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Madonna di Campiglio. Ilaria Vescovi a TREPERTRE: "La cosa preoccupante è la mancanza di consapevolezza sulla gravità del momento"
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- Category: Madonna di Campiglio
- Published on Sunday, 17 March 2013 10:54
- Written by Ettore Zini
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Come per la programmazione d'impresa ridotta non più a mesi, ma ad ore, così anche i tempi rimasti per raddrizzare la baracca Italia sono ridotti al lumicino. Per Ilaria Vescovi, ex presidente degli Industriali del Trentino e dinamico amministratore delegato di Tecnoclima spa di Pergine Valsugana, una che di politica aziendale se ne intende, gli spazi di manovra per l'economia italiana sono pochi. E quei pochi devono giovarsi del contributo pubblico, perché da soli gli imprenditori non ce la fanno più, oberati come sono da una serie di gap, accumulati non in anni, ma in decenni di inezia. Per la platea che aveva difronte nel Centro Rainalter di Madonna di Campiglio unica interlocutrice di "Campiglio Trepertre", in quanto il secondo relatore Giorgio Tonini, è stato trattenuto a Roma per il Senato, quella dell'ex timone degli industriali trentini, è stata una sorta di lectio magistralis sull'economia italiana, che a suo avviso ha davanti camminamenti molto stretti per recuperare competitività. "Più il tempo passa – ha esordito dopo la sintesi dell'ingarbugliato quadro politico nazionale presentato dal direttore del Trentino Alberto Faustini, moderatore dell'incontro – e più gli imprenditori sanno che quello a disposizione è sempre meno. E che se vogliono andare avanti devono arrangiarsi". Per rendere l'esatto contesto in cui devono operare la dottoressa Vescovi ha usato soprattutto i numeri. Specchio lucido di come l'Impresa Italia abbia perso competitività, rispetto al resto del mondo. Parametri di riferimento soprattutto i nostri competitor d'oltralpe: la Francia di Hollande e la Germania della Merckel. L'esempio di come stiamo, dopo una disoccupazione ormai cronica all'11%, il costo dell'energia, calcolata in mega/watt/ora: 155 per l'Italia, 55 per la Germania e 67 per la Francia. Più o meno il triplo. Per non parlare della tassazione complessiva: 68% per noi, e rispettivamente 47% per tedeschi e 65% per francesi. Lo stesso vale per l'indice di vecchiaia per noi al 144%. Un divario troppo grande per sperare di recuperare competitività in tempo breve. E soprattutto con un quadro politico incerto che non lascia molto spazio all'ottimismo. Ben sintetizzato in premessa il direttore Faustini, che lucidamente ne ha sottolineato la fragilità. Anche in virtù di due presidenti di sinistra (Boldrini e Grosso) alla guida della Camera e del Senato. "La cosa preoccupante – ha detto Vescovi – è la mancanza di consapevolezza sulla gravità del momento".
Ecco quindi la necessità di rimboccarsi le maniche. Al primo posto nelle priorità, il lavoro. Che – ha detto l'ex presidente di Confindustria – non si crea né per legge, né per decreto. I divari accumulati anche in tema di cuneo fiscale, del resto danno cognizione di quanto grande sia la differenza con i nostri competitori che, innanzi tutto, lavorano molto di più. Basti pensare che rispetto agli Stati Uniti, ogni 5 anni, ne lavoriamo uno in meno. Il discorso è poi scivolato su temi importanti come la flessibilità e livelli di tassazione. Tutte carenze che non ci permettono di essere competitivi, e di attrarre investimenti. E il Trentino? Ha chiesto Faustini, come si colloca rispetto al resto della nazione? Per l' interlocutrice l'Autonomia è stata una grande opportunità che ci ha dato un vantaggio importante. Anche perché le risorse sono state spese bene. "Ma in futuro – ha spiegato Ilaria Vescovi – dovremo non solo contare su minor disponibilità di denaro, un miliardo e 300 milioni in meno, ma cambiare soprattutto mentalità collettiva perché dovremo pensare anche come far aumentare le entrate: a generare ricchezza". Per fortuna dalla nostra, abbiamo un grandissimo patrimonio ambientale da spendere alla voce turismo ("rispetto all'Alto Adige generiamo un miliardo di Pil in meno") e le risorse idriche che, in fatto di energia, possono darci un grosso contributo. Un'analisi lucida. Che non ha tralasciato nemmeno di mettere in conto capitale anche i 48 mila dipendenti pubblici della Provincia. "Che, se ben usati, possono essere una ricchezza, non un peso". A vederla con lo sguardo dell'ottimismo, quindi, nulla è perduto. Ma il tempo stringe. E non è più possibile sbagliare. In coda lo spazio residuo è stato utilizzato un accenno al lavoro femminile. Anche qui l'Italia decisamente in svantaggio rispetto agli altri stati. Soprattutto alle regioni nordiche. Un divario propiziato anche dal tessuto produttivo fatto da aziende troppo piccole e poco strutturate, che non possono permettersi assenze troppo prolungate.




