Il Blog di Marco Zulberti
2002-2012: il decennio economico giudicariese
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- Published on Saturday, 05 May 2012 09:32
- Written by Marco Zulberti
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Nel dicembre del 2001 ero passato a salutare il buon Mario Antolini per gli auguri di Buon Natale. In quel tempo lavoravo a Milano per l'ufficio studi di una grande banca italiana e le collaborazioni con «Borsa&Finanza», «Milano Finanza» e dal 1999 con «Il Sole24Ore», mi avevano permesso di iscrivermi all'albo dei giornalisti nel 2000 come pubblicista. Aveva da poco cessato le pubblicazioni «La Civetta» a cui avevo collaborato tra il 1994 e il 1996 e progettavo di fondare una mia rivista di economia locale. Desideravo trasferire l'esperienza di analista nelle Giudicarie. Parlando di questi miei progetti, Mario mi disse che stavano per essere fondate due nuove riviste e che probabilmente avrebbero avuto bisogno di "penne" per parlare del mondo locale. Nel 2004 esordivo con un primo pezzo dal titolo Maggioritario e regionalismo sul sistema elettorale, tema ancora caldissimo. Da quel momento sulla rivista non è mancato mese in cui non ci fosse un mio pezzo di economia, ma quello che ricordo con più affetto è quello che avevo dedicato alla tragica scomparsa dell'artista, pittore e amico, Hermann Zontini.
Quando nel maggio del 2002 usciva il primo numero del Giornale delle Giudicarie erano passati solo 9 mesi dal dramma dell'11 settembre con il crollo delle Twin Towers a New York. Si parlava di una coda di 300 km di Tir che per settimane non riuscirono più a entrare nella capitale finanziaria del mondo. L'economia internazionale subì un drammatico arresto a cui le banche centrali americana, europea e giapponese, reagirono abbassando i tassi all'1 per cento per favorire la circolazione della liquidità e riavviare il ciclo economico. Gli effetti di quella decisione fu quello di abbassare il prezzo del denaro (in Italia all'inizio degli anni Novanta v'erano tassi al 22 per cento), rendendo vantaggiosi i mutui e i finanziamenti in funzione della costruzione e acquisto di beni immobili come case civili e capannoni industriali. Questo effetto s'osservo in tutto il mondo. Dal 2003 imprese edili, elettriche, idrauliche e artigiani lavoravano a pieno ritmo aumentando costantemente anche i costi di realizzazione delle opere a causa del concomitante rialzo delle materie prime sulla scia del petrolio cha dai 30 dollari del 2003 . Sembrava essere tornato l'Eldorado, per chi non è abituato ad osservare il ciclo decennale dei prezzi degli immobili e non ricorda la crisi degli anni settanta. Da quel momento il rialzo dei prezzi degli immobili fu progressivo e superato solo dal rincaro delle materie prime: il petrolio nel 2002 quotava 30 dollari, nel 2008 era arrivato a 144, l'oro era a 200 dollari oggi a 1700.
A questa bolla partecipò anche la leva della spesa dei lavori pubblici provinciali trentini che con le voci dei capitolati sempre più alte spingeva al rialzo anche i prezzi del mercato delle costruzioni privato. Se un muratore nel 1988 prendeva 6 Euro all'ora nel 2008 eravamo arrivati a 30, mentre l'operaio tessile o metalmeccanico rimaneva a 10-12 Euro. Una differenza ingiustificata se non con il circolo inflativo della spesa pubblica: più tasse, più spese pubbliche, meno reddito privato, fino all'attuale implosione del ciclo economico. Dove erano gli economisti?
Il Trentino un tempo terra basata sul reddito agricolo che caratterizzava il trenta per cento della popolazione, con una vocazione al turismo, scopriva il boom del settore costruzioni che si orientava verso la costruzione di alberghi, seconde case, appartamenti da affittare, ma anche migliaia di opere pubbliche. La sede dell'asilo diventava comune, la sede del comune diventava biblioteca, la sede della biblioteca diventava ambulatorio, il vecchio ambulatorio una nuova scuola, e così via come su una giostra tutto basato sulla giostra delle tasse e della spesa pubblica, nel nostro caso provinciale.
Il crisi di fiducia verso i mercati finanziari dopo il crollo del Nasdaq nel 2000, aveva così fatto scoprire la "vecchia" rendita immobiliare, che appariva più profittevole di quella finanziaria. Molti che incolpano la finanza non si accorgono che dal 2001 v'è stata la fuga dai mercati finanziari per spostare la liquidità verso il settore immobiliare. Nessuno aveva più fiducia nella borsa e tutti investivano nel mattone. Questa è la vera cronaca di questi dieci anni: tutti investivano nel settore immobiliare. E ancora oggi con una fortissima crisi di liquidità, perché i beni immobili non sono monetizzabili se non nel lunghissimo termine, c'è questa idea sbagliata che la rendita immobiliare sia preferibile a quella finanziaria. La a liquidità, o meglio i soldi che entrano nel settore immobiliare poi non ne escono più così rapidamente, ed questo fattore che crea l'attuale crisi di liquidità. Paradossalmente oggi la ricchezza è in mano alle aziende e ai privati, che hanno mantenuto una componente di liquidità, di tesoreria, mentre chi ha impegni immobiliari, o finanziari, a causa di mutui troppo generosi, al 100 per cento o addirittura in certi casi al 120 per cento, per comprare anche i mobili e la macchina. I mutui sub-prime di cui parlano i giornali sono stati erogati non solo in america ma anche in Italia e anche in Trentino.
La soluzione ora è quella di agire su più fronti; abbassare i capitolati del settore costruzioni, de- tassarlo altrimenti va alla paralisi abbassando l'Iva, o addirittura azzerandola, per alcune situazioni disagiate, penso ai 1000 metri di altitudine. Secondo creare delle Holding finanziare, con capitale misto pubblico e privato, dove associare le imprese come in Germania, sia industriali che edili, altrimenti parcellizzate e senza capitali, permettendo loro di continuare a lavorare e pagare gli stipendi. Inoltre favorire sempre la libera impresa rispetto alle società più protette, eliminando i contributi diretti e indiretti. Più si assiste i casi difficili e più vi saranno sacche parassitarie di assistiti. La crisi indotta dall'economia mondiale impone anche in questo campo un taglio drastico. Si deve tornare al merito individuale con un welfare più evoluto che non alimenti l'indolenza delle masse. Dal punto del pubblico cambiare radicalmente la politica della spesa pubblica con progetti che si spostano sui servizi come i trasporti, in futuro per le masse forzatamente pubblici e non più sulla macchina che pochi si potranno permettere, abbassare d'ufficio subito di un trenta per cento tutte le tariffe elettriche, comunicazioni ed energia.
Inoltre nuovi progetti forti oggi sul fronte dei trasporti e delle reti di comunicazione, come i lavori delle grandi dighe negli anni cinquanta, che fermarono per la prima volta la piaga dell'emigrazione, di cui la nostra terra soffre da secoli. Emigrato mio nonno, ora si rischia che i nostri figli debbano nuovamente fare la valigia.
Non è possibile che il Trentino, terra vicina alle regioni più ricche del mondo come la Svizzera, l'Austria, la Baviera, che hanno questi modelli iper-liberisti ma anche welfare evoluti, sia diventata una sorta di enclave "romana", fondata sì sui buoni propositi come la retorica del "vogliamoci bene" e "stiamo uniti", ma che oggi fortemente è a rischio a causa della competizione e della globalizzazione economica internazionale.




