Perché credo nella "Comunità di Valle"
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- Categoria: La piazza dei giudicariesi
- Pubblicato Venerdì, 06 Gennaio 2012 23:50
- Scritto da Mario Antolini Musón
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Non so cosa possano valere nel Duemila le considerazioni e le convinzioni di un vecchio novantenne, ma alla luce dei giornalieri interventi pro o contro le "Comunità di Valle" - come già a suo tempo pro o contro i Comprensori - mi sento spinto e sollecitato a mettere in discussione anche il mio poverissimo ma convintissimo punto di vista.
Negli anni Cinquanta mi ero trovato come segretario (alla scuola del grande e purtroppo dimenticato giudicariese rag. Alfiero Andreolli) del primo pionieristico Consorzio dei Comuni Giudicariesi, e conseguentemente fui coinvolto, in prima persona, fra i protagonisti della formulazione della legge 959/1953 sui canoni idroelettrici e, conseguentemente, della costituzione dei Consorzi Bim. Data tale emozionante esperienza, negli anni Settanta avevo salutato con entusiasmo la nascita dei Comprensori che, secondo gli studi che stavo intraprendendo sulle Giudicarie, mi sembravano ricollegabili ai Capitanati ed ai Distretti giudiziari dell'impero austroungarico ed alle Sottoprefetture e Preture italiane degli anni Venti.
Fra gli anni '50-'55 avevo avuto modo di percorrere paese per paese tutte le Giudicarie (prima per l'Azione Cattolica giovanile, poi per l'organizzazione delle associazioni di categoria dei contadini, degli artigiani e dei commercianti, ed infine per la delimitazione dei due Bim del Sarca e del Chiese) ed avevo potuto constatare la possibilità, l'opportunità ed addirittura la necessità di giungere ad una comune "unità d'intenti" che avevo sperato (inutilmente) nei Bim, ma che - successivamente - vedevo possibile, in prospettiva, nel Comprensorio, del quale, come corrispondente dei due quotidiani regionali, seguivo passo passo il suo costituirsi soprattutto nella impostazione ed elaborazione del piano urbanistico comprensoriale delle Giudicarie.
Ho creduto fermamente nel Comprensorio, che sognavo supportato dai lauti finanziamenti dei due Bim, sia perché avrebbe potuto progettare interventi lungimiranti che coinvolgessero l'intero territorio delle Giudicarie nelle sue potenzialità e nelle sue infrastrutture globali, sia soprattutto perché sognavo la possibilità - già goduta col Capitanato e con i distretti giudiziali di Tione, di Condino e di Sténico - che tutta la povera gente, la gente comune dei 125 centri abitati sparsi lungo la Sarca e il Chiese, non avrebbe dovuto più portarsi fino a Trento ed entrare titubante e paurosa nei grandi palazzi e trovarsi a parlare - in punta di lingua - con impiegati ben incravattati e del tutto estranei e quasi sempre incapaci di calarsi nei panni della gente di periferia che, magari, parlava ancora soltanto il dialetto.
Il poter sognare efficienti uffici periferici - come quando al Capitanato di Tione ogni Giudicariese poteva avere in poche decine di minuti addirittura il passaporto per l'America - e trovarvi personale locale che ti capiva e lo sentivi a tua disposizione anche per il disbrigo di pratiche burocratiche complesse o per la compilazione di moduli spesso indecifrabili, era, per me - in quegli anni Settanta - il sogno più bello che potessi fare, anche perché sognavo un Ente periferico effettivamente autonomo che poggiasse sul perno di un Assessorato alla Cultura Locale che funzionasse quale punto-chiave di riferimento e di supporto a tutto l'apparato burocratico-amministrativo ed alla fitta rete delle Scuole sparse sul territorio: un Assessorato capace di creare quell'indispensabile supporto che è costituito dalla conoscenza diretta, documentata ed aggiornata degli elementi geografico-catastali, storici e socio-economici che risultano determinanti per una saggia ed efficacie politica territoriale.
Purtroppo tutto è sfumato nel nulla con una perdita immane di occasioni, di opportunità e di capitali finanziari. Ma ecco giungere, inaspettata, la "Comunità di Valle" a riproporre gli antichi sogni, a ravvivare la fede e le perdute speranze... Ma - come scrive San Paolo - è la "carità" che dà corpo e sostanza alla fede ed alla speranza; ed oggi, in fatto di "Comunità di Valle", che aveva riacceso i miei sogni di ieri, sento che sta affievolendosi il suo tempestivo concretizzarsi - (il fare) - a causa del rallentarsi (o il frenarsi) di tutta l'espressa ed attuabile volontà del legislatore per realizzare e rendere operante quello che era stato l'alito ispiratore dei Comprensori: ossia l'istituzione di un Ente periferico veramente autonomo sul proprio territorio e che la gente "sentisse suo" perché centro di efficacie disponibilità e funzionalità, capillarmente "a servizio" del valligiano, con personale del luogo capace di conoscere persone e situazioni locali, magari anche preparato a capire ed a parlare il dialetto; quindi un Ente pubblico periferico veramente "a disposizione" della gente più umile e più bisognosa, che spesso ha ancora paura e rispèt ad inoltrarsi in certi uffici, e che non è ancora facilitata nel potersi/doversi portare fino a Trento, e che spesso ha tuttora estremo bisogno di essere aiutata nell'ottemperare alle così strane ed opprimenti esigenze della burocrazia.
Vivendo da oltre quarant'anni proprio di fronte all'edificio-sede prima del Comprensorio ed oggi della Comunità, ho potuto constatare le migliaia e migliaia di persone che vi si recano soprattutto bisognose nel settore dell'assistenza e della abitazione; una sequenza che non si è certo diradata con il passaggio da Comprensorio a Comunità. Sono perfettamente conscio che si tratta di un'istituzione che ha ancora estremo e tempestivo bisogno di essere completata e resa maggiormente efficiente ed efficacie "a servizio di tutte le categorie" in tutti gli ambiti della socialità comunitaria, ma "io credo nella Comunità di Valle" come preziosa intuizione politico-amministrativa a vantaggio di tutti i Trentini di periferia, perché effettivamente ha in sè - specie quando potrà poggiare saldamente anche su un autentico e scientifico Assessorato alla Cultura Locale a garanzia della percezione effettiva degli studi su ciascun territorio periferico - le potenzialità per diventare davvero la "Casa del Giudicariese", la "Casa del Noneso", la "Casa del Mocheno", la "Casa del Solandro" e via discorrendo. Me lo auguro (ed almeno me lo sogno) con tutto il cuore.
Mario Antolini Muson




