieme ad altre due provenienti dalla ricerca intitolata Walking - passeggiando) in questi giorni a Trento presso Palazzo Trentini nell’ambito delle manifestazioni della 54° Biennale di Venezia – Padiglione Italia – Italia per regioni Trentino – Alto Adige. La scelta è stata effettuata dallo storico e critico Italo Zannier.
Dedico questa immagine ad una mia segreta musa.

Giudicarie Esteriori, Rango - Anno 2011

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29.Giudicarie Esteriori, Rango - Anno 2011.
Emigranti.

Sono partiti per il Belgio, per la Germania, per l’America e i più fortunati per Milano e Varese. Rimpatriano per le vacanze ora che sono pensionati, ma non tutti gli anni. C’è chi ha rimesso un po’ a posto la casa dei loro vecchi, chi invece, con qualche ostentazione, si sono fatti realizzare una villetta in periferia del paese; a volte, nella speranza di un ritorno anche per i figli e nipoti, hanno fatto costruire, con notevoli sacrifici, un vero e proprio condominio, con tanti appartamenti quanti sono gli eredi. Questi ultimi ritornano, ma non parlano più il giudicariese, vestono in un altro modo, mangiano e bevono altre cose, non si riconoscono in quelle loro proprietà, le abitano, ma sono rimaste scomode, invecchiate, sempre frigide e male arredate. Quanti sogni e fatiche nel mito del ritorno che ha fatto passare la loro vita in mezzo ad un guado mai attraversato del tutto.

Giudicarie Esteriori, Monte Casale – 2011

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28. Giudicarie Esteriori, Monte Casale – 2011.

Segni di vita antica.

"...intanto noi entrammo per una bassa porta e ci trovammo in una caverna ricavata mediante la costruzione di un muro di sassi sotto i lati più bassi del macigno, là dove questo sporgeva. Un fuoco morente gettava una luce fioca su una gran quantità di secchi e formaggi, che riempivano ogni angolo disponibile. [...] Il soffitto basso e inclinato rendeva difficile e pericoloso anche il più piccolo movimento. Nell'angolo più lontano, dove la roccia permetteva solo la posizione distesa, c'era un letto di fieno e di pelli per una persona, completamente occupato da tre persone e da una ragazza. [...] La nottata non prometteva di trascorrere comoda." Così l'alpinista ed esploratore Douglas W. H. Freshfield, nel 1871, descrive un coel (grotta) adattato a bait (capanna, riparo) incontrato nel Gruppo di Brenta.

Pietre tolte dal pascolo, dal campo adatto per piantare le patate, l'orzo, l'avena, il granturco per la polenta. Sassi ammucchiati lungo i perimetri dei coltivi, chiesure, prati e pascoli, raccolti, man mano che capitavano tra i piedi, in cumuli che, col passare del tempo, assumevano un sembiante misterioso: coperti com'erano da una leggera cotica d'erba dura sembravano tombe preistoriche. Pietre scelte per fare muretti di contenimento, per pavimentare le mulattiere e creare recinzioni per tenerci mucche o pecore; per il toro o il becco ne venivano costruiti di più piccoli lontano dalle femmine. Pietre per chiudere l'entrata di una grotta, un grande masso sporgente, un particolare avvallamento del terreno, per fare, sempre a secco, instabili pareti che sorreggevano un'orditura di tronchi e altre pietre, se larghe e piane, per tetti di incerta fattura, spesso di paglia, solo in certe zone, di scandole. Sopra la porta lo sfogo per il fumo; sull'architrave la data 1899, come in questo caso sul Monte Casale, testimonia che un po' del tempo infinito e meditativo dei pastori era stato usato per lasciare una memoria.

Douglas W. H. Freshfield, in F. De Battaglia, Il Gruppo di Brenta, Zanichelli, Bologna, 1982, pp. 160 – 161.

