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Notizie dal Trentino

Barry Eichengreen. Il declino del dollaro e l'ascesa dello Yuan. lo scenario finanziario dei prossimi dieci anni

Barry Eichengreen
Il futuro passerà attraverso nuove monete e le future generazioni avranno la possibilità di scelta tra diverse valute internazionali. Il dollaro non sarà più la moneta di riferimento e dopo 70 anni di dominio economico e finanziario cederà il passo a nuovi coni: su tutti lo yuan, la moneta cinese. Barry Eichengreen, docente di economia presso l'Università di Berkeley (California) traccia lo scenario finanziario dei prossimi dieci anni al Festival dell'Economia 2012 a Trento.

Il dollaro è stato la valuta del ventesimo secolo e ancora oggi è prevalente rispetto, ad esempio, all'Euro: l'85 per cento delle transazioni di natura estero si svolge in dollari, così come in dollari sono il 60 per cento delle riserve in valuta estere dei governi e banche centrali, e sempre il biglietto verde è la principale valuta di finanziamento delle banche internazionali. Le ragioni del dominio del dollaro risiedono nella regola economica che riconosce solo ad un'unica valuta il ruolo di riferimento internazionale e nella forza (passata) del mercato statunitense.
"E' probabile - aggiunge Barry Eichengreen - che il dollaro continuerà a dominare anche in futuro". Tutto deciso? Nemmeno per idea. E' lo stesso Eichengreen ad aggiungere il sequel dello scenario attuale: "Le generazioni future avranno una scelta tra diverse valute internazionali, tempo dieci anni e vedremo altre valute affermarsi e su tutte metto lo yuan".
Secondo il docente di economia dell'Università californiana di Berkeley, lo status di valuta internazionale è a rischio per il dollaro se gli Stati Uniti non si rimettono in sesto: "E anche se ciò accadesse, è molto probabile che il dollaro dovrà condividere con altre valute il ruolo di leader". Gli Usa hanno perso la posizione di monopolista finanziario ed i nuovi mercati crescono in maniera più rapida rispetto agli States.

Stefano Lepri
L'economia mondiale ha bisogno di liquidità e monete solide, ma soprattutto - secondo Eichengreen - deve risolvere e uscire da due situazioni di forte rischio: il circolo vizioso del debito sovrano sul sistema bancario, e la tendenza dell'economia a contrarsi in un sistema bancario con forti problemi.
Il riferimento alle monete asiatiche è chiaro. E l'Europa? Male, anzi peggio. La Banca europea non ha fatto tutto quello che era nelle sue possibilità per la crescita economica e, in futuro, dovrà decidere delle misure concrete. A preoccupare il professore di Berkeley sono la Grecia e la Spagna: "Le elezioni in Grecia non cambieranno nulla, nemmeno se vincerà il centro-sinistra: servono misure specifiche che oggi non vediamo e quindi prevedo ulteriori licenziamenti e calo della produzione". La nuova moneta forte sarà lo yuan: la Cina sta spingendo e in futuro sarà la moneta unica asiatica, sebbene fino ad oggi non venga utilizzata negli scambi commerciali e non sia mai stata una moneta internazionale. L'ascesa dello yuan non risolverà tutti i problemi. Il maggior rischio è la crisi finanziaria che sta fiaccando l'euro, non aiuterà il dollaro a reggere la sfida delle economie emergenti con il risultato di uno yuan debole. Se accadesse questo, l'intero primo secolo di globalizzazione sarebbe a rischio".

Gosta Esping Andersen: "L'Italia, un paese ancora maschilista"

Gøsta Esping-Andersen
L'articolo 56 del decreto legge sul lavoro del ministro Elsa Fornero prevede un giorno di assenza obbligatoria dal lavoro per i neo papà, iniziativa già indicata nei blog "papà per un giorno", e che oggi al Festival dell'Economia di Trento, durante l'incontro "Stabilità della famiglia e rivoluzione nel ruolo delle donne", grazie all'intervento di Gosta Esping Andersen, dimostra di essere in linea con le tendenze dell'evoluzione della famiglia italiana. "In Italia – spiega Andersen – la rivoluzione femminile non è ancora matura". Per avere tassi di natalità più alti e matrimoni più duraturi infatti, gli uomini dovrebbero iniziare ad apportare il loro contributo alla famiglia. In altre parole le pari opportunità devono entrare nelle dinamiche famigliari.

