Il Blog di Marco Zulberti
Sull'economia reale il giogo dei mercati finanziari
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- Pubblicato Lunedì, 20 Febbraio 2012 05:16
- Scritto da Marco Zulberti
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L'occupazione di Zuccoti Park a New York da parte di decine di migliaia di giovani che vogliono occupare e fermare Wall Street il luogo simbolo dei mercati finanziari internazionali, in questo tempo di crisi dello spread tra bund e btp e del debito pubblico italiano è vista come l'ennesima protesta sulla scia degli indignados spagnoli, dei black block di Roma o degli anarchici greci. Ma tra quei ragazzi è arrivato anche lo scrittore Roberto Saviano che ha recitato in inglese i suoi elenchi resi famosi dalla trasmissione della Rai di "Vieni via con me".
Anche a Milano alcuni collettivi studenteschi hanno cercato di effettuare una protesta analoga bivaccando per qualche ora sotto il dito di Cattelan collocato al centro di Piazza degli Affari. La solerte attenzione all'ordine pubblico li ha ben presto sloggiati senza alcuna, conseguenza per i mercati finanziari che continuano a macinare i loro numeri in tabulati senza fine sull'andamento di valute, merci, obbligazioni e azioni, scommettendo sul fallimento ora non più sulla vita delle società, ma delle stesse nazioni e continenti, calando il loro giogo algoritmico sulla vita di milioni di persone.
L'utilizzo dei derivati e dei future ha completamente snaturato i tempi dell'economia costringendo i paesi a risolvere i loro effettivi problemi finanziari in tempi rapidissimi. In un solo anno dallo scoppio della crisi dei debiti pubblici europei sono già saltati cinque governi: Irlanda, Portogallo, Grecia, Spagna e ora Italia, hanno cambiato governo o indetto nuove elezioni. Il potere non è più della politica ma dei mercati finanziari.
Ma come è potuta avvenire questa perdita di sovranità da parte della potente classe politica profondamente radicata in oligarchie storiche? Il mercato azionario ha sostituito l'azione rivoluzionaria della prassi marxista? Le rivoluzioni oggi le fanno i server dei computer di Wall Street a New York o di Paternoster Square (si chiama proprio così) a Londra?
In un certo senso l'ingordigia e l'avidità delle classi politiche europee che prima hanno accumulato debiti con la spesa pubblica poi con la scusa delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni, benedetti dalla casta dei professori universitari di economia, prima hanno collocato sui mercati finanziari società di pubblica utilità come banche, telecomunicazioni, società elettriche, municipalizzate e autostrade, e poi si sono dimenticate di abbattere il debito. Questo ha determinato una dipendenza quasi assoluta dal conto economico delle istituzioni pubbliche, delle imprese e famiglie.
Se un tempo Alexander Langer ad un convegno a Pieve di Bono, mi disse che il vero potere non è nell'ufficio del presidente della provincia o negli uffici dei suoi consiglieri ma nell'inerzia della burocrazia, oggi quel potere appare trasferito all'inerzia dei mercati finanziari, che bocciano o promuovono la classe politica che non persegue il pareggio di bilancio. La vera sovranità si trova scritta nei programmi di trading con cui gli analisti si scambiano sui mercati tutti i giorni milioni di futures e derivati. Per quanti siano forti gli slogan degli indignados e degli studenti contro il potere della finanzia, per quanto diffusa ormai la condanna della finanza da parte dei politici e degli stessi ignari dipendenti delle banche, la situazione appare ad un punto di non ritorno.
Fino a che le quotazioni di società di servizi essenziali a cui è legata la vita di una nazione sono determinate dai mercati finanziari, questa moderna forma di asservimento che stritola in un morsa l'economia reale di un intero paese e in questi anni di un intero continente come quello europeo, il concetto di libertà e di crescita economica, risulterà una mera chimera. Perché Francia e Germania comunque mantengono una forma d'indipendenza? Per nel modello franco-renano, rispetto a quello liberal anglosassone sposato dalla stessa sinistra italiana, le aziende fondamentali e strategiche alla vita dello stato non possono cadere vittime della speculazione e dei mercati finanziari. In Germania le autostrade sono gratuite e l'energia costa un 30 per cento di meno perché lo stato ha il dovere di regolare i servizi essenziali e non di concessionario che crea rendite parassitarie.
Ebbene il sentire la classe politica di tutto l'arco costituzionale invocare ancora una volta nuove liberalizzazioni e nuove privatizzazioni, fa temere che sia l'ennesimo assalto alla diligenza di uno stato italiano che si è depauperato inutilmente. Con un debito al 120% e un Pil al 1% prima che l'Italia si affranchi da questa dipendenza dai mercati finanziari occorreranno alcuni decenni ma di sicuro la strada maestra sarà quella del rafforzamento dello stato, tornando a distinguere tra "rendita" e "reddito", tra "tassa" dello stato, "prezzo" di mercato e "tariffa" di diritto, tra cliente, utente e cittadino che ha diritto di vivere. Nonostante i disastri economici la sconfitta della finanza è quindi ancora molto lontana, anzi per uscire dalla crisi il suo ruolo rimarrà fondamentale a causa del giogo che i mercati hanno imposto alla vita di tutti i giorni.




