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La persona Paesaggio

L'archivio della "Persona paesaggio".


È ormai noto che l'indagine su un territorio riesce meglio se è realizzata da conoscitori che indagano, di fatto, i luoghi dove si sono sedimentate le memorie delle generazioni passate e che sono giunte a noi, originariamente, con la tradizione orale e solo successivamente come soggetto di studi e ricerche. Questa è una conoscenza che non può mancare all'esploratore del paesaggio perché solo con questo metodo si crea una memoria visiva della propria epoca da lasciare in eredità alle future generazioni.

C'è poi un aspetto soggettivo, proprio del fotografo, cui può capitare l'occasione di percepire immagini del territorio che fulmineamente sorprendono per la loro originalità ma che bisogna essere in grado di capire e saper cogliere.

Le idee rigorose e le scelte etiche sono però difficili da raggiungere e soprattutto da diffondere: troppo spesso si preferiscono piacevoli immagini edulcorate adatte più all'ego di chi scatta e al taglio di nastri da parte di politici in cerca di piccoli successi, entrambi ignari dei danni che stanno arrecando al progresso culturale della comunità.

Floriano Menapace

floriano 5Floriano Menapace dal 1968 è attivo fotografo in bianco/nero e studioso di storia e critica della fotografia. Come autore, indaga le tematiche del paesaggio con delle ricerche sugli aspetti propri dell’ambiente antropizzato. I soggetti, ripresi con metodi tradizionali, sono restituiti con immagini consapevolmente interpretative che tengono conto della storia e della tecnica della fotografia.

www.florianomenapacephoto.com

Giudicarie Esteriori, Monte Casale – 2011

28.Casale Capanno 2011 300 b

28. Giudicarie Esteriori, Monte Casale – 2011.

Segni di vita antica.

"...intanto noi entrammo per una bassa porta e ci trovammo in una caverna ricavata mediante la costruzione di un muro di sassi sotto i lati più bassi del macigno, là dove questo sporgeva. Un fuoco morente gettava una luce fioca su una gran quantità di secchi e formaggi, che riempivano ogni angolo disponibile. [...] Il soffitto basso e inclinato rendeva difficile e pericoloso anche il più piccolo movimento. Nell'angolo più lontano, dove la roccia permetteva solo la posizione distesa, c'era un letto di fieno e di pelli per una persona, completamente occupato da tre persone e da una ragazza. [...] La nottata non prometteva di trascorrere comoda." Così l'alpinista ed esploratore Douglas W. H. Freshfield, nel 1871, descrive un coel (grotta) adattato a bait (capanna, riparo) incontrato nel Gruppo di Brenta.

Pietre tolte dal pascolo, dal campo adatto per piantare le patate, l'orzo, l'avena, il granturco per la polenta. Sassi ammucchiati lungo i perimetri dei coltivi, chiesure, prati e pascoli, raccolti, man mano che capitavano tra i piedi, in cumuli che, col passare del tempo, assumevano un sembiante misterioso: coperti com'erano da una leggera cotica d'erba dura sembravano tombe preistoriche. Pietre scelte per fare muretti di contenimento, per pavimentare le mulattiere e creare recinzioni per tenerci mucche o pecore; per il toro o il becco ne venivano costruiti di più piccoli lontano dalle femmine. Pietre per chiudere l'entrata di una grotta, un grande masso sporgente, un particolare avvallamento del terreno, per fare, sempre a secco, instabili pareti che sorreggevano un'orditura di tronchi e altre pietre, se larghe e piane, per tetti di incerta fattura, spesso di paglia, solo in certe zone, di scandole. Sopra la porta lo sfogo per il fumo; sull'architrave la data 1899, come in questo caso sul Monte Casale, testimonia che un po' del tempo infinito e meditativo dei pastori era stato usato per lasciare una memoria.

Douglas W. H. Freshfield, in F. De Battaglia, Il Gruppo di Brenta, Zanichelli, Bologna, 1982, pp. 160 – 161.