Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini
Convergenza e divergenza... in politica. Si è rotto il parallelogramma delle forze che dovrebbe portare al raggiungimento di un bene comune
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- Categoria: Quell'illuso del Musón
- Pubblicato Mercoledì, 17 Luglio 2013 08:24
- Scritto da Mario Antolini Musón
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Metà luglio 2013: settimane cruciali a livello politico nazionale, settimane di incertezza amministrativa di fronte alle elezioni provinciali in Trentino del già prossimo autunno. Nel dormiveglia di quelle ore mattutine che ti trattengono ancora per qualche minuto sotto le coperte prima di alzarti, il mio cervello è stato solleticato dai ricordi scolastici e mi ha riproposto il "parallelogramma delle forze" che sui banchi di scuola mi ha sempre affascinato. Sono andato a rivederlo in internet e ne ho riletta la definizione: «Quando due forze complanari agiscono su un corpo in direzione diversa sono equivalenti ad un'unica forza (risultante) che agisce su un punto tra loro». Poi ho cercato di precisare la dizione "forze complanari" ed ho avuto la riconferma che si tratta di forze che si trovano sullo stesso piano.
E la mia fantasia si è immersa nel reale che mi attornia, e mi ha proiettato nella situazione politico-amministrativa odierna di fronte al pullulare dei partiti, dei movimenti politici, delle liste, dei gruppi civici di ogni genere e mi è venuto spontaneo paragonarli alle "forze" del parallelogramma studiato in geometria. Infatti io ho sempre pensato che tutti coloro che si impegnano nella politica e nella pubblica amministrazione costituiscono "forze complanari" protese a portare la "società" (= somma totale ed indivisa dei cittadini) verso "un punto" che esiste e che va raggiunto da tutte insieme le forze in essere così come provato geometricamente dal parallelogramma studiato sui banchi di scuola.
Pertanto dovrebbe trattarsi di forze equivalenti e convergenti che per deduzione logica nascono, si costituiscono, si organizzano ed agiscono sotto l'imperativo ideale del raggiungimento di un unico "bene comune" verso il quale soltanto hanno la loro ragion d'essere nell'ambito dell'umanità. Non vi fosse il "bene comune" da conseguire, da gestire e da amministrare in nome di tutti (e non soltanto di un dato numero di elettori) non esisterebbe neppure la ragione dell'esistere e dell'organizzarsi di forze a ciò deputate.
Ma ecco che, nella realtà, ad un certo punto si infrangono le ferree leggi della geometria, della matematica e della stessa logica: le forze diventano non più "complanari" bensì vengono a trovarsi su piani diversi, e per di più da forze convergenti si rendono ossessivamente divergenti ed addirittura dirompenti così da mandare in pezzi, rendendolo inservibile, quel parallelogramma geometrico che scientificamente indicherebbe chiaramente quel "punto" da raggiungere attraverso la somma delle potenzialità in gioco.
Mi risveglio dal dormiveglia e corro al computer a scrivere queste elucubrazioni cervellottiche che non so se valga la pensa di mettere per iscritto. Se qualche testata, però, le accoglie e le pubblica, forse hanno anche loro una qualche ragion d'essere.
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