Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini
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- Categoria: Quell'illuso del Musón
- Pubblicato Martedì, 24 Dicembre 2013 21:34
- Scritto da Giudicarie.com
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Vigilia di Natale 2013: cielo coperto, annunciata neve... mentre aleggia l'atmosfera natalizia piena di contraddizioni: luci ed addobbi ovunque, Natività e Presepi vari nei luoghi sacri ed anche all'aperto, mercatini reclamizzati e frequentati sia in città che nei villaggi montani, persone serene e contente indaffarate a fare shopping od a preparare i festeggiamenti in casa.
Sulla società e sul mondo grava, invece, un clima di malcelata preoccupazione di carattere economico e di instabilità politica, che preoccupa non poche persone e rende amaro anche un Natale che dovrebbe proiettare serenità e sicurezza attraverso valori di cui si era caricato nei secoli successivi ad una fortuita nascita di un bambino in una dimenticata stalla di Betlemme. Preoccupate milioni di persone nei luoghi di guerra; altrettanto per milioni di disoccupati; ed ancora per milioni di poveri in attesa di un pane e di una casa. Quanto è difficile associare le due prospettive, i due opposti aspetti di uno stesso periodo storico, di una stessa circostanza che invita a rallegrarsi ed a festeggiare mentre ci si trova di fronte a chi soffre, a chi è solo, a chi non riesce ad uscire dalle trappole del bisogno e della sofferenza.
Eppure bisogna pur trovare motivi e modi per uscire, in maniera positiva, da una situazione di così immenso disagio usufruendo del profetico "messaggio" che, da due millenni, sta cercando di dare una svolta all'odio, ai contrasti, alla disparità fra uomo e uomo, alla sopraffazione del maschio sulla femmina, alla malvagità, alla cattiveria, all'insaziabile sete del potere, alla disonestà, all'ingiustizia, all'ignominia.
Dalla televisione e dalla radio escono le musiche natalizie, i filmati ed i "servizi" in onda cercano di farsi interpreti di sentimenti e di iniziative in positivo, anche se sempre collegate con le promozioni commerciali che rovinano tutto l'aspetto religioso-morale-sociale del Natale stesso. I telefoni squillano per inviarsi vicendevolmente auguri che poi non si sa in che cosa consistano; così i messaggini sia via cellulare che via web; ormai quelli a mezzo posta sono quasi ormai scomparsi ma qualcosa resiste. Tutta una messa in scena? Oppure rimane inalienabile un substrato indecifrabile sul quale l'uomo si sente ancora di dover poggiare i piedi per trovare in se stesso e negli altri nuove potenzialità al fine di superare ciò che contrasta il bene, ciò che gli impedisce di camminare più speditamente lungo il sentiero della vita?
Io credo di sì: l'uomo, anche se moderno e laico, certamente percepisce che in queste festività, dalle indubbie radici religiose, è insito il calco del "bene": ossia l'esigenza fondamentale della persona, di qualsiasi persona, sotto qualsiasi cielo e su qualsiasi zolla di terra. Ecco l'evidente relazionarsi ai bambini, ai fanciulli - posti al centro del Natale - che rimangono l'emblema dell'uomo nuovo ad ogni nascita; delicatissimi e sempre nuovi esseri umani ancora non toccati dalle brame del potere, né schiavi del vizio e delle ingiustizie.
Perciò, per me... nonostante tutto e nonostante tutti il Natale resta ancora un Natale da vivere in serenità e gioia e da tramandare da generazione in generazione.
quell'illuso del Musón




