Dal 1° settembre chiude la maternità? Questo il destino per il reparto dell'ospedale di Tione secondo indiscrezioni
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- Categoria: Tione di Trento
- Pubblicato Martedì, 14 Luglio 2015 22:06
- Scritto da Ettore Zini
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La notizia è ancora ufficiosa. E' trapelata da membri della sanità provinciale vicini alla Borgonovo Re. Riguarda i reparti di ostetricia e ginecologia di Tione e Cavalese, per cui a quanto pare la chiusura è vicina. Tione chiuderebbe già dal 1° di settembre. Per Cavalese invece la data è fissata per il 1° gennaio 2016. Secondo quanto si è appreso nella giornata odierna l'assessore alla sanità Donata Borgonovo Re ha convocato a Trento i primari dei due reparti per comunicare loro la data di chiusura delle due maternità. Solo ieri sera nella riunione di maggioranza alla richiesta avanzata dall'Upt per sapere se c'erano novità sull'argomento, sia Rossi che Borgonovo Re avevano rassicurato i compagni di governo. Oggi le indiscrezioni che hanno messo in fibrillazione i consiglieri provinciali dell'Unione per il Trentino per essere stati tenuti all'oscuro di tutto, sono arrivate come un fulmine a ciel sereno all'interno dei due nosocomi. Proprio dopo la notizia arrivata dal Ministero della Sanità di Roma che lasciava libera la Provincia di Trento di derogare a sua discrezione ai 500 parti richiesti per legge per la sicurezza di ogni punto nascite.
Nei giorni scorsi era arrivata una notizia che offriva qualche filo di speranza a chi nelle valli si stava battendo per il mantenimento dei punti nascita. Era una lettera che arriva da Roma, firmata dal direttore generale della Programmazione sanitaria del Ministero della Salute, Renato Botti. Risponde a un appello dell'associazione "Parto Fiemme" che, nel febbraio scorso, aveva sollecitato la ministra Beatrice Lorenzin a una deroga per l'ospedale di Cavalese, in riferimento appunto alla "chiusura dei punti nascita, con un volume di attività inferiore ai 500 parti/anno, in quanto non in grado di garantire la migliore sicurezza per la madre e il neonato". Nella sua risposta all'associazione della val di Fiemme, il direttore generale del Ministero della Sanità diceva che sostanzialmente spettava all'istituzione regionale, nel nostro caso la Provincia autonoma, "dare seguito alla riorganizzazione del percorso nascita, sulla base degli standard organizzativi, tecnologici e di sicurezza indicati negli allegati tecnici dell'Accordo Stato-Regione, sottoscritto il 6 dicembre 2010". Compresa la concessione di deroghe ai punti nascita con volumi minimi di attività. "Deroghe che, sebbene previste dall'accordo, devono – era scritto nella lettera - essere attentamente valutate sulla base di effettive e insuperabili difficoltà oro geografiche, e della presenza di tutti gli standard riportati dal summenzionato accordo". Insomma, il ministero della Salute non escludeva che la Provincia potesse concedere delle deroghe. E che quindi tenere aperti dei punti nascita che non rispettano lo standard del numero minimo di parti. "Purché – questa era la condizione sine qua non - garantisca che in quegli ospedali periferici siano rispettati tutti i parametri di sicurezza richiesti. Dunque con una presenza di personale e di risorse adeguate". A quanto pare però l'assessorato provinciale non ha ritenuto utile usufruire della libertà d'azione offertagli da ministero. Oggi la doccia fredda. Anzi freddissima. Di cui, nei prossimi giorn si conosceranno altri particolari.




