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Il Blog di Marco Zulberti

Un secondo circuito per la liquidità

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La sfiducia tutta interna all'Europa, tra gli stessi paesi che partecipano all'unione monetaria, a partire dalle decisioni unilaterali prese ad esempio lo scorso anno quando alcune banche tedesche misero in vendita le obbligazioni governative dei paesi più indebitati, ha alimentato la proposta fatta al G8 di Camp David, sulla base di un documento della Banca d'Italia, di dar vita a un sistema europeo di garanzie sui depositi bancari. E' il primo passo verso un'armonizzazione tre le singole strutture nazionali delle garanzie finanziarie, tesa a evitare la formazione di anomali flussi interni di liquidità, soprattutto dopo che nelle ultime settimane si sono registrati prelievi dalle banche greche di liquidità in euro. Ma se da una parte la Bce alla guida di Mario Draghi sta preparando piani di finanziamento per assorbire eventuali nuova contraccolpi sul piano della liquidità, dall'altro questa iniziativa apre uno scenario nuovo all'interno della crisi. Le difficoltà del sistema spagnolo nel superare la fortissima crisi di liquidità del settore immobiliare impone infatti una riflessione su tutti gli asset immobiliari europei, compresi quelli trentini, che non sono monetizzabili se non nel lunghissimo termine. La liquidità entrata negli ultimi dieci anni nel settore immobiliare ora non ne esce se non contabilizzando pesanti perdite. E' questa l'impasse all'origine dell'attuale crisi di liquidità. I capitali prestati alle imprese e ai privati investiti nell'immobiliare ora non ritornano più.

Se dal G8 giungono primi spiragli e proposte alternative che spingono a sviluppare strade alternative per la liquidità e riavviare gli scambi commerciali, dall'altra ci si accorge che da due anni l'Europa si dibatte tra veti incrociati che bloccano ogni tentativo. Sembra una gara di esperti in cui tutti sanno solo dire di no alla proposta dell'altro: no agli euro-bond, no all'inflazione, no ai lavori pubblici, no al ribasso dei tassi, no ribasso delle tasse sui consumi, no ai prezzi politici sulle tariffe. Ma la storia delle altre crisi ci offre l'idea che vi siano strumenti alternativi per uscire da questa come ad esempio i fondi immobiliari che possono raccogliere agli asset mediante la distribuzione di obbligazioni e dividendi. In Italia tutti cercano il mattone, ma nessuno sottoscrive le obbligazioni dei fondi immobiliari. I motivi sono spesso regolamentari sia nella formazione dei fondi stessi, nella stima e valutazione degli immobili contenuti, sia poi nella loro gestione. I fondi pensione, ad esempio, hanno percentuali dei loro risparmi investiti in immobili. Ma non esiste ancora una industria finanziaria evoluta in questo campo. I fondi immobiliari, partecipati dai privati, dalle società, dal capitale pubblico e dagli stessi istituti bancari potrebbero in parte risolvere, la carenza di liquidità. A questo strumento si potrebbe affiancare un secondo circuito di garanzie, sempre immobiliari, basate sul catasto, saltando l'intermediazione finanziaria dei mutui di liquidità. I titoli di possesso degli immobili potrebbero acquisire un valore e questo valore diventare una garanzia rapidamente scambiabile. Rendere più liquidi gli asset immobiliari, ripensando la legislazione sulla vendita di questi beni, valorizzandoli su base catastale renderebbe conveniente avere anche un catasto aggiornato e in linea con il mercato effettivo. Studiare pertanto una sorta di secondo circuito della liquidità basata su singoli titoli immobiliari.

Assistiamo infatti alla presenza di forti asset immobiliari, senza liquidità a cui il sistema bancario non può fornire ulteriori prestiti. Rendere più mobili i valori degli immobili favorirebbe un primo riavviarsi del ciclo economico. Fondi immobiliari e titoli basati sul valore catastale del singolo immobile potrebbero dar vita ad un secondo circuito alternativo della liquidità, senza stampare ulteriore moneta e senza aumentare il debito pubblico. Queste soluzioni potrebbero essere applicate sia nei paesi in fortissima crisi come la Grecia e la Spagna, ma anche nelle singole crisi immobiliari regionali locali. Negli anni ottanta per spegnere l'inflazione in campo alimentare vennero applicati i buoni pasto che non erano soldi, ma titoli pagabili a vista, piccoli assegni. I prezzi della ristorazione crollarono ma i ristoranti continuarono a lavorare. In questa impasse senza idee, trovare quindi nella storia gli strumenti per uscire spetta ancora soprattutto ai tecnici, e dal G8 il progetto di un sistema di garanzie unico, obbliga tutti gli addetti ai lavori a cercare nuove soluzioni.

Marco Zulberti