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Notizie dal Trentino

I giovani multitasking e gli immigrati digitali. Al festival dell'Economia cambiamenti nella scuola e le differenze generazionali

Cesare Moreno Maria Arici Salvo Intravaia Gianfranco Staccioli

I ragazzi italiani sono "nativi digitali" e multitasking. Usano sempre più le nuove tecnologie della comunicazione, stabiliscono relazioni attraverso i social network. Di fronte a loro, sulle cattedre scolastiche siedono insegnanti, o meglio, "immigrati digitali" che si sono formati attraverso vecchie logiche e che di Internet & Co ne sanno poco o niente. Quella digitale è una grossa potenzialità. La scuola però, è inutile negarlo, si è trovata un po' indietro. Non è stata pronta a cavalcare questo mondo e a sfruttarlo nel modo migliore possibile. Utilizzare il pc rappresenta, soprattutto nel caso di alunni stranieri, una carta vincente ma non si deve mai commettere l'errore di dimenticare la relazione con gli insegnanti. Il computer può servire a rompere la lezione frontale ma la dimensione umana quella non si deve mai perdere.

Ancora una volta al Festival dell'Economia si parla di scuola. La leva strategica su cui fare forza, è stato più volte sottolineato nell'incontro "Maestri" di scena al Teatro Sociale, per uscire dalla crisi e rilanciare l'economia. Il momento però è critico. Ci sono tante cose che non vanno più bene e che devono, con coraggio e tempestività, essere cambiate.
"La relazione tra insegnante e alunno da solo non basta – dichiara Cesare Moreno, presidente dell'Associazione Maestri di Strada Onlus – Dobbiamo organizzare un incontro tra uomini e non solo tra menti. Bisogna far emergere la diversità antropologica tra giovani e adulti. Il contatto generazionale deve avvenire sempre, e non solo attraverso l'elettronica".
Per Gianfranco Staccioli – segretario nazionale della Federazione Italiana dei CEMEA – bisogna tornare a parlare di intercultura, capire che l'apprendimento non passa solo da una dimensione visibile e soprattutto trovare nuove relazioni tra nativi e immigrati. "E' la diversità che ci arricchisce - commenta".
"Ma davvero la scuola italiana funziona davvero così male?" – chiede il moderatore Salvo Intravaia, insegnante in un liceo palermitano. "Funziona mille volte meglio di quello che si dice – risponde prontamente Moreno". La scuola, spiega, è una delle poche istituzione che ha tenuto. Il problema non è se la scuola va o non va, il problema è se funziona nonostante i Governi o perché ci sono i Governi. "La scuola – puntualizza – funziona perché ci sono insegnanti che resistono in mezzo a riforme devastanti che il Governo Monti a ben guardato dal cancellare". "Gli insegnanti, afferma Moreno, stanno reggendo il futuro della società. "Vorrei lanciare un appello – dice guardando i tanti che affollano il Teatro Sociale – non confondiamo le persone con il sistema. Le persone sono ottime, il sistema pessimo. Si gettano addosso agli insegnanti le colpe di chi ci governa. La scuola funziona molto meglio di quello che funzionerebbe se stessimo alle mere direttive di Roma".

Cesare Moreno
Ne è convinto Staccioli. "Stiamo sviluppando un modello scolastico al testosterone. Siamo certi che prima si fa meglio è; ci illudiamo che le logiche siano misurabili e confondiamo la realtà vista nel pc o in tv con la realtà concreta". Lo stato dell'arte è sconfortante tuttavia dobbiamo essere critici, testardi ma anche ottimisti. "Non tutto – sottolinea Staccioli - è perduto".

Gianfranco Staccioli
Le potenzialità per fare meglio ci sono anche secondo Maria Arici – coordinatrice della "Rete interculturale Trento". "La sfida della scuola è rendersi conto del cambiamento e riuscire a utilizzarlo meglio con tutti. La scuola, una volta per tutte, deve riuscire a capitalizzare e documentare gli elementi positivi di cui è ricca".

Maria Arici