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Il Blog di Marco Zulberti

Turismo in Valle del Chiese: «Bisogna conoscere la storia e puntare sui lombardi»

val di fumo - valle del Chiese

In Valle del Chiese esiste una realtà turistica oggettiva fatta di dati e di numeri e poi ne esiste una immaginaria descritta nei convegni e sulla stampa. Per pensare al futuro di questo settore si devono far incontrare questi due mondi a partire dalla sua "storia" che purtroppo non corrisponde a quanto gli esperti e i funzionari provinciali cercano di raccontare. La difficoltà consiste nel fatto che la storia dei flussi turistici in Val del Chiese, contrariamente a quanto avveniva nella zona di Arco e Riva del Garda dove giungeva la borghesia austriaca e tedesca, si sono sempre alimentati esclusivamente da sud, dalla Lombardia.

 

Percorsi.

Per parlare quindi, o meglio per conoscere la situazione attuale del turismo in Val del Chiese si deve partire dai dati oggettivi che non possediamo. Le domande da porsi prima di poterne parlare sono: qual è precisamente il territorio che si può considerare della Val del Chiese? Quante sono, e di che tipo, le strutture ricettive come alberghi, pensioni, hotel, rifugi? Quanti sono i bar e i ristoranti? Quanti appartamenti vengono affittati durante tutto l'anno? Chi sono i clienti e da dove provengono? Quali sono i periodi e le stagioni più frequentate?

Non possiamo quindi cominciare a parlare di turismo in Val del Chiese fino a che non abbiamo ben chiara la situazione effettiva del settore turistico, dell'impatto economico effettivo, dei percorsi a cui provengono i turisti. Solo allora possiamo cominciare a delineare le necessità di questo settore, le problematiche e le eventuali condizioni di sviluppo.

 

Prospettive.

In attesa d'avere un'immagine effettiva quindi dello stato del settore turistico nella Val del Chiese possiamo solo costruire delle "ipotesi" fondate sulla storia, sui ricordi, sulle statistiche del passato sull'influenza che hanno avuto alcuni fenomeni strutturali a partire dall'ottocento come la costruzione di strade, lo spostamento del confine tra Austria e Italia a Ponte Caffaro nel 1859, l'avvento dell'automobile, la costruzione dei grandi impianti idroelettrici, la costruzione degli impianti sciistici, fino al turismo industriale verso i bacini idroelettriche della Val di Daone.

Staranno già ritornando alla mente di molti valligiani e giudicariesi il turismo di provenienza lombarda che soggiornava soprattutto nei mesi estivi in quasi tutti i paesi della Val del Chiese. La vicinanza della pianura padana con le grandi città come Brescia, Cremona, Mantova e soprattutto Milano, immerse nella calura estiva.

 

Storia

Partendo dalla costruzione dello stradone nel fondovalle che saliva da Brescia, costruito nel 1844, che favorì la stessa prima invasione dei Corpi Franchi nel 1848, con la prima invasione di truppe italiane. I passaggi degli eserciti hanno favorito la formazione dei primi percorsi turistici della borghesia militare italiana verso la Valle del Chiese, soprattutto nella ripetizione delle campagne militari da quella del 1859, a quella del 1866, fino alla Grande Guerra del 1915-1918, hanno condotto sempre più lombardi, dentro la valle, al punto che nel primo dopoguerra, dopo l'annessione all'Italia, i primi flussi di turisti riempivano gli alberghi di Idro, Anfo, Ponte Caffaro, Bagolino, Storo, Condino, Cimego e della Pieve di Bono e dagli anni Trenta, con la riscoperta di Madonna di Campiglio, metà estrema e finale del viaggio avventuroso della borghesia milanese, le frequentazioni si intensificarono ancora.

 

Archeologia turistica

A questi albori della storia del turismo in Val del Chiese servirebbe affiancare anche una rivisitazione delle antiche strutture ricettive ancora visibili nei vari paesi. Pochissimi ricordano ormai la fittissima rete di locande che si trovavano lungo lo stradone dove a tutte le ore della giornata passavano i carrettieri. Chilometro per chilometro, alla sommità anche della salita più lieve, tra Vestone e Roncone, sorgeva una locanda, un luogo dove far riprendere le forze ai cavalli, ai muli e ai buoi che trainavano le merci. Solo tra Strada e Lardaro, dove la strada si fa più ripida, nel giro di tre chilometri v'erano quattro locande di cui si osservano ancora i fabbricati. Questa prima rete fittissima di trattorie e locande potremmo dire fosse la prima filiera turistica della Val del Chiese già in pieno Ottocento.