L'incontro, mediato dalla giornalista dell'Unità, Maria Serena Palieri, ha messo in luce come negli ultimi dieci anni le statistiche dimostrino un'inversione di rotta nei paesi scandinavi, mentre nell'area sud dell'Europa, con particolare riferimento all'Italia seguita da Spagna e Portogallo il trend è rimasto lo stesso di quarant'anni fa.

Gøsta Esping-Andersen, direttore dell'unità di ricerca del DEMOSOC all'Università Pompeu Fabra di Bercellona, ha così parlato di "abisso italiano" in merito alla capacità della nostra società famigliare di cambiare tendenze. "Il contributo maschile alle attività domestiche – spiega il professore – è solo del 20 % in Italia. A differenza della Danimarca che ha un tasso pari al 42% e della Germania che raggiunge il 35%". Conseguentemente la natalità in Italia è ancora bassa con 1,3 bambini per famiglia, negli Stati Uniti e in Danimarca si raggiunge quota due bambini per famiglia.
Per spiegare questa grande inversione di rotta di alcuni paesi occidentali il professore Andersen ha evidenziato come il ruolo della donna nella società abbia avuto una fortissima influenza. Quarant'anni fa, infatti, le donne istruite erano quelle che riscontravano una vita matrimoniale poco soddisfacente, che andavano incontro a maggiori divorzi e che registravano un bassissimo tasso di natalità. Al contrario, la donna poco istruita che svolgeva prevalentemente un ruolo domestico, poteva vantare matrimoni duraturi e capaci di portare a nuclei famigliari ampi.
Insomma, maggiore istruzione voleva dire un minor tasso di natalità. Sorprendentemente però, ciò che sembrava ormai essere una catastrofica tendenza, ha virato in favore delle donne con un elevato tasso di istruzione. Per esempio "negli Stati Uniti – evidenzia Andersen – chi ha un basso livello di istruzione registra una percentuale di divorzi pari al 40%, al contrario di chi ha un alto livello di istruzione che ha solo il 20% di possibilità di andare in contro a una separazione". I paesi dell'area iberica però hanno ancora da mettere in atto questo cambiamento. È sufficiente guardare come rispondono le donne della Danimarca alla domanda "Non vuole dei figli?", nessuna ha risposto positivamente al contrario della Spagna, dove il 5% ha risposto "sì". Andersen però rivela un cambiamento positivo. Infatti, i nostri paesi non ridurranno la loro popolazione a un quarto di quella odierna. Sarà sufficiente apportare delle modifiche nei nostri comportamenti e attendere, quindi, che la rivoluzione femminile giunga al termine. Per questo il professore ha concluso il suo intervento parlando del ruolo che devono avere le istituzioni in una società: " È necessario apportare qualche accorgimento a favore della nuova famiglia. Una famiglia dove entrambi i genitori lavorano e che quindi hanno bisogno di strutture e provvedimenti di appoggio".

Francesco Billari. La strategia anti-bamboccioni: "Investire sui giovani"

Francesco Billari Maria Laura Frigotto

Dito puntato sulla cultura tutta italiana, che legge l'allontanamento dalla casa dei genitori come un dramma. Ma anche sulle scelte politiche e sulla difficile condizione economica che pesano soprattutto sulle spalle dei giovani italiani. Per il demografo Francesco Billari, dati alla mano, i bamboccioni in Italia esistono davvero. Le conseguenze sono un alto costo sociale, uno sviluppo frenato e nuove fratture create da diseguali opportunità. La soluzione? Estendere con coraggio i diritti di partecipazione dei giovani alla vita pubblica e investire in formazione, importando le migliori pratiche dai Paesi nordici e dal mondo anglosassone.

