Giudicarie.com

il quotidiano delle Giudicarie

Sab05022026

Last update12:45:14 AM

Font Size

Profile

Menu Style

Cpanel

La persona Paesaggio

L'archivio della "Persona paesaggio".


È ormai noto che l'indagine su un territorio riesce meglio se è realizzata da conoscitori che indagano, di fatto, i luoghi dove si sono sedimentate le memorie delle generazioni passate e che sono giunte a noi, originariamente, con la tradizione orale e solo successivamente come soggetto di studi e ricerche. Questa è una conoscenza che non può mancare all'esploratore del paesaggio perché solo con questo metodo si crea una memoria visiva della propria epoca da lasciare in eredità alle future generazioni.

C'è poi un aspetto soggettivo, proprio del fotografo, cui può capitare l'occasione di percepire immagini del territorio che fulmineamente sorprendono per la loro originalità ma che bisogna essere in grado di capire e saper cogliere.

Le idee rigorose e le scelte etiche sono però difficili da raggiungere e soprattutto da diffondere: troppo spesso si preferiscono piacevoli immagini edulcorate adatte più all'ego di chi scatta e al taglio di nastri da parte di politici in cerca di piccoli successi, entrambi ignari dei danni che stanno arrecando al progresso culturale della comunità.

Floriano Menapace

floriano 5Floriano Menapace dal 1968 è attivo fotografo in bianco/nero e studioso di storia e critica della fotografia. Come autore, indaga le tematiche del paesaggio con delle ricerche sugli aspetti propri dell’ambiente antropizzato. I soggetti, ripresi con metodi tradizionali, sono restituiti con immagini consapevolmente interpretative che tengono conto della storia e della tecnica della fotografia.

www.florianomenapacephoto.com

Motivo rendenese. Valle di Borzago – Anno 2011

26. Val Borzago 300 680

26. Motivo rendenese. Valle di Borzago – Anno 2011.
Beni culturali.

Granito, inferriata in ferro battuto, finestra a due battenti e quattro specchi, vetri dell’epoca. Siamo, probabilmente, nella seconda XIX secolo. Particolare di una finestra dove si possono riscontrare gli interventi di cinque specializzazioni. Lo scalpellino che ha squadrato e giustapposto l’apertura con quattro blocchi di granito. Il fabbro che ha realizzato l’inferriata su misura in modo che i muratori, all’atto del montaggio, potessero ricavare le apposite sedi per poi chiudere spalle e trabeazione, il falegname che ha assemblato il telaio delle due imposte a quattro specchi; il vetraio che ha tagliato i vetri su misura e soprattutto il capomastro che, con occhio esperto, ha saputo gestire questa operazione con la sua sola esperienza, senza matite, disegni, e progetti, adattandosi ai materiali con creatività. Questa finestra è un concentrato esemplare della tecnologia dei nostri avi.

Il duro granito, tanto bello, ma anche tanto fragile, il ferro battuto a mano che presenta tutt’ora un aspetto libero da ruggine perché temprato al giusto colore, il falegname che coi suoi attrezzi ha montato la finestra portandosi appresso i quattro vetri tagliati dopo avere sentito il capomastro con due misure e due parole. Questa è una finestra parlante, un bene culturale di grande interesse per conoscere la storia, l’economia e la cultura dei nostri avi che in mezzo alla polvere della pietra, al calore e al pulviscolo del carbone, al rumore alternativo della sega, ai trucioli e alla segatura, rimanda da lontano un messaggio per chi ha la curiosità di leggerlo e studiarlo.

Sorge un dubbio: forse è stata opera del proprietario della casa che sapeva arrangiarsi in molte cose.