Giudicarie.com

il quotidiano delle Giudicarie

Lun04232018

Last update12:44:57 PM

Font Size

Profile

Menu Style

Cpanel

Notizie dal Trentino

Il coraggio di saper dire dei no. La lettera di Claudio Bassetti Presidente della Sat

bastard 0

In pochi giorni le Dolomiti di Brenta sono state testimoni di alcuni eventi diversi, ma sostanzialmente simili, per le dinamiche che li hanno prodotti e gli effetti che hanno determinato.
Stiamo parlando del concerto di un famoso DJ francese sul monte Spinale e della performance dei Bastards in cima alla Tosa. Grande folla nel primo caso per due ore di musica amplificata, un piccolo gruppo musicale nel secondo. Ciò che caratterizza le due iniziative è, da un lato l'uso della montagna come scenario, come sfondo, come contesto capace di suscitare grandi emozioni visive, dall'altro l'idea che la tecnologia possa diventare una porta aperta su tutto. Non esistono limiti ambientali, vincoli etici, rispetto per luoghi così fortemente evocativi e di grandissimo fascino. Luoghi tutelati da precise normative perché riconosciuti nella loro valenza naturalistica, nel loro equilibrio delicato, nella loro straordinaria unicità.

Luoghi visti come spazi da usare, da consumare, da rendere simili a tanti altri, da sottomettere a logiche di un mercato che chiedono di stupire sempre di più, di inventare nuove suggestioni, di andare sempre oltre. La preoccupazione che coinvolge tutti noi, che cerchiamo di promuovere ed operare perché la montagna sia percorsa nel modo più discreto possibile, il meno invasivo, lasciando la traccia più leggera, è la caduta verticale di sensibilità verso queste cautele. Ci preoccupano oltremodo questi atteggiamenti che utilizzano la montagna e la sua frequentazione come una sorta di accessorio, che ha valore soltanto in quanto inquadratura per uno spot, o scenario per uno spettacolo.
Abbiamo letto applausi alla salita in elicottero sulla vetta più alta del Brenta per una promozione commerciale, in un'area patrimonio dell'umanità, un contesto che custodisce un nostro bene preziosissimo. Allo stesso tempo dobbiamo registrare commenti molto favorevoli all'invasione sonora dello Spinale, teatro di un concerto in quota che amplificava musica in un'area dolomitica molto vasta.
E' la perdita collettiva del significato di "bene comune" come ricchezza di tutti da conservare gelosamente, da custodire per poterla passare a chi verrà dopo di noi, a porre forti interrogativi. E' l'incapacità di considerare il silenzio come un valore straordinario che la montagna restituisce ad una umanità sopraffatta dal rumore di fondo, dall'urlo quotidiano, da suoni invasivi che segnano ogni momento della vita collettiva e personale, a generare stupore. A lasciarci increduli è l'incapacità di considerare come la montagna sia un mosaico di habitat che consentono una elevata biodiversità e che garantiscono un'alta qualità della vita di tutti noi, ad iniziare dalle acque. E' l'incapacità di considerare che la montagna ha un valore formativo straordinario, un valore legato anche alla misura della nostra fatica, del nostro impegno, della nostra volontà per il conseguimento di un traguardo, qualunque esso sia.
Dobbiamo scegliere cosa vogliamo: una mercificazione dei pezzi più pregiati della nostra terra trentina, oppure una gestione attenta, rispettosa, compatibile, lungimirante. E' una sfida culturale e politica. Il buon governo non si misura in decibel, o prestazioni insostenibili in quota, ma si sostanzia di buone pratiche, nel definire con chiarezza cosa si può e non si può fare, quanto investire in tutela del territorio e promozione di stili e modalità di frequentazione della montagna.
L'autonomia si giustifica e si rafforza se siamo capaci di affermare quei principi e quelle scelte che hanno fatto del Trentino un esempio di qualità dell'ambiente, del paesaggio, della vita. Deve essere preoccupazione primaria di tutti, in particolare chi governa, la crescita in conoscenza, sensibilità e partecipazione, deve essere in tutti noi una coscienza civile di cosa significhi in termini di impegno e coerenza conservare i caratteri molto particolari, spesso unici, della nostra montagna. Occorre il coraggio di dire e affermare valori profondi. Occorre saper anche dire dei no.