Notizie dal Trentino
Federico Rampini al Festival dell'Economia: "La rivoluzione delle pantere grige"
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C'è una straordinaria ricchezza in quelle che Federico Rampini ha definito "le pantere grige", ovvero i "giovani pensionati" che, grazie ai progressi della medicina e della qualità della vita, sono entrati nella cosiddetta "età del bis", in una sorta di seconda età adulta. "Mi mortifica - ha commentato Rampini - come in Italia si sia ridotto il tema della rivoluzione demografica, dell'allungamento dell'età della vita, ad un tema cupo, triste, deprimente e opprimente. Vorrei invece cercare di raccontarvi come questo tema venga declinato in un Paese che continuo a considerare un laboratorio, ovvero gli States, dove l'età del bis ha connotati molto più positivi ed è considerata come una rivoluzione fantastica". Federico Rampini ha aperto così oggi l'appuntamento di "Visioni" in Sala Depero, rispondendo alle incalzanti domande del direttore de "L'Adige", Pierangelo Giovanetti, nell'ambito del Festival dell'Economia 2012.
Andrea Ichino: " "bisogna porre fine all'iniquità per cui oggi i poveri pagano l'università ai ricchi"
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L'università è uguale per tutti. Sbagliato. L'università, come è strutturata oggi, è un regalo dei poveri ai ricchi e se la scuola è per tutti, l'università è solo per i capaci e i più meritevoli. Su questo principio si basa una proposta concreta, innovativa, che farà sicuramente discutere, soprattutto per alcuni concetti cardine su cui verte e che sono oggi considerati veri e propri "tabù". Ad esempio, tasse universitarie più alte e maggior autonomia degli atenei. Quella spiegata oggi, nell'incontro "Facoltà di scelta" - momento partecipatissimo, soprattutto da giovani - tenutosi a Palazzo Calepini nell'ambito del Festival dell'Economia, dal professor Andrea Ichino dell'Università di Bologna, è la sua proposta concreta contro il sistema iniquo dell'università italiana, un sistema di tassazione regressivo, ovvero sono i ricchi che pagano di meno.
Ricambio generazionale nelle imprese: opportunità o colpo di grazia?
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L'economia italiana è composta prevalentemente da imprese di tipo familiare. A volte però quando si tratta di passare il testimone del comando tutto rischia di spaccarsi. Il "capo" deve distinguere tra cuore e affari ma spesso non ci riesce. Individuare l'erede più talentuoso poi è tutt'altro che facile. A complicare il tutto la scarsità, in Italia, di soggetti specializzati che possono aiutare gli imprenditori in questa fase delicata. L'evento però può essere reso meno traumatico se si seguono semplici ma alquanto fondamentali parole chiave: preparazione, gradualità, valori, impegno e apertura verso l'esterno
Era affollata di giovani la tavola rotonda, ospitata dalla Facoltà di Economia e moderata da Sandro Trento, docente di Strategie d'impresa e corporate governance all'Università di Trento. Segno che il ricambio generazionale è un argomento molto sentito, soprattutto di questi tempi. A prendere per primi la parola sono stati tre imprenditori che hanno raccontato come è avvenuto il cambio di vertice all'interno del proprio nucleo familiare.
Per Matteo Lunelli, presidente delle Cantine Ferrari, tutto si è svolto nella maniera migliore e più indolore. "Io e i mie cugini – ha raccontato – siamo la terza generazione. Il passaggio è stato studiato con l'aiuto della consulenza di membri esterni all'azienda ed è avvenuto dopo un periodo di convivenza tra generazioni. A facilitarci è stata anche la gavetta fatta altrove e i forti valori che ci uniscono". Essere un'impresa familiare, per Lunelli, ha rappresentato e rappresenta tuttora un vantaggio competitivo.
Storia ben diversa invece quella dell'imprenditrice veneta Susanna Magnabosco. "Contrariamente alla famiglia Lunelli il nostro cambio generazionale è stato conquistato". Il padre, racconta, di abbandonare il comando proprio non ne voleva sapere. Ne sono nate liti furiose poi fortunatamente rientrate. "La mia esperienza – ha commentato - mi ha insegnato che l'età dell'imprenditore è un elemento determinante nell'andamento di un'impresa. Se io e mio fratello non avessimo imposto con forza nuove idee non so se saremmo sopravvissuti alla crisi".