Ma è esistita anche una "crisi" nella storia archeologica del turismo nella nostra antica Valle. A Condino una famiglia che gestiva un albergo nei primi anni del Novecento a causa del calo del turismo dovuto al confine di Ponte Caffatro decise di chiudere l'albergo e di trasferirsi in Argentina. La separazione dalla Lombardia avvenuta nel 1859 provocò una profonda crisi in quel primo turismo pionieristico della Val del Chiese. La stessa prima grande ondata di emigrati verso l'America avvenne proprio in quel periodo. I resti di alberghi famosi chiusi in quel periodo ed ora abbandonati si osservano non solo a Condino, Cimego e Pieve di Bono ma anche a Tione. Sono i resti di un turismo mitico di cui si è perso il ricordo, ma a cui era diretta la stessa guida turistica di Cesare Battisti, pubblicata nel 1908 che ancora si trova in biblioteca, e che era esaurita prima della Grande Guerra.

A cosa serve, mi diranno gli esperti provinciali, oggi osservare questi ruderi? A far comprendere come il turismo era, è, e sarà, alimentato soprattutto dal collegamento con la Lombardia, che ricordiamo è una delle regione più ricche e popolose del mondo, e dove nella calura estiva cerca il rinfresco dei boschi oltre dodici milioni di persone.

 

Lombardia

Ed su questa finestra verso la Lombardia, che complice il rialzo dei costi dei trasporti e la stessa crisi economica, deve puntare il futuro progetto turistico per la Val del Chiese. Se infatti a partire dagli anni Settanta v'è stato un progressivo cambio nelle mete turistiche trentine da parte dei lombardi che si sono diretti anche in Alto Adige e in Val di Fassa e la Val del Chiese è stata abbandonata soprattutto dai soggiorni estivi, anche dalle classi a reddito più basso per portarsi in Val Rendena a Pinzolo e Campiglio. Era meglio fare tre giorni a Campiglio che due settimane a Pieve di Bono o in Val di Daone. Dalla fine degli anni settanta ad oggi possiamo affermare che il turismo in Val del Chiese ha così subito una fortissima metamorfosi. Da meta estiva di famiglie di lombardi è diventata invece meta domenicale per tutto il periodo dell'anno, soprattutto nelle stagioni intermedie, con un piccolo boom di ristoranti collocati nelle zone più montagnose, dalla Val di Daone, a Boniprati, alla Val di Breguzzo al Monte Cariola.

In un certo senso l'indebolimento negli ultimi decenni del turismo in Val del Chiese è frutto degli investimenti turistici della Provincia di Trento che invece ha rafforzato altre valli senza però valutare i trasporti pubblici e i costi di quelli privati.

Ma oggi l'esplosione del prezzo della benzina e la crisi del debito pubblico dovrebbe riportare il turismo lombardo nuovamente nella nostra valle. Ma mentre per salire in Val del Chiese da Milano basteranno due ore, per andare in Val di Fassa ce ne vogliono sei, con una spesa di carburante in futuro improponibile. Nel frattempo la riscoperta storica di arti e mestieri del passato con il Sentiero Etnografico del Rio Caino, con la ristrutturazione dei Forti di Lardaro, il museo della guerra, il percorso artistico delle Chiese di cui molte restaurate, la casa Marascalchi sempre a Cimego, il recupero dei borghi e dei castelli a partire da quello Romano e di San Giovanni (quando restaureremo quello di Ladrone?), ha arricchito un'offerta un tempo assente.

 

Iniziative peculiari. Tram elettrici nella valle.

A questo punto la Valle del Chiese in futuro dovrebbe ritornare a rappresentare una meta attrattiva soprattutto per i turisti lombardi, curando il proprio aspetto urbanistico, decisamente deteriorato negli ultimi anni dalla diffusione irrazionale, senza alcun controllo da parte delle autorità provinciali, delle aree artigianali e industriali al punto che i singoli comuni hanno espropriato i loro terreni più fertili per far magari spostare un'industria da una paese ad un altro.

Ma in particolare pensare ad un progetto eco-sostenibile di valle incantata dove tutto è natura e agricoltura, con magari un tram elettrico di superficie che collega tutti i paesi a da Ponte Caffaro a Roncone, mosso dalla corrente prodotta dalle nostre centrali.

Sono questi i progetti unitari che attireranno le masse dei turisti, a cui dovrebbero lavorare gli enti precostituiti allo sviluppo del turismo a partire dai comuni, all'Ufficio Turistico, dal BIM all'Ecomuseo e a Inziative Sviluppo, spesso miopi e sensibili solo alle iniziative dei singoli, fino a collaborare con gli enti lombardi che operano nella zona del Lago di Idro.

Lo ricordo ancora una volta: il turismo in Val del Chiese lo può capire e spiegare solo chi ricorda questa storia, la ha vissuta e respirata, come il sottoscritto che è l'ultimo ramo di una famiglia che gestiva quattro ristoranti tra Condino e Cimego. In Lombardia vivono dodici milioni di persone che cercano un posto vicino dove riposare, fare sport, sciare e fuggire dal caldo estivo. Diffidiamo da chi ci orienta verso altri temi e altri obiettivi. La Val del Chiese non ne ha molti altri.