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"Mettere al centro dell'attenzione del territorio il patrimonio boschivo e il suo utilizzo"
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- Categoria: L'approfondimento della settimana
- Pubblicato Mercoledì, 09 Novembre 2011 15:04
- Scritto da Mario Antolini Musón
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Crediamo che la notizia più importante delle ultime settimane di novembre per i Giudicariesi sia contenuta in una comunicazione della "Comunità di Valle delle Giudicarie", nella quale si precisa che la decisa volontà di mettere al centro dell'attenzione del territorio il patrimonio boschivo e il suo utilizzo è quanto è emerso dall'incontro tra l'Assessore alle foreste, Piergiorgio Ferrari, gli Assessori alle foreste dei 39 Comuni e i Presidenti delle Asuc delle Giudicarie, con la presenza degli esperti Zanotelli, Colaone e Tonezzer della Camera di Commercio di Trento e del nuovo direttore dell'ufficio distrettuale forestale di Tione, Giacomo Antolini.
In particolare è emersa una nuova visione di gestione del bosco che implica il rilancio di un piano che possa dare forza ad un settore con grandi potenzialità, per valorizzare la filiera foresta-legno-energia attraverso un "Piano strategico del legno". È piaciuta la dizione che "in questo scenario si colloca la necessità di un cambiamento nello sfruttamento boschivo, precisando che il bosco può e deve diventare un'occasione di occupazione". Proprio questa precisazione mi ha riportato sia a quanto testimoniato e tramandato dagli antichi Statuti medievali, sia ai ricordi della mia infanzia (decennio 1925-1935).
Ricordi che parlano della concreta partecipazione diretta dei "vicini" (nei secoli) e dei "cittadini" delle nostre comunità locali alla "coltivazione" del bosco. Negli Statuti rimane chiaro l'obbligo di una giornata al mese del "migliore" di ogni famiglia a mettersi a disposizione per provvedere alle necessità delle vie, dei boschi e delle malghe; mentre quando io non avevo che quattro o cinque anni, andando nel bosco a "fare la fòia" (strame per i bovini in stalla) dovevamo avere la massima attenzione a conservare il bosco pulito e a non rovinare le piante; anzi affinché il "ceduo" non fosse invaso dalle conifere, dovevamo strappare eventuali piantine invasive e far sì che i boschi di faggio rimanessero riservati ad uso delle stalle disperse "sa le cà' da mónt".
E s'aggiunge un ulteriore ricordo. Appena finita la seconda guerra mondiale, negli anni Cinquanta, in quasi tutti i Comuni erano stati predisposti dei "cantieri di lavoro" nei quali venivano impegnati i giovani e le persone rimaste senza lavoro, che venivano pagati a settimana tanto avevano bisogno di denaro per sfamare loro e le loro famiglie.
Quindi per secoli e secoli è stata la gente del luogo che veniva inserita nell'ambito del bosco, per cui, anche coloro che non venivano coinvolti in maniera diretta, "sentivano" il territorio come qualcosa di tutti e chiunque passasse nel boschi e nelle selve si sentiva obbligato al rispetto, all'osservanza di certe regole, a saper dare valore ad un patrimonio che ciascuno sentiva anche suo. Quindi sono convinto che le belle parole che in questi ultimi tempi si stanno spendendo per l'ambiente, il bosco, la montagna, i pascoli, le malghe eccetera, se non trovano il diretto coinvolgimento razionale e la diretta partecipazione degli stessi abitanti di ciascuno dei 91 comuni catastali giudicariesi non si riuscirà mai a salvaguardare un territorio montano che da troppi decenni viene costantemente "strapazzato" da gente (anche del luogo) che vuole solo goderlo a piacimento senza muovere un dito per conservarlo e per coltivarlo.
A mio modesto avviso si dovrebbero rinverdire i contenuti degli "Statuti" trascrivendoli, pubblicandoli e diffondendoli (molti convalligiani non sanno neanche che esistono!!) ed organizzare dei veri e propri corsi di "educazione civile" in cui fare opera di conoscenza e di convinzione ai cittadini su argomenti che sono stati troppo dimenticati. Il "comunicato stampa" sulla riunione tenuta presso la "Comunità di Valle" comparirà forse (magari rabberciato) su qualche pagina di qualche giornale, ma dovrebbe essere pubblicato e commentato adeguatamente almeno su tutti i Bollettini Comunali e farlo seguire tempestivamente da attività concrete ed esemplari messe in atto dagli Amministratori più attenti e capaci.
O affideremo anche questo problema "di casa nostra" agli immigrati per tenerli occupati?



