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A Toblino, una stappatura storica. Dalla tradizione dei Conti Wolkenstein il vino liquoroso d'eccellenza. 500 bottiglie di Vin santo, in vitro, da mezzo secolo, testate e risigillate con ceralacca
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- Category: Trentino
- Published on Saturday, 12 April 2014 01:31
- Written by Ettore Zini
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Una ritappatura da mezzo secolo: 1965-1970. Per gli amanti del vino, oggi, a Toblino è stata una giornata storica. Cinquecento bottiglie d’annata di pregiato vino santo D.o.c. di quelle cantine sono state stappate e ritappate alla presenza del notaio Falqui Massid di Rovereto che ha certificato l’avvenimento. Cinquant’anni d'invecchiamento. Con tanto di verifica-degustazione sulla bontà del prodotto, che dopo la stappattura, è stato richiuso con sigillo in ceralacca. Alla laboriosa operazione ha preso parte come super visore Enzo Merz, Gran Maestro della Confraternita della vite e del vino di Trento, assieme a una delegazione delle cantine Frescobaldi di Pontassieve. Dopo più di mezzo secolo è stata ripristinata una tradizione di mantenimento di pregiatissimo vin santo, in vitro, iniziata nella zona di Toblino dalle ex cantine Sommadossi, oggi Salvetta.

E, prima ancora, dai conti Wolkenstein antichi proprietari del castello e della tenuta di Toblino. La produzione di vino santo nelle cantine delle piana delle Sarche risale a tempi immemorabili. Di quell’uva Nosiola lasciata essiccare in cassetta per mesi, in soffitte arieggiate dall’Ora del Garda.
Di questo vino – ha ricordato il direttore della cantina Gian Antonio Pombeni – c’è una prima citazione storica del Mariani che scriveva come già nel 1545, durante il Concilio di Trento, ai cardinali ospitati nel castello di Toblino dal Principe Vescovo Madruzzo veniva offerto “un vino dolce e liquoroso”. Delle 500 bottiglie soggette a stappatura, la più pregiata risale al 1966, di cui ne sono state conservate, però, solo 5 bottiglie.