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Carlo de Benedetti: "Il nostro destino dipende dall'Europa e dalla Spagna, in particolare. Se escono loro dall'Euro, noi rischiamo di seguirli"

Carlo De Benedetti e Enrico Franco

"Il nostro destino dipende dall'Europa e dalla Spagna, in particolare. Se escono loro dall'Euro, noi rischiamo di seguirli. Ed allora da questa crisi usciremo più poveri". A sostenerlo è Carlo De Benedetti, imprenditore, uomo d'affari ed proprietario di quotidiani e settimanali, da decenni protagonista dalla finanza e dell'editoria italiana, e per una sera "testimone del tempo" al Festival dell'Economia di Trento.

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Johan Galtung: "Bisogna tornare ad un'economia organizzata su scala locale, producendo non tanto per il mercato, ma per la soddisfazione dei bisogni personali"

Johan Galtung

La filosofia di Johan Galtung rivolta come un calzino il pensiero economico diffuso. Con due concetti. "Bisogna tornare ad un'economia organizzata su scala locale, producendo non tanto per il mercato, ma per la soddisfazione dei bisogni personali". "Una buona economia – ha proseguito il Nobel alternativo per la pace – deve soddisfare due condizioni: i bisogni della natura e quelli degli esseri umani, puntando su terra, lavoro e capitale. Non lo fa di certo il capitalismo, che sta distruggendo la terra, generando disuguaglianza e violenza". E allora, qual è il modello per il futuro? "Non esiste una formula – ha concluso Galtung – ma le parole d'ordine devono essere eclettismo e lavorismo". Ma ha avvertito: "Se non si cambia il modello attuale, andremo incontro ad altre crisi. Siamo solo all'inizio, non alla fine di un processo di crisi".

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Il premio nobel Christopher Pissarides: "Formazione e flessibilità avvantaggiano i giovani"

Christopher Pissarides - Tito Boeri

Christopher Pissarides, premio Nobel per l'Economia 2010, docente alla London School of Economics, esperto di questioni riguardanti la disoccupazione, il rapporto fra le generazioni, le frizioni dei mercati, ha aperto oggi al Teatro Sociale la serie degli appuntamenti della prima giornata del Festival dell'Economia di Trento. Introdotto da Tito Boeri, Pissarides è andato subito al nocciolo dei problemi posti da questa settima edizione del Festival: quali politiche l'Europa può adottare per mitigare l'impatto della crisi economica sulle nuove generazioni e creare nuova occupazione. Fra le politiche consigliate, quelle che puntano sulla crescita della formazione. Un buon curriculum scolastico spesso significa stipendi più alti nel corso della vita lavorativa e minore rischio disoccupazione.

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La settima edizione del Festival dell'Economia: "Un Festival Plurale, contro gli slogan vuoti"

Giampaolo PEDROTTI - Armando MASSERANTI - Giuseppe LATERZA - Alessandro ANDREATTA - Lorenzo DELLAI - Davide BASSI - Tito BOERI - Gregorio DE FELICE
Un minuto di silenzio, in vicinanza e solidarietà con le popolazioni dell'Emilia, del Veneto e della Lombardia colpite dal terremoto e la lettura del messaggio di apprezzamento inviato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. E' iniziata così, nella Sala Depero della Provincia, a Trento, la cerimonia di inaugurazione della settima edizione del Festival dell'Economia. "La solidarietà è parte del DNA del Trentino e dunque del Festival - ha detto il presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai - e non potevamo aprire questo momento di confronto e democrazia se non con un ricordo della tragedia che sta interessando terre a noi vicine". Nell'augurare "buon festival" a tutti, il presidente Dellai ha indicato come "decisione indovinata quella di aver scelto i giovani come tema di questa edizione, giovani da un lato fonte di preoccupazione, dal punto di vista del lavoro e della piena fruizione dei diritti di cittadinanza, ma anche comunità di speranza, visto che da loro ci aspettiamo energia per riprendere il cammino".

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