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Razzia dell'orso ad Agrone, a poche centinaia di metri sopra il centro abitato. Colpite le pecore dell'Azienda Agricola Armani

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Tre pecore morte, una smarrita ed un paio ferite. È questo il triste ed amaro resoconto dei danni che l'orso ha causato nei giorni scorsi all'azienda agricola dei Fratelli Armani (Ermanno e Walter) di Agrone, frazione del Comune di Pieve di Bono-Prezzo. Il plantigrado ha fatto visita allo stabile degli Armani nella notte tra lunedì e martedì. Le pecore presenti al momento della razzia erano circa una ventina e, fortunatamente, nella zona situata a poche centinaia di metri dal centro abitato, non erano presenti le mucche che, nel pieno della stagione estiva, sono al pascolo in altura.
L'orso, dopo essere arrivato a valle, ha divelto il recinto presente e successivamente iniziato il proprio gradito pasto. Pasto che poteva essere ben più ampio se si considera che gran parte del gregge è riuscito a mettersi in salvo.
«È la terza volta che l'orso fa visita alle nostre strutture – commenta un amareggiato ed arrabbiato Walter Armani. Ora siamo stufi. Sinceramente di queste visite faremmo volentieri a meno In passato si era avvicinato ai nostri alveari e l'altra sera ha ucciso tre pecore, di cui una di appena tre giorni che, nella sua breve vita, è stata allattata con il biberon. Aldilà del danno materiale dispiace vedere andare in fumo tanti mesi di lavoro e vivere in una situazione di insicurezza.»
Le due bestie morte, per volere dei Fratelli Armani, sono state recuperate dal Corpo Forestale mercoledì mattina mentre la terza è ieri sera mentre il veterinario cercava di ricucire le ferite arrecate dal plantigrado.

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«È il momento che il Parco Adamello Brenta – prosegue con tono seccato Armani - il quale negli ultimi anni è stato particolarmente vicino al Suo caro Orso, trovi delle soluzioni per evitare che quotidianamente un agricoltore perda del bestiame. È un vero peccato per le bestie e un danno economico evidente per l'attività produttiva.»
Non tende quindi placarsi la "questione orso" per la quale, al momento, non vi è ancora una proposta concreta per invertire questa impietosa serie di razzie che il plantigrado, ormai troppo spesso, effettua.