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"La musica sei tu" di Kimbo Ina Vellocet

LA MUSICA SEI TU k 

... Vedi come la musica ha "miliardi di facce"...
La musica è il luogo della scoperta, uno spazio da concepire non come una storia,
o una danza, o altro, ma IL LUOGO DOVE RECARSI: se vuoi andare in quel luogo
devi semplicemente ascoltare.
Respira, stai fermo, muoviti, socchiudi gli occhi, ricrea la tua vita dentro il ritmo della musica
e Lei diventerà la tua medicina. Come fosse una luce che ti attraversa e che guarisce malesseri,
disarmonie e tristezze.
Quando ascolti la musica non ti viene trasmessa solo la musica, ma un'intera esistenza.
Niente è solo musica. Dentro le sue onde vivono immagini, persone, mondi ...
Universi vicini e universi abissalmente lontani.
Una vibrazione invisibile che riesce a superare il tempo e il luogo.
Per me la musica è proprio l'arte per eccellenza.

                               (Kimbo Ina Vellocet)

Pink Floyd: quando la musica disegna astrazioni pluridimensionali. Da la Musica sei tu di Kimbo Ina Vellocet

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"ECHOES" from "Meddle" - 1971. Da quale piega della musica esca questo tintinnio non è dato sapere, ma sembra un impulso elettromagnetico che si riverbera nel nostro timpano come un richiamo d'attenzione. Una voce quasi celeste emerge ad aprire le scene, si espone modulata, trattenuta, fino al sopraggiungere più corposo della musica fremente a scatti, salendo e discendendo su scale staccate. Un gorgo da dove escono cascate di suoni, riflessi acuti della chitarra, segnature a tempo della batteria, keyboards che tratteggiano tappeti d'organo e stille di musica che precipitano. Poi la sinuosità della guitar come un corpo hawayano danzante, mentre tutti i suoni si raggiungono dopo aver vagato in solitudine, dopo aver dialogato a gruppi. Ora è tempo di batteria e tastiere, tambureggianti impianti attraversati dalle sciabolate di Gilmour, mentre il sound è ormai prossimo alla descrizione di un motore che pulsa nel suo progredire. Le onde salgono, verso altitudini vuote, come d'improvviso perdono energia, dove svaniscono nella loro potenza ripiombando a perpendicolo. Suoni cosmici si allontanano misteriosi aprono il sipario della mente a scenografie come se stessimo volando sopra profondissimi canyon e sulle rocce aride ecco rimbalzano i sibili di chissà quali uccelli fantastici. Suoni elettronici, gutturalità di cornacchie e pecore sono unici indicatori di vita, dentro un paesaggio altrimenti desolato. E di nuovo ritorna l'impulso udito in ouverture: il ritmo è scandito come se il metronomo della tecnologia si stesse avvicinando al nostro orecchio e le tensioni che troveremo in seguito dentro "La faccia oscura della Luna" cominciano ad emettere i primi vagiti. Poi, dopo un viaggio nelle terre della solitudine, ecco di nuovo la luce aprire "orizzonti di gloria". Il finale è la ripresa dell'inizio, come in una storia senza fine, il serpente che si morde la coda, "l'Eterno Ritorno" che Nietzsche aveva predetto. E le liquide note di Wright splendono come stelle, le onde di Gilmour si fanno ancora più cremose, i battiti di Mason sono un cuore che muove la vita, la macchina astrale di Waters si stacca dal pianeta Terra per raggiungere galassie un po' più lontane.