"Modelli vincenti da seguire non ce ne sono – precisa Alessandro Laterza, amministratore delegato della Gius.Laterza & Figli Spa – perché dipende dal tempo in cui vengono applicati. La cosa certa è che il passaggio di testimone deve essere preparato". Chi subentra, ha spiegato Laterza, deve imparare il mestiere, scalare l'azienda, conquistare il rispetto dei dipendenti e dei colleghi. Deve sintonizzarsi con nuove richieste dovute non solo alla crisi ma anche a un nuovo modo di lavorare. "La cosa più importante a mio avviso – ha concluso Laterza – è che sia vissuta come una scelta e non come un obbligo".
Ad aiutare gli imprenditori ci pensa l'AIdAF di cui è direttore Gioacchino Attanzio. "Organizziamo seminari, attività di formazione, protocolli familiari ma soprattutto raccogliamo le storie delle aziende. Solo così si possono capire le problematiche da affrontare".
"Il 20% delle aziende italiane è guidata da persone con più di sett'antanni. Il 3% da over 80. Molto più spesso di quanto si possa immaginare ci sono figli di cinquant'anni - ha sottolineato Giulio Corbetta, docente all'Università Bocconi di Milano – che non hanno alcuna responsabilità. Un fatto che deve far riflettere".
"L'innovazione, l'attrazione di talenti, la preparazione di cui abbiamo parlato – ha concluso Alessandra Lanza, presidente Gei – sono elementi fondamentali anche all'interno del sistema paese. Se non riusciamo però a produrli quei talenti come facciamo ad attrarli? Dobbiamo ampliare la diversità. Dobbiamo recuperare il senso del futuro".
Tito Boeri: "Rafforzare l'istruzione e la conoscenza di economia già nei licei"
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"Io mi auguro che da questa edizione del Festival venga un messaggio e che sia quello di rafforzare l'istruzione e la conoscenza di economia, e più in generale dei problemi sociali, che noi diamo ai giovani del nostro Paese. E' un qualcosa che serve non solo per capire l'immediato, per dare risposte ad una domanda fortissima che viene, ma anche per orientare nelle scelte future". Da questa frase di Tito Boeri, responsabile scientifico del Festival dell'Economia, pronunciata durante l'inaugurazione, nasce quella che è è una proposta precisa, rivolta al mondo della scuola che dei giovani - al centro del dibattito in questi giorni - è luogo per eccellenza.
"Separare l'insegnamento dell'economia da quello del diritto - aggiunge Boeri - diventa essenziale. E' una considerazione che nasce dall'esperienza che abbiamo fatto nei mesi che hanno preceduto questa edizione, perché oltre alle Università, è anche nei licei di tutta Italia che il Festival dell'Economia riscuote interesse. Già nella scuola secondaria si guarda al Festival come punto di riferimento importante e alcuni licei hanno istituito una sorta di borsa di studio per far sì che i loro studenti potessero essere presenti qui a Trento. E negli incontri che ho avuto nei licei ho riscontrato attenzione massima anche in presenza di lezioni certamente complesse. In questo senso anche dal Festival possono venire indicazioni per la riforma del nostro sistema scolastico. E la prima è appunto quella di dare più peso all'insegnamento di economia per capire meglio i fenomeni sociali, spesso tenuti in secondo piano nella scuola secondaria. Ne consegue, ed anche questa è esperienza, che chi non studia economia al liceo si trova poi più in difficoltà nel percorso universitario. Dobbiamo avere strumenti per poterlo fare in modo adeguato ed uno di questi consiste proprio nel separare quel che è invece ancora unito: materie economiche e diritto, unione di discipline che non si parlano".
Orazio Attanasio:"Analizzare i consumi per capire le disuguaglianze"
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Secondo alcuni economisti ad una variazione della disuguaglianza nel reddito non corrisponde necessariamente un uguale scarto a livello di reddito. E' partito da questo assioma Orazio Attanasio, ma per confutarlo, al Focus del Festival dell'Economia su salari e consumi. L'incontro è stato introdotto da Stefano Lepri – giornalista de La Stampa – che ha specificato come lo studio delle disuguaglianze sia sempre più all'attenzione degli economisti perché ci si è resi conto che se queste aumentano oltre una certa misura è tutto il sistema a diventare inefficiente.
