Il Blog di Marco Zulberti
La strada corretta d'uscita dalla crisi
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- Published on Monday, 13 February 2012 17:12
- Written by Marco Zulberti
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Le immagini drammatiche degli scontri di piazza tra la polizia e i dimostranti che giungono da Atene, stanno sollevando più di un interrogativo sulla sostanza morale sulla quale si basa l'unione europea. I tagli imposti dall'Europa impone un cambio così radicale e rapido all'economia greca, che sta provocando un shock forse peggiore di quella che sarebbe stata l'uscita dall'euro. Disoccupazione e povertà sembrano gli spettri che attendono in futuro del popolo greco, in nome dei mercati e della stabilità degli altri paesi dell'unione. Ma gli stessi spettri stanno manifestandosi anche all'orizzonte dell'economica portoghese, spagnola e italiana. Gli economisti, i banchieri, gli industriali e la classe politica che stanno guidando l'Europa sembrano infatti carenti di quel coraggio ed esperienza sufficienti per affrontare questa crisi.
E' possibile uscire da una crisi economica per la stessa strada con cui si è generata? L'Europa chiede ai greci e a tutti i popoli dei paesi in crisi, di liberalizzare ancor di più, di collocare sui mercati ancora più quote dei beni dello stato. Non è un paradosso? Il capitalismo che ha strozzato i popoli ora chiede di affidarsi completamente a lui, perché lo stato governato dai politici non è in grado di superare la crisi. I mercati finanziari, grazie al niet di David Cameron, sono quindi liberi di lasciar girare le macine e di trascinare nel loro ventre anche i destini dei popoli. La Grecia infatti non è schiacciata solo dai suoi debiti in conto capitale, ma soprattutto dagli interessi che dovrà pagare.
Di fronte a questa situazione non è giusto quindi distinguersi dal popolo greco, visto che questo siede nell'unione europea e chiede nelle piazze la solidarietà degli altri, perché la responsabilità di questa crisi gravissima è della classe dirigente che è stata alla guida della stessa Europa durante gli anni della crescita economica dal 2003 al 2007. Se il debito è cresciuto, è cresciuto anche per gli scarsi controlli che l'Europa economica e monetaria hanno effettuato sui conti della Grecia.
Questa classe dirigente politica che mette in fila il cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente francese Nicolas Sarkozy e il premier inglese David Cameron sembra infatti incapace di elaborare un piano comune che non chieda solo tagli e liberalizzazioni, ma riformi i mercati finanziari, i debiti pubblici con l'intervento in prima fila degli stessi stati, stemperando la sfiducia interna alla stessa unione monetaria europea che vede i paesi più forti vendere le obbligazioni dilatando gli spread con i paesi più deboli.
Questi politici insieme alle autorità finanziare, come il neo-governatore della Banca Centrale Europea e al nuovo premier italiano Mario Monti, devono avere il coraggio di smentire quanto si è fatto in questi ultimi decenni dove si sono quotate sui mercati finanziari beni e servizi di pubblica utilità non-quotabili perché essenziali alla vita dei popoli, come società elettriche, società telefoniche, società autostradali, le stesse banche che erogano i servizi finanziari di base. Invece l'attuale classe dirigente, nonostante tutte le critiche che esse stesse rivolgono ai mercati finanziari, poi spinge ancora verso i mercati finanziari. Ma per questa strada trionferà solo il capitalismo ancora più spinto come prevedeva lo stesso Karl Marx nell'Ideologia Tedesca scritta nel 1846.
Nel 1993 quando dopo il suicidio di Nicola Gardini, la Ferruzzi fu colpita da un crack finanziario terribile, le banche rinunciarono agli interessi, ne divennero le controllanti e dopo un decennio venne rimessa sul mercato a pezzi, guadagnandoci. Ed era un azienda privata. Stesso destino hanno subito la General Motors, la Ford e la Crysler al cui capezzale è stato chiamata la stessa Fiat.
Oggi in un regime di tassi zero, con una iniezione di liquidità continua sia dalla parte della Federal Reserve di Ben Bernanke, che della Bank of Japan e da poco anche da parte della Banca Centrale Europea di Mario Draghi, per salvare la Grecia forse basterebbe applicare la stessa ricetta, intervenendo con un aiuto sugli interessi e non sull'ammontare di tutto il debito.
La scarsa esperienza delle crisi da parte dell'attuale classe politica europea sembra richiedere molto più coraggio, profondità critica e solidarietà, per essere più vicini ai popoli in difficoltà, a partire da quello greco che non si deve sentire ghettizzato o colpevolizzato, ma sostenuto e aiutato. Se l'Europa non fa questo passo e diventa uno strumento solo della ricchezza tedesca, non ha più senso che esista.




