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La persona Paesaggio

L'archivio della "Persona paesaggio".


È ormai noto che l'indagine su un territorio riesce meglio se è realizzata da conoscitori che indagano, di fatto, i luoghi dove si sono sedimentate le memorie delle generazioni passate e che sono giunte a noi, originariamente, con la tradizione orale e solo successivamente come soggetto di studi e ricerche. Questa è una conoscenza che non può mancare all'esploratore del paesaggio perché solo con questo metodo si crea una memoria visiva della propria epoca da lasciare in eredità alle future generazioni.

C'è poi un aspetto soggettivo, proprio del fotografo, cui può capitare l'occasione di percepire immagini del territorio che fulmineamente sorprendono per la loro originalità ma che bisogna essere in grado di capire e saper cogliere.

Le idee rigorose e le scelte etiche sono però difficili da raggiungere e soprattutto da diffondere: troppo spesso si preferiscono piacevoli immagini edulcorate adatte più all'ego di chi scatta e al taglio di nastri da parte di politici in cerca di piccoli successi, entrambi ignari dei danni che stanno arrecando al progresso culturale della comunità.

Floriano Menapace

floriano 5Floriano Menapace dal 1968 è attivo fotografo in bianco/nero e studioso di storia e critica della fotografia. Come autore, indaga le tematiche del paesaggio con delle ricerche sugli aspetti propri dell’ambiente antropizzato. I soggetti, ripresi con metodi tradizionali, sono restituiti con immagini consapevolmente interpretative che tengono conto della storia e della tecnica della fotografia.

www.florianomenapacephoto.com

San Lorenzo in Banale, loc. Moline, 2013

Moline  San Lorenzo Floraino Menapace

San Lorenzo in Banale, loc. Moline, 2013

"L'abitato di Moline, m 539, giace in corrispondenza del ponte sul torrente che nasce poco sopra [Bondai]. Era luogo di mulini, officine di fabbro, di segherie e anche osterie, trovandosi il villaggio al punto d'unione delle antichissime strade di traffico che collegavano le Giudicarie alla Valle di Non attraverso Molveno e la sella di Andalo, e a Trento per Ranzo e Toblino. C'era anche una scuola."
(Gorfer, p. 475)

Non c'erano solo quei passaggi perché Gorfer dimentica il sentiero per la passerella del Sarca che portava a Comano da una parte e al passo della Morte e alle Sarche dall'altra; poi, un poco più avanti, al capitello delle Porte, sulla strada per San Lorenzo - raggiungibile però anche da un ripido sentiero per Manton - c'era la mulattiera che passava sotto Promeghin e collegava Dorsino e la pieve di Tavodo, transitando per Andogno.

Era impressionante passare davanti all'officina degli Aldrighetti quando, assordante, picchiava il maglio, o entrare nell'affumicato volto per vedere la forgia accesa e gli attrezzi appesi alle pareti, la vecchia morsa e l'incudine sul quale battere, con maestria di scultore, il ferro rosso.
C'era anche una fabbrica di chiodi, di "broche", il maniscalco per la ferratura dei cavalli, il mulino della farine, che ho avuto la fortuna di vedere ancora integro. Le Moline erano un vero e proprio centro industriale fin verso la fine degli anni Sessanta. Poi tutto tacque, rimase solo il rumore dell'acqua fra i sassi del torrente Bondai e la piccola attività di Salvino, poetico e gentile, ultimo fabbro delle Moline.