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Il Blog di Marco Zulberti

Il palazzo di Via Pilati come luogo della memoria

il carcere di via Pilati

Intorno all'utilizzo del Palazzo di Via Pilati adibito a carcere nel periodo austro-ungarico, sta aprendo l'ennesimo fronte polemico in cui è coinvolta in questa fredda estate la Giunta Provinciale di Trento. Già sotto pressione nei rapporti con il Governo e il ministro Giulio Tremonti per la gara di appalto della concessione dell'Autostrada del Brennero e con la regione Veneto di Zaia, per la proposta del collegamento dell'autostrada della Valdastico, ora è il Demanio che si oppone alla demolizione del vecchio carcere, adducendo al valore storico della vecchia struttura architettonica.

Da meta politica degli anni Settanta di molte manifestazioni studentesche e scioperi dei metalmeccanici della IRET durante i processi sugli scontri con i sindacalisti della Cisnal, il palazzo simbolo della salute "sociale", come descrisse la pensa detentiva il sociologo francese Michael Focault, oggi richiama le attenzioni dei costruttori e degli architetti, che vedono in quello spazio urbanistico strategico al centro della città una possibilità di reimpiego, cancellando quella che nella sua crudezza ha rappresentato un pezzo del potere politico prima austro-ungarico, poi fascista e infine degli scontri sociali negli anni Settanta.

Ma a parte le mire dei cementificatori e le congrue osservazioni del FAI e di Italia Nostra, oggi si potrebbe cogliere l'occasione per utilizzare quel palazzo della pena e del "dolore" come un'area espositiva dove ricavarne una sorta di museo della memoria, con capitoli dedicati non solo alla Shoah, al Fascismo, alla Guerra nazista, ma anche ai capitoli più drammatici della storia di Trento, come la diaspora contro gli ebrei seguita al martirio del San Simonino nel 1450, alla persecuzione dell'inquisizione con i roghi dei catari e dei dolciniani, ai roghi delle streghe della Val di Non, fino alla peste del 1630.

L'ex palazzo delle carceri di Via Pilati, che una sorta di finta eticità manageriale marketing dell'immagine di Trento, vorrebbe cancellare potrebbe invece diventare, una volta recuperato, il luogo della sofferenza umana subita sotto le persecuzioni, attuate da quel potere totalizzante della politica quando perde il fine dell'uomo e diventa fine a se stesso.

In Italia, il paese dove è nato il fascismo, si fa fatica a fare i conti con la storia e mancano città, a parte la risiera di San Sabba a Trieste, che accolgano luoghi della "memoria", come invece si ritrovano diffusamente in Austria, Germania e Francia. La città di Trento potrebbe, ancora una volta, insegnare alle altre città italiane, che non si può vivere solo di fiction e di una storia che nasconde la verità, quando è riscritta troppe volte.

Se il Palazzo di via Pilati fosse trasformato in una sorta di luogo della "memoria" e della Shoah, potrebbe assumere quei caratteri esemplari di monito alla politica sulle troppe deviazioni che spesso subisce nella storia sulla scia della demagogia e dell'ideologia, e che anche oggi spesso si rivedono all'orizzonte.