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Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini

A proposito delle fusioni dei comuni. La riflessione di Mario Antolini Muson

Bersone Praso Daone verso un comune unico Valdaone

In questa primavera 2014 si sta giustamente richiamando l'attenzione dell'opinione pubblica sul fatto che il prossimo 13 aprile vari Comuni nelle Giudicarie ed in Valle di Non saranno chiamati a sancire, con il previsto e necessario "referendum", la loro volontà di unire gli attuali Comuni autonomi in una "fusione" che costituirà un nuovo Comune amministrativo, ferma restando l'autonoma gestione dei Comuni catastali. Dopo la positiva riuscita della fusione dei due Comuni di Lomaso e di Bleggio Inferiore nel nuovo Comune di Comano Terme in Giudicarie, ora si inizia decisamente, per tutto il Trentino, un nuovo periodo storico: quello delle "fusioni comunali" che si riallaccia - per chi lo vuol e lo sa fare - al periodo degli anni Trenta quando, per esempio in Giudicarie, i 64 Comuni ex austroungarici erano stati ricondotti soltanto a 16.
Resto piuttosto perplesso dal fatto che fino ad oggi- almeno ufficialmente e sulla stampa - nessuno abbia ancora fatto riferimento a quanto avvenuto negli anni Trenta, ossia al periodo durante il quale il governo italiano a regime fascista aveva ridotto i 355 Comuni del Trentino del 1921 a soli 127 (successivamente, nel secondo dopoguerra, portati a 233 dalla Regione negli anni Cinquanta con la ricostituzione di 119 ex Comuni autonomi). E pensare che nei documenti si trova riportato che si parlava di "Concentrazione dei Comuni" (in tutte lettere maiuscole!) già sulla Gazzetta di Trento n. 257 del 29 novembre 1859 con la postilla. «Fu mai sempre la base, l'àncora, il perno de' governi il motto viribus unitis: con esso bene applicato e a tempo si mantiene costantemente imperturbato l'ordine nell'interno degli Stati; desso è che promuove e conserva il tanto a nostri dì apprezzato e indispensabile equilibrio politico non solo in tutta Europa, ma ben anche nell'integra sfera mondiale». Considerazioni di oltre un secolo e mezzo fa, ma che certamente erano state prese in seria considerazione dagli Stati negli anni Trenta del secolo ventesimo.

I decreti del governo italiano a regime fascista per la di costituzione dei nuovi Comuni "riuniti", che ho potuto consultare, sono datati fra il 29 dicembre 1927 (Ràgoli) e il 31 dicembre 1929 (Riva): perciò i 64 Comuni giudicariesi ex austriaci, limitati a 16, avevano avuto vita autonoma fino agli anni Cinquanta, poiché i decreti di ricostituzione che ho potuto consultare si riferiscono ai vari anni a cavallo del 1950, ossia fino al 1955. I Comuni - considerati dal fascismo "veri e propri uffici statali per la vita amministrativa" - erano stati retti per circa vent'anni in maniera dittatoriale dal solo podestà, poiché con una legge del 1925 erano stati soppressi sia il Consiglio che le Giunte comunali.

Ma dell'assetto amministrativo e dei podestà di quel periodo nessun ne parla mai. Non ne ho mai trovato cenno neppure nei Bollettini comunali, che potrebbero davvero essere utili a far conoscere che cosa è avvenuto in quel periodo, eventualmente anche con riferimenti ai Podestà autoritari che hanno approfittato della loro autorità od, invece, ai Podestà, che con saggia autorevolezza, hanno fatto bene il loro dovere di amministratori. Interessante pure il poter venire a conoscere come siano stati gestiti, durante quell'arco di tempo, gli Usi Civici essendo noto che erano state poste in seria difficoltà le Asuc.

Specie queste ultime informazioni sarebbero chiarificatrici di quanto sta e starà avvenendo con la "fusione" dei Comuni amministrativi, i quali si troveranno nel loro ambito diversi, e non pochi, Comuni catastali: infatti già in qualche sede competente ci si sta chiedendo quale sarà il rapporto fra Comune e Asuc. E nei Comuni, in cui le Asuc non venissero regolarmente elette dai capifamiglia da lungo tempo presenti in loco, sarà il caso di nominare per legge dei "Commissari ad hoc" al fine di impedire che l'incompetenza (anche non colpevole) dei Sindaci e dei consiglieri comunali continui a far trascurare, e perfino a rovinare, il "territorio catastale", poiché logicamente seriamente impegnati ad organizzare i "servizi pubblici" senza, spesso, conoscere adeguatamente i "beni comuni collettivi" e le modalità della loro secolare gestione diretta (specie per chi giunto in Trentino da fuori e magari poco e da territori privi delle nostre singolarità e peculiarità... senza offesa per nessuno; è solo una constatazione).

Mario Musón