Il Blog di Marco Zulberti
Il "ritorno alla terra"
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- Category: Il blog di Marco Zulberti
- Published on Friday, 20 July 2012 01:45
- Written by Marco Zulberti
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La recente decisione del governo italiano di effettuare un taglio del 10 per cento degli statali con prepensionamenti in deroga alla stessa riforma previdenziale appena varata a dicembre, se da una parte indica l'urgente necessità di tagliare le spese statali dall'altro mostra come questa de-statalizzazione rappresenti la fase finale di una crisi irreversibile iniziata ancora negli anni sessanta con la de-ruralizzazione delle masse contadine che hanno lasciato i secolari lavori agricoli e le attività artigianali per entrare in fabbrica.
Alla fase della de-ruralizzazione avvenuta tra gli anni cinquanta e sessanta si era passati a quella della de-industrializzazione negli anni ottanta con l'aumento esponenziale dei dipendenti statali fino alla crisi attuale dove interi paesi sono costretti a tagliare drasticamente proprio il settore che oggi grava sulle spese dello stato. Contro questa deruralizzazione che appariva uno sradicamento dalla cultura agricola si batteva una parte degli intellettuali italiani tra cui scrittori, pittori come Renato Guttuso, poeti come Mario Luzi, registi come Pier Paolo Pasolini, storici come Emilio Sereni che dedicò tutta la sua vita al rapporto tra la vita agricola e capitalismo. Ma il processo di uscita dalle campagne fu ineluttabile a partire dal fallimento della riforma agraria e dalla politica industriale miope attuata dalle multinazionali alimentari italiane a partire dalla svendita della Sme (De Rica e Bertolli) poi con i casi della Ferruzzi, dalla Cirio e della Parmalat. Da una massa agricola che estraeva reddito dalla terra ad una massa industrializzata che ha permesso alla manifattura italiana di diventare una delle prime cinque del mondo, fino all'attuale bolla nell'impiego pubblico che in alcune zone del paese vede due persone su tre impiegate nei servizi e quindi a carico del sistema in quanto improduttive e non generano capitale. L'attuale fase di povertà e la minaccia della disoccupazione che colpisce gli statali scaturisce proprio da questo processo di progressivo allontanamento dalla rendita fondiaria.
Se infatti durante la crisi degli anni settanta molti lavorassero come operai, muratori e artigiani nelle piccole imprese delle valli anche per pochi mesi all'anno le micro-attività contadine e agricole erano ancora molto diffuse e molti di quei contadini, muratori, artigiani sapevano produrre un'aggiunta di reddito anche solo procurandosi la legna per il fuoco, le patate nei campi, i frutti stagionali, allevare piccoli animali da cortile producendo uova, salame fino a prodursi il vino che consumavano.
Ma oggi anche se sapessimo riscoprire queste capacità cancellate giocando gli ultimi spiccioli che le slot-machine nei bar o guardando le tv commerciali (che rappresentano il vero problema culturale italiano) non sapremmo comunque sopravvivere come negli anni settanta perché allora non esistevano le bollette dell'acqua, del telefono, delle immondizie, delle fognature, dell'energia, dei trasporti, dei canali televisivi, dei conti correnti bancari, delle assicurazioni obbligatorie che hanno tariffe che sono il 30% più alte che in Europa. Oggi vi sono servizi necessari che solo trent'anni fa erano ritenuti superflui. Chi può fare a meno di un conto corrente bancario? Chi può fare a meno di un telefono? Chi può fare a meno di un'assicurazione? Chi non produce immondizie o usa l'acqua e il bagno? Negli anni settanta ai tempi dell'ultima crisi niente di tutto questo.
Se l'agenzia del lavoro quindi registra una drastica riduzione del personale impiegato nei settori industriali, il settore agricolo che negli cinquanta occupava due trentini su tre, oggi deve tornare a crescere, ma non inseguendo il modello cooperativo-padano con la creazione di nuovi consigli di amministrazione e nuove società fondate sottoscrivendo nuovi mutui e finanziamenti, ma stimolando fiscalmente il singolo imprenditore agricolo, la singola famiglia che si dedica a queste attività e le comunità che avranno un occhio di riguardo a queste tematiche, senza cadere nelle storture che abbiamo visto in molte situazioni come nel settore vinicolo e caseario.
Quindi non meravigliamoci se dalla Baviera arriva il latte a 0,20 centesimi (non solo le BMW) e le cosce del prosciutto crudo vengono importante dall'Olanda o lo stoccafisso e il salmone arrivano dalla Finlandia insieme ai telefonini della Nokia: sono proprio i paesi che oggi in Europa non hanno debito e che ci indicano che la strada giusta è quella che indicava il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche: il ritorno alla terra.