Giudicarie Esteriori, Monte Casale – Anno 2011

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27. Giudicarie Esteriori, Monte Casale – Anno 2011.

Omaggio ai Fratelli Pedrotti, fotografi.

La sigla “F.lli Pedrotti” raccoglieva quattro fratelli davvero speciali: Enrico (1905-1965), Mario (1906-1995), Silvio (1909-1999) e Aldo (1914-1999), tutti fotografi, ma anche coristi di grande talento, alpinisti, scalatori e uomini amanti della libertà.
I fratelli Pedrotti sono stati i più aggiornati e moderni fotografi che, dagli anni Venti per oltre cinquant’anni, hanno lasciato una profonda traccia nella storia della fotografia italiana, in pari con le qualità eccelse dei grandi maestri tedeschi e americani di quegli anni, veri e propri promotori di uno stile italiano che lo storico e critico Italo Zannier definisce “…sostenuto da un intuito visivo straordinario.”.

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Motivo rendenese. Valle di Borzago – Anno 2011

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26. Motivo rendenese. Valle di Borzago – Anno 2011.
Beni culturali.

Granito, inferriata in ferro battuto, finestra a due battenti e quattro specchi, vetri dell’epoca. Siamo, probabilmente, nella seconda XIX secolo. Particolare di una finestra dove si possono riscontrare gli interventi di cinque specializzazioni. Lo scalpellino che ha squadrato e giustapposto l’apertura con quattro blocchi di granito. Il fabbro che ha realizzato l’inferriata su misura in modo che i muratori, all’atto del montaggio, potessero ricavare le apposite sedi per poi chiudere spalle e trabeazione, il falegname che ha assemblato il telaio delle due imposte a quattro specchi; il vetraio che ha tagliato i vetri su misura e soprattutto il capomastro che, con occhio esperto, ha saputo gestire questa operazione con la sua sola esperienza, senza matite, disegni, e progetti, adattandosi ai materiali con creatività. Questa finestra è un concentrato esemplare della tecnologia dei nostri avi.

Il duro granito, tanto bello, ma anche tanto fragile, il ferro battuto a mano che presenta tutt’ora un aspetto libero da ruggine perché temprato al giusto colore, il falegname che coi suoi attrezzi ha montato la finestra portandosi appresso i quattro vetri tagliati dopo avere sentito il capomastro con due misure e due parole. Questa è una finestra parlante, un bene culturale di grande interesse per conoscere la storia, l’economia e la cultura dei nostri avi che in mezzo alla polvere della pietra, al calore e al pulviscolo del carbone, al rumore alternativo della sega, ai trucioli e alla segatura, rimanda da lontano un messaggio per chi ha la curiosità di leggerlo e studiarlo.

Sorge un dubbio: forse è stata opera del proprietario della casa che sapeva arrangiarsi in molte cose.

Valle Rendena, Valle di Borzago - Anno 2011

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24.Valle Rendena, Valle di Borzago - Anno 2011.
Ricordi e pannelli fotovoltaici.

Da bambino sono stato ospite qualche volta nelle cà da mont di amici e conoscenti. C’erano tante mucche e capre, tanto latte, e poi il burro e il formaggio. C’erano le baite famigliari e poi il caseificio dove si lavorava il latte di tutti. In una piccola costruzione veniva tenuto il latte a riposare in larghi bacili per facilitare la raccolta della panna; la mattina successiva poi le zangole sbattevano il burro (erano due affiancate e unite fra di loro con un bilanciere collegato ai manici che uscivano in alto: così con il moto alternativo di una sola persona si produceva maggior lavoro). In un locale affumicato reso impenetrabile da un fumo resinoso si faceva il formaggio in un grande paiolo di rame che poi era premuto in piccole forme da salare e tenere in cantina lontano da muffe e topolini; ma le forme più belle erano quelle del burro, decorate con stemmi e fiori, veri e propri intagli artistici nel legno.

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