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Il Blog di Marco Zulberti

Una cooperazione integrale tra pubblico e privato

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Responsabilità ed esperienza sono le due qualità di cui necessita la classe trentina degli imprenditori, dei politici e degli investitori privati, per pilotare l'economia provinciale fuori dalla crisi economica internazionale. Solo con un atteggiamento costruttivo che non si fondi sull'emotività ma sulla conoscenza in grado di unire le competenze e i capitali sia pubblici che privati, si può costruire il prossimo futuro economico provinciale. Come a livello europeo le autorità monetarie hanno aperto all'ingresso dei capitali privati delle banche e dei fondi d'investimento internazionali per il salvataggio della Grecia, così anche a livello provinciale è auspicabile un'analoga alleanza per investire e sostenere l'economia trentina.

La crisi di liquidità internazionale innescata dal rallentamento del ciclo economico che negli ultimi anni si era affidato al settore immobiliare, ha messo in evidenza proprio l'azione anticiclica effettuata nel passato dalla spesa pubblica che in Italia a livelli del 120% del rapporto deficit/pil ha raggiunto una sorta di borderline che non si può superare pena il default dello stato.

La tumultuosa crescita dei paesi emergenti BRIC, come Brasile, Russia, India e Cina, dove circa tre miliardi di persone percepiscono stipendi medi che sono mediamente un quarto di quelli europei e americani, sta mettendo in evidenza l'importanza dei capitali e sotto pressione il modello della spesa pubblica non solo statale, ma anche provinciale, comunale, fino ai bilanci delle aziende e delle stesse famiglie e singoli individui costretti a nuovi regimi di reddito e di spesa.

Per far fronte a questa crisi di liquidità proprio la presenza in Europa di un welfare così detto "renano", più capillare e sociale di quello "liberal" dei paesi anglosassoni, costringe la Banca Centrale Europea ad un controllo ferreo sia dell'inflazione che della massa monetaria circolante. Nei corridoi di Francoforte da sempre si combattono gli spettri degli anni venti quando un francobollo tedesco con l'immagine di Beethoven raggiunse il valore di 20 miliardi di reichmark. Questa attenzione a non emettere nuova moneta costringe i paesi più indebitati come l'Italia, a tagliare in modo drastico la spesa pubblica e nello stesso momento anche gli investimenti di cui invece la nazione necessita per rilanciare l'economia.

La spirale negativa in cui si trova avvinghiata oggi l'economia nazionale e anche quella trentina deve essere considerata come un cambio del paradigma economico, a cui non si può assistere in modo passivo. A questo cambio storico deve rispondere un'altrettanto storica nuova alleanza tra i capitali pubblici e quelli privati, perché se da una parte non si può battere nuova moneta, dall'altra vi sono enormi capitali privati bloccati in liquidità, come testimonia il dato della massa monetaria presente sui conti correnti.

In questa complessa emergenza economica una seconda crisi, quella della fiducia, sta infatti attanagliando il sistema, da una parte alimentata dai media che puntano più all'effetto emotivo delle notizie che della loro consistenza, vedi l'influenza nefasta delle agenzie di rating, e dall'altra da una classe politica che allevata dalla spesa pubblica è totalmente incapace di reagire, perché manca, come indicavo all'inizio, di esperienza. "Non è una crisi per giovani" affermava recentemente un responsabili di fondi di investimento americano.

Ma come convincere i capitali privati che sono presenti sul territorio provinciale a partecipare al risanamento del modello trentino? Il privato non investe se non è sicuro del ritorno in un interesse e la classe politica non appare disposta a spartire le poltrone dei vari cda con i rappresentanti dei fondi privati. Inoltre questi capitali andranno organizzati in varie forme in cui avranno un ruolo decisivo proprio le istituzioni bancarie e finanziarie che sono le uniche ad avere internamente le competenze e le risorse per organizzare da una parte fondi di private equity, venture capital e fondi d'investimento, dall'altra convincendo le aziende non solo a farsi partecipare ma anche a cedere il governo dell'azienda a nuovi soci.

Se nel passato le crisi in Trentino sono state superate dalla piccola e capillare diffusione del credito cooperativo ora la soluzione passa per una cooperazione integrale tra i capitali pubblici e quelli privati in cui la politica deve fare un passo decisivo verso il rispetto dei ruoli e delle competenze. La svizzera, una terra ed una cultura molto simile alla nostra, è un esempio storico di questa cooperazione tra i capitali pubblici e quelli privati. Non abbiamo che da imitarne il modello.