Quell'illuso del Musón, il blog di Mario Antolini
A Roma per «casa e lavoro». A 65 anni di distanza dalla manifestazione dei Baschi Verdi la storia si ripete. L'asterisco di Mario Antolini
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- Categoria: Quell'illuso del Musón
- Pubblicato Lunedì, 16 Dicembre 2013 23:34
- Scritto da Giudicarie.com
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Dicembre 2013: vie e piazze di Roma e d'Italia intasati da gente scontenta, indignata perché senza lavoro e, soprattutto i giovani, anche senza casa. Questi avvenimenti riportano chiaramente alla mente di noi vecchi ultrasettantenni quegli anni in cui abbiamo vissuto in prima persona quelle stesse ansiose giornate; ed, in particolare, il mio personale pensiero mi riporta alla grande adunata dei "Baschi Verdi" a Roma nel 1948. Per non farmi tradire dai ricordi personali sono andato a rintracciarne l'eco in internet e vi ho trovato i seguenti riferimenti: «1948: a Roma con i baschi verdi. Un'esplosione di giovinezza. In quelle giornate romane la parola coinvolgente di Carlo Carretto e l'intervento di Pio XII".
In quel periodo, io ero appena tornato da un anno dal Giappone ma già mi trovavo quale dirigente per le Giudicarie della GIAC (Gioventù Italiana di Azione Cattolica). In un mattino di settembre ero a letto con la febbre, quando sotto le finestre passarono un gruppo di giovani a gridarmi il loro saluto perché in partenza per Roma a partecipare al raduno per festeggiare gli ottant'anni della fondazione della gioventù di Azione Cattolica. Non esitai un attimo: saltai giù dal letto, presi i primi vestiti che trovai a portata di mano ed eccomi con loro in strada a correre a prendere la corriera per Trento e raggiungere in treno Roma... col puro vestito addosso e niente più.
Di quelle giornate ho un vago ricordo del Vaticano, poiché ero in contatto con una signora giapponese conosciuta in nave ed ora addetta all'ambasciata nipponica. Dell'udienza di papa Pio XII, della celebrazione in San Pietro e della città di Roma stessa tutto si è dileguato dalla memoria. Solo due riferimenti mi son rimasti fissi: il pavimento e il buio di una chiesa dove venimmo accolti a dormire sulla paglia e poi la grande fiaccolata notturna per l'oceanico raduno dei 300 mila in piazza San Pietro per lo storico discorso del nostro presidente Carlo Carretto. Fantastico personaggio Carretto, di cui mi è rimasto indimenticabile il suo discorso nel silenzio quasi oppressivo ed ossessivo che gravò su di noi che gridavamo ai politici: «Lavoro e casa»; un grido di cui Carretto si era fatto il portavoce tanto che è rimasto così presente anche oggi in internet: «Poi... il discorso di Carlo Carretto. Fu un discorso alquanto dibattuto perché accusò il governo col Presidente del Consiglio presente Alcide Degasperi, di essere lontano da tutte le problematiche giovanili quale studio, lavoro...».
Assai più significativa e pregnante- (interamente da me condivisa nel chiaro ed ancor vivo ricordo) - quest'altra cronaca di un testimone presente: «Furono tre giorni ardenti, fu un'esplosione di giovinezza che lasciò tutta l'Italia stupita e che ci fece sentire protagonisti di un'avventura che avrebbe segnato a caratteri di fuoco gli anni che stavamo per vivere. Nella prima notte - trecentomila eravamo! - ci dividemmo in quattordici colonne partendo da varie parti della periferia, e marciammo cantando e gridando per le vie di Roma confluendo tutti in piazza San Pietro con le torce accese: l'immenso catino delimitato dal colonnato del Bernini divenne un immenso braciere: un'unica fiamma che illuminò di luce la storia della nuova Italia che stava cominciando. In piazza ci attendeva sul palco il nostro presidente Carlo Carretto, l'amico che ci affascinava con la sua parola ed i suoi scritti e ci faceva battere il cuore per la Chiesa, per il Papa e per la Patria. Nel palco delle autorità c'erano tutte le massime cariche dello Stato, con a capo Degasperi che guidava il governo nato dalla consultazione del 18 aprile 1948. Carlo Carretto parlò di Dio, dei fratelli, del nostro impegno d'amore per essi, per tutti. Parlò a noi e ai nuovi governanti portando la loro attenzione, con parola forte e decisa, i problemi della povera gente e la responsabilità per loro di ritrovare il coraggio e la capacità di fare una politica sociale aperta, capace di risolvere i problemi del bilancio facendo credito a Dio e confidando in Lui più che sul sistema bancario. Qualcuno lo prese per un visionario e un esaltato, fuori della realtà; ma noi ci trovammo tutti con Carlo Carretto e con la nostra presenza entusiasta facemmo intendere che eravamo lì non per fare i procacciatori di voti, ma per impegnarci seriamente per la crescita umana e civile della nuova Italia».
Oggi - 2013, a 65 anni di distanza - per le vie e le piazze di Roma e di tutte le città d'Italia,un'altra gioventù, ma con gli stessi entusiasmi e pressata dalle stesse istanze, sta chiedendo all'attuale classe politica che rappresentava il Governo e la Nazione le stesse cose che chiedevamo noi, alla luce delle fiaccole, in quella lontana notte di settembre del 1948.
Tutto si ripete invano? Che non finisca come è sfumato il nostro "grido risuonato nel silenzio nel deserto"; infatti lo stesso "nostro" presidente Carlo Carretto, avvilito e disgustato per non sentirsi ascoltato, nel 1952 si fede religioso seguendo Padre Charles de Foucauld nei "Piccoli Fratelli di Gesù" e scelse di dedicarsi all'umanità intera, sia come religioso che come acuto scrittore, facendosi missionario ed andando a svolgere la propria dedizione al prossimo prima in terra africana e poi anche in Italia. È morto a Spello, assai noto ovunque per i suoi libri, nel 1988.
Mario Antolini




