Tione, "demolizione irregolare", revocata la concessione edilizia ad uno stabile in piazza Pleù. «La legge consentiva solo il restauro»
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- Categoria: Tione di Trento
- Pubblicato Domenica, 19 Gennaio 2014 21:58
- Scritto da Ettore Zini
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Doccia fredda per la ditta Cobomax di Tione e il geom. Mauro Buffi, progettista e direttore dei lavori di uno stabile in Piazza Pleù a Tione. Il comune gli ha revocato la concessione edilizia relativa ai lavori di risanamento conservativo della palazzina situata nel centro storico. La notizia risale al periodo natalizio. Ma, è trapelata solo oggi. Alla vigilia di Natale è stata notificata la revoca della licenza edilizia in oggetto. Una delle poche - vista la crisi edilizia in atto - rilasciata dal Comune di Tione nel 2013. Secondo l'amministrazione (il provvedimento reca la firma dell'ing. Luciano Weiss, resp. dell'Ufficio Tecnico) non ci sono più i presupposti perché le opere di ristrutturazione di quella vecchia palazzina (nove appartamenti) possano continuare.
Anzi, revoca e ritiro della Scia (Certificato di Inizio di Attività), congela di fatto il cantiere. Che difficilmente, stando alla normativa, potrà essere riaperto. I costruttori, lo dicono i verbali, hanno contravvenuto a quanto prevede la legge in fatto di ristrutturazioni nei centri storici, su edifici classificati R2, a restauro conservativo. "Accertata la completa demolizione dell'edificio, la realizzazione di nuove murature perimetrali e divisorie in cemento armato al piano seminterrato, in difformità alla concessione edilizia rilasciata, essendo mutata la classificazione dell'intervento, si revoca la concessione edilizia n.8/2013 rilasciata sulla p.ed 677 di Piazza Pleù".
La disposizione - drastica, al punto da sospendere "sine die" un cantiere che prometteva la rivitalizzazione di uno degli angoli più caratteristici di Tione - arriva dopo un'interrogazione in consiglio comunale che chiedeva conto di "quell'abbattimento irregolare". Per cui la legge consentiva solo il restauro. Non il rifacimento ex novo. In quello stabile - vecchio e in mal arnese con fondamenta fradice che si sgretolavano a vista d'occhio – la ristrutturazione avrebbe comunque dovuto attenersi a norme stringenti. Vale a dire: tenere in piedi le murature fino al primo piano, senza radere al suolo tutto l'edificio. Non avendo seguito la prassi (in proposito c'è chi invoca maglie provinciali più larghe per dare l'effettiva possibilità di ristrutturazione ai centri storici) dopo gli accertamenti, è arrivato prima il fermo dei lavori intimato con ordinanza del sindaco Gottardi il 20 di settembre. Poi la richiesta di opere provvisionali, in grado di mettere in sicurezza il cantiere. Infine i lucchetti. Con l'altolà a proprietari, ditta costruttrice e direzione lavori.
Nella fattispecie: la società Cobomax di Tione, l'impresa Consolini di Villa Rendena e il direttore dei lavori Mauro Buffi. Con trasmissione a Servizio Urbanistica e Tutela della Pat e a Procura della Repubblica. A nulla è valsa la difesa d'ufficio del direttore dei lavori, che ha denunciato l'impossibilità oggettiva a tenere in piedi un edificio fatiscente e pericoloso ("crolli e demolizioni totali, derogati all'art. 70 della LP 25/12, attengono solo a edifici destinati ad attività agricole-pastorali, non all'edificio in oggetto", specifica l'Ufficio Tecnico). Né ha giovato l'accusa da parte del direttore lavori che "l'Amministrazione era al corrente della demolizione, e che anzi, un assessore e personale dell'Ufficio Tecnico erano presenti al tracciamento della strada che, secondo accordi verbali, doveva essere allargata di 75 cm. proprio sul sedime dell'edificio". Ora la questione è in mani legali. Con il Comune che si riserva "autonomo provvedimento per eventuali misure sanzionatorie".




