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"Le Castellane - La Cumpagnia dal Castél" nella recita"Dòni da sti agn"
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- Category: Caderzone Terme
- Published on Saturday, 25 February 2012 16:24
- Written by Elisa Polla
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Il 3 febbraio Sagra di S. Biagio a Caderzone Terme presso 'l Castél - Sala Palazzo Lodron – Bertelli un folto pubblico ha partecipato al filò. Con un'atmosfera d'altri tempi, si è esibito il Gruppo "Le Castellane - La Cumpagnia dal Castél" nella recita"Dòni da sti agn" : la condizione della donna nella famiglia e nella società dai primi anni del '900 fino agli anni '50/'60. La recita, presentata da Rosanna Polla Vice Presidente della Pro Loco, si è svolta in quattro tempi intervallati dalla fisarmonica di Sergio Gallazzini e da canti tradizionali. Ecco come ha presentato il filò Elisa Polla che ha scritto i testi ed è stata la conduttrice della serata.
Il filò
Il Gruppo "Le Castellane - La Cumpagnia dal Castél" si propone di far rivivere l'atmosfera di un tempo passato. Non si tratta di una rappresentazione meramente folcloristica, di una sfilata di costumi, di una esibizione di oggetti e attrezzi con intenti nostalgici, di una manifestazione di pura esteriorità, come succede spesso con gruppi che non hanno nessun riferimento alla nostra storia.
Il filò intende far conoscere, soprattutto alle nuove generazioni, aspetti della vita sociale e delle famiglie, il lavoro agricolo e artigianale e l'emigrazione, i riti e le tradizioni nei nostri paesi della prima metà del secolo scorso, con una particolare attenzione al ruolo delle donne in quella società ormai tramontata, che vive solo nei ricordi dei più anziani.
E' stato soprattutto nella seconda metà del Novecento che si sono avvertiti i più forti cambiamenti che hanno stravolto modi di vita e rapporti che nei secoli precedenti avevano visto una lenta evoluzione sullo sfondo di un mondo contadino alle prese con un territorio aspro e avaro.
Del periodo che rappresentiamo cerchiamo di cogliere e riproporre quelli che sono i valori più autentici che ancora oggi costituiscono i fondamenti del nostro vivere quotidiano e che vogliamo difendere e trasmettere alle nuove generazioni; viviamo in un mondo globalizzato, ma abbiamo la convinzione che non debbano essere smarrite le nostre radici, che sia necessario coniugare il travolgente flusso di modelli esterni proposti dai mezzi di comunicazione e dalla mobilità delle persone con la solidità della nostra tradizione, con i valori della nostra storia; il mondo è globalizzato, ma non va persa di vista la dimensione locale per non accogliere acriticamente tutto ciò che ci viene proposto e a volte imposto attraverso il bombardamento mediatico. Insomma come si usa dire cerchiamo di mediare tra globalismo e localismo in nome di un sano "glocalismo".
Per evitare illusorie nostalgie e sentimentalismi cerchiamo di evidenziare nel nostro filò anche le difficoltà e i disagi e i problemi che oggi sono stati almeno in parte superati e risolti: l'emigrazione, il lavoro minorile, la miseria, le fatiche immani per strappare alla terra qualche prodotto che consentiva spesso solo la sopravvivenza, il ruolo subalterno delle donne, con la sottomissione e i sacrifici quasi mai riconosciuti.
Proprio su queste difficoltà i nostri avi hanno costruito nel tempo i fondamenti di quella "cultura" che dobbiamo conservare: la collaborazione, l'uso rispettoso del nostro territorio e l'amministrazione collettiva dello stesso, una volontà coriacea di affrontare le difficoltà con il lavoro e con i sacrifici, lavorando la terra o emigrando, la famiglia patriarcale come modello della società nella quale vigeva la solidarietà dei suoi componenti.
Tutto il quadro viene presentato in una forma scherzosa, esasperando le situazioni, forzando o adattando talvolta le collocazioni nel tempo e quindi concedendo qualcosa anche alla nostalgia.




