Giudicarie Esteriori, Monte Casale – 2011
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- Category: Le Giudicarie ritratte da Floriano Menapace
- Published on Monday, 03 October 2011 15:06
- Written by Floriano Menapace
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28. Giudicarie Esteriori, Monte Casale – 2011.
Segni di vita antica.
"...intanto noi entrammo per una bassa porta e ci trovammo in una caverna ricavata mediante la costruzione di un muro di sassi sotto i lati più bassi del macigno, là dove questo sporgeva. Un fuoco morente gettava una luce fioca su una gran quantità di secchi e formaggi, che riempivano ogni angolo disponibile. [...] Il soffitto basso e inclinato rendeva difficile e pericoloso anche il più piccolo movimento. Nell'angolo più lontano, dove la roccia permetteva solo la posizione distesa, c'era un letto di fieno e di pelli per una persona, completamente occupato da tre persone e da una ragazza. [...] La nottata non prometteva di trascorrere comoda." Così l'alpinista ed esploratore Douglas W. H. Freshfield, nel 1871, descrive un coel (grotta) adattato a bait (capanna, riparo) incontrato nel Gruppo di Brenta.
Pietre tolte dal pascolo, dal campo adatto per piantare le patate, l'orzo, l'avena, il granturco per la polenta. Sassi ammucchiati lungo i perimetri dei coltivi, chiesure, prati e pascoli, raccolti, man mano che capitavano tra i piedi, in cumuli che, col passare del tempo, assumevano un sembiante misterioso: coperti com'erano da una leggera cotica d'erba dura sembravano tombe preistoriche. Pietre scelte per fare muretti di contenimento, per pavimentare le mulattiere e creare recinzioni per tenerci mucche o pecore; per il toro o il becco ne venivano costruiti di più piccoli lontano dalle femmine. Pietre per chiudere l'entrata di una grotta, un grande masso sporgente, un particolare avvallamento del terreno, per fare, sempre a secco, instabili pareti che sorreggevano un'orditura di tronchi e altre pietre, se larghe e piane, per tetti di incerta fattura, spesso di paglia, solo in certe zone, di scandole. Sopra la porta lo sfogo per il fumo; sull'architrave la data 1899, come in questo caso sul Monte Casale, testimonia che un po' del tempo infinito e meditativo dei pastori era stato usato per lasciare una memoria.
Douglas W. H. Freshfield, in F. De Battaglia, Il Gruppo di Brenta, Zanichelli, Bologna, 1982, pp. 160 – 161.


Floriano Menapace dal 1968 è attivo fotografo in bianco/nero e studioso di storia e critica della fotografia. Come autore, indaga le tematiche del paesaggio con delle ricerche sugli aspetti propri dell’ambiente antropizzato. I soggetti, ripresi con metodi tradizionali, sono restituiti con immagini consapevolmente interpretative che tengono conto della storia e della tecnica della fotografia.