Green jobs: "Non c'è alternativa possibile alla sostenibilità"
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Non esiste alternativa alla sostenibilità. Per costruire - non in senso figurato ma letterale - un futuro migliore bisogna ripartire da qui, attraverso un patto tra generazioni. E bisogna cambiare rotta. "Negli anni del grande sviluppo c'è stata, in Italia e nel mondo, una logica dissipativa del territorio ed oggi ne paghiamo le conseguenze, come con l'amianto. Ora dobbiamo lavorare per rendere i contesti più vivibili non solo per noi, ma soprattutto per chi ci vivrà dopo, per alleggerire l'eredità che lasceremo", ha sottolineato il vicepresidente della Provincia autonoma di Trento, Alberto Pacher, aprendo l'incontro "Green Generation. La sostenibilità ambientale per un patto intergenerazionale" al Mart di Rovereto. E questo sarà possibile "partendo dall'impegno quotidiano di ognuno di noi, perché la sostenibilità è strettamente legata a nuovi stili di vita".
"Cittadini a metà", l'ultimo libro di Chiara Saraceno. Le donne categoria senza diritti di cittadinanza tra familismo e mancata laicità dello stato
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"Se un giovane di 28 anni in Inghilterra vive ancora in famiglia, ci si chiede cosa c'è che non va in quest'uomo, se accade in Italia ci si chiede cosa c'è che non va in questa famiglia." Differenze tra due diversi modelli di bamboccioni, uno anglosassone e l'altro mediterraneo? No, è il paradigma del familismo italiano secondo Chiara Saraceno, di uno Stato che ha rinunciato alla sua laicità e che scarica interamente sulla famiglia il peso del welfare e della redistribuzione sociale, restando tra chi in Europa, assieme a Grecia e Malta, spende meno in assoluto per la famiglia, anche tradizionalmente intesa. La sociologa della famiglia autrice di "Cittadini a metà" (Rizzoli) ha discusso oggi al Festival delll'Economia di diritti di cittadinanza negati, di welfare, di famiglia, di giovani e naturalmente di donne con Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, e con le giornaliste Chiara Valentini (l'Espresso) e Tonia Mastrobuoni (La Stampa).
La lezione di Remo Bodei: dal welfare alla vecchia cara solidarietà familiare
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La crisi ci sta facendo capire che il modello economico degli ultimi decenni con il suo crescendo di consumismo non può durare all'infinito. E' necessaria una redistribuzione dei beni materiali e immateriali tra le generazioni. Com'è cambiata la solidarietà intrafamiliare negli ultimi decenni? Con la crisi economica che ha mandato in tilt anche il welfare che ci eravamo faticosamente costruiti, la famiglie hanno l'ingrato compito di riprendere in mano quella solidarietà intergenerazionale che era proprio del passato. Basti pensare all'aiuto necessario alle giovani coppie da parte di genitori o suoceri per l'acquisto della prima casa. Per moltissimi senza quel "regalo" non si compra. E' stata, al Festival dell'Economia, una lezione di vita quello di Remo Bodei – che insegna filosofia alla UCLA, dopo molti anni alla Normale di Pisa – nel senso che ha parlato della vita dell'essere umano, delle sue varie fasi e di come queste sono variate nel corso della storia per arrivare ai giorni nostri.
Ma a che età si diventa adulti oggidì? A 30, a 35 a 40 anni? I rivoluzionari cambiamenti della società – spesso indotti dalle nuove tecnologie - hanno profondamente cambiato riti e tempi che erano rimasti inalterati per secoli.
Il filosofo ha preso a modello le tre fasce di età di aristoletiana memoria.
"Ma le fasi della vita si sono modificate. Oggi l'infanzia e la vecchiaia si sono allargate a discapito della età di mezzo, quello che noi chiamiamo età adulta. Non solo in quantità – ha rincarato Bodei – ma anche in qualità: pensate alla tragica ironia di dire oggigiorno che i giovani sono quelli che hanno più speranza per il futuro!"
