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Il Blog di Marco Zulberti

Per mantenere l'unità dell'Euro si deve agire sulle regole

Carlo Azeglio CiampiIl 10 dicembre 1991 venne sottoscritto il trattato di Maastricht in cui veniva tracciato il percorso di avvicinamento a tappe al mercato unico europeo e all'unione monetaria del 2001. I principi cardine erano fissati in cinque punti: altro grado di stabilità dei prezzi, con un inflazione tra paese e paese che non doveva superare il 1.5 della media; un tasso d'interesse medio sui titoli a lungo termine che non doveva superare di due punti quello medio degli altri paesi; tasso di cambio tra le vecchie valute che non doveva superare una banda stretta fissata in 2.25 punti e una larga per i paesi più deboli al 6; il rapporto tra disavanzo pubblico e Pil del tre per cento; debito pubblico e Pil non oltre il 60 per cento.
Nel gennaio del 1990 la lira italiana aveva scelto la banda ristretta di oscillazione al 2.25. La stabilità dello Sme durò pochi mesi perché dopo l'esito negativo del referendum danese del 2 giugno 1992, al quale la Banca D'Italia aveva immediatamente risposto con un rialzo dei tassi, ebbe inizio l'attacco speculativo nei confronti delle monete deboli, come lira e sterlina.
La cronaca di quei mesi drammatici è riportata in "An Italian Perpspective" del direttore della Banca D'Italia Carlo Santini pubblicato nel 1993. Il 4 luglio venne nominato il governo Amato. Il 6 la Banca D'Italia aumentò nuovamente i tassi mentre ad ogni seduta vendeva valuta pregiata come dollari e marchi per difendere la lira, che invece continuava a indebolirsi. Da parte dell'Ecofin in quei mesi non venne presa mai nessuna decisione importante per non influenzare l'analogo referendum francese. Le autorità italiane cercarono di convincere più volte i colleghi tedeschi della Bundesbank d'effettuare acquisti in lire, acquisti che furono auspicati anche dall'Ecofin nella settimana tra il 28 agosto e il 5 settembre, acquisti poi mai attuati, perché giudicati incompatibili dal governo tedesco per lo stato dell'economia interna. Nel week end del 12-13 settembre le autorità italiane e tedesche trovarono finalmente un accordo per un ribasso dei tassi tedeschi, ma tutto inutilmente: il 17 settembre la lira si trovo a fluttuare libera travolta dalle onde della speculazione.
La storia dell'Italia da quel momento cambiò definitivamente passando alla seconda repubblica con il governo tecnico di Ciampi, la stagione degli attentati e delle privatizzazioni (IRI, TELECOM) e delle tre banche d'interesse nazionale; Banco di Roma, Credito Italiano e Banca Nazionale del Lavoro.

E' una cronaca drammatica che sembra ripetersi. Le tensioni speculative che allora si orientavano alle valute oggi si orientano verso i singoli comparti dei titoli di stato amplificando gli spread. Non vi sono molte altre strade dove intervenire se non sulle norme che mettono un freno alla speculazione superando quel muro d'incomprensioni che anche oggi appare impedire decisioni definitive per uscire dalla crisi.