Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini
Dagli Statuti medioevali un monito
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- Categoria: Quell'illuso del Musón
- Pubblicato Mercoledì, 27 Novembre 2013 01:31
- Scritto da Mario Antolini Musón
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Nella mia solitudine mi perdo spesso fra gli antichi Statuti medioevali così ricchi d'insegnamento nel saper organizzare e vivere in comunità con gli altri. Oggi mi sono soffermato sulle figure dei Sindici che hanno caratterizzato la vita sociale per secoli e secoli ed avevano ben altra funzione che quella dei Sindaci moderni.
Infatti in vari testi ne trovo il significato intrinseco.
Graziano Riccadonna, nei suoi volumi sugli Statuti delle Giudicarie Esteriori così li definisce: «Sindici. Si tratta di una carica non definitiva, ma temporanea od occasionale, conferita per problemi contingenti. Potremmo così chiamarli "Procuratori" in quanto avevano la delega della Comunità a trattare determinate questioni con altre Comunità o con le autorità vescovili di Castel Stenico. Avrebbero dovuto essere due per il principio del reciproco controllo. Li troviamo chiamati "Sindici sufficienti" in quanto aventi l'autonomia del giudizio e nell'azione derivante dall'investitura fatta dalla comunità [...]. La carica era motivata dall'esigenza di dover supportare le normali cariche consolari - (cioè del Console = capocomune, oggi Sindaco) - in un passaggio importante della comunità, quale il cambiamento di regolamenti o leggi comunitarie, che richiede per sua natura professionalità e competenza».
Altrettanto chiaro il significato che dà allo stesso termine Franco Bianchini nel suo "Le pergamene condinesi del Duecento": «Le pubbliche adunanze dovevano provvedere alla noma dei sindaci o procuratori della comunità; detti anche sindici ad lites appunto nominati ogni volta che si presentasse qualche questione di confine o di possessi con comunità vicine».
Una organizzazione amministrativa che mi ha sempre colpito per tanta avvedutezza anche perché in altri documenti viene spesso fatto riferimento a queste personalità che dovevano rapportarsi con "l'esterno" a favore della propria comunità lasciando ai Consoli (oggi Sindaci) il compito e il tempo di occuparsi degli affari della comunità (oggi Comune). E la conseguenza di queste considerazioni per me è molto semplice, ossia: perché anche oggi i Sindaci non restano "in casa" e nominano altre persone competenti e capaci a rappresentare il proprio Comune nei Bim, o nella Comunità, od a rapportarsi con i vari organismi ed autorità provinciali?
Dovrebbero prevederlo le stesse leggi provinciali lasciando liberi i Sindaci di provvedere ai non pochi problemi del proprio Comune ed offrendo agli stessi il supporto fondamentale di altre persone che potrebbero collaborare attivamente in settori che hanno bisogno di altrettanta saggezza e competenza.
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