Ben introdotto da Armando Massarenti – responsabile delle pagine di scienza e filosofia del Sole 24 Ore – Remo Bodei si è poi soffermato sul welfare, partendo dalle sue origini: "Non tutti sanno che il suo 'inventore' fu Bismarck che creò le pensioni di vecchiaia e di malattia e che la sua introduzione in Italia fu opera di Giolitti, nell'anno 1900, con il chinino di Stato". Ma da uno stato sociale che funziona si passa ai problemi dei giorni nostri. E infine – il folto uditorio che ha riempito gli oltre 100 posti del salone di palazzo Geremia probabilmente la stava aspettando - non poteva mancare la famigerata "crisi": "Il drastico ridimensionamento che stiamo vivendo ha messo un crisi un secolo e mezzo di conquiste sindacali ed economiche, costringendoci a dare più considerazione ai valori immateriali come ad esempio l'amicizia, lo sport: quelli per intenderci che non si misurano con il PIL".
Ma non solo, la crisi ha anche scardinato secondo il filosofo, il rapporto intergenerazionale "figlio – padre – nonno": "E' tornata d'attualità la cosiddetta solidarietà familiare che si esplica sia dal punto di vista affettivo che da quello economico". Un passaggio tra generazioni che non riguarda solo le persone ma anche le cose: "Gli oggetti, con le eredità, vivono più vite e attraversano le generazioni. Questa – chiamiamola – cultura della generosità circolare diventa fondamentale in tempi di crisi. Abbiamo capito – ecco il nocciolo della lezione di Bodei – che questo sistema economico d'accaparramento materiale non può durare all'infinito: serve una redistribuzione dei beni materiali e immateriali tra le generazioni. Una sorta di etica della redistribuzione in cui tutti cercano di dare per quanto hanno ricevuto se non di più. Una grandezza d'animo che risolverebbe molti problemi".
Una chiusura che il lungo applauso finale ha ben sottolineato.
Rapporto Ocse: contro le diseguaglianze investire in una formazione di qualità
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"Sempre più divisi: perché le disuguaglianze continuano a crescere". Negli ultimi trent'anni le disuguaglianze sono aumentate in tutti i Paesi dell'OCSE, anche nei paesi più talentuosi come quelli scandinavi. Molteplici le cause: la globalizzazione, i mutamenti all'interno della famiglia, la riduzione dei salari. La più grave però, riguarda la discrepanza tra le competenze di coloro che cercano lavoro e le figure professionali di cui le imprese hanno bisogno. Questo è il contesto in cui si è sviluppato il rapporto OCSE sulle disuguaglianze, presentato nell'incontro di questa mattina proprio presso la sede di Trento, nell'ambito del Festival dell'Economia 2012.
Di fronte a questo trend negativo, come agire? Secondo l'OCSE non esiste un'unica ricetta, ma sicuramente la chiave di volta è investire nelle persone e nella formazione di qualità. Barbara Ischinger, direttrice del Dipartimento Educazione OCSE spiega come l'azione debba partire fin dalla scuola dell'infanzia e come gli insegnanti giochino un ruolo fondamentale. In riferimento a questo ha portato l'esempio degli istituti scolastici considerati virtuosi perché hanno un basso, o addirittura nullo, tasso di bocciature: "In questo caso" ha spiegato la direttrice, "gli insegnanti, conoscendo gli alunni e riconoscendone fin da subito i deficit, danno loro un'assistenza speciale". Sempre in riferimento al ruolo degli insegnanti, Barbara Ischinger spiega: "Oltre a dare le competenze generiche di base, come leggere, scrivere e far di conto, gli insegnanti devono aiutare i bambini ad essere creativi, ad analizzare i problemi e ad essere flessibili, perché le professioni del futuro saranno caratterizzate dalla flessibilità".Bruno Dallago, preside della Facoltà di Sociologia dell'Università di Trento, ha presentato il contesto storico e sociale studiato dal rapporto OCSE. "Le diseguaglianze rappresentano il problema centrale della crisi in atto. Questo, nel nostro Paese, è un dato meno pesante ma la crisi lo sta acuendo. La preparazione delle nuove generazioni è determinante. L'approccio educativo deve essere quello del problem solving, bisogna insegnare le procedure dell'apprendimento e a saper interpretare il problema".

Sergio Arzeni, direttore del Centro per l'Imprenditorialità, le PMI e lo Sviluppo Locale dell'OCSE a Parigi, ha concluso portando una riflessione incentrata su dati di confronto con gli altri paesi europei, sottolineando le esperienze talentuose, come il sistema duale alla tedesca e l'investimento sull'esperienza lavorativa in età precoce (14 anni) che porta l'Olanda ad avere il minor tasso di disoccupazione giovanile in Europa.
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