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Intervista a Jean Molino, 19 anni, studente di Ingegneria Aereospaziale: "l'emozione di vedere il mondo da lassù"
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- Categoria: La parola ai giovani
- Pubblicato Lunedì, 11 Marzo 2013 11:11
- Scritto da Alessandro Rognoni
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Cosa ti ha spinto a studiare a Milano Ingegneria Aerospaziale?
Beh, credo che molti a sentire quello che studio penseranno subito: "volare sarà stato il tuo sogno sin da piccolo, tutti sognano di diventare astronauta". Nel mio caso non è stato così. Sin da piccolo io volevo studiare architettura ed è stato un pensiero che ho portato avanti fino alla fine della quarta superiore. Ma dopo la quarta, durante le vacanze estive, ho preso per la prima volta l'aereo per andare a Berlino. Direi che è stato un vero colpo di fulmine. L'organizzazione dell'aeroporto, il via vai che c'era, i passeggeri che venivano da altri paesi, tutto mi entusiasmava parecchio. Ovviamente il pezzo forte è stato l'aereo, con la sua grandezza e la struttura aerodinamica. Non vedevo l'ora di salirci sopra. Inutile dire che il volo è stato fantastico: mi sono divertito ad osservare dal finestrino l'aereo che decollava, gli edifici che si rimpicciolivano mano a mano che prendevamo quota, e infine arrivò quell'istante, quello in cui vidi l'ombra dell'aereo proiettata sulle nuvole e fu lì che decisi di voler far parte di questo mondo, il mondo del volo.
Oltre a questa esperienza ci sono stati altri due fattori che mi hanno portato a questa scelta: il primo è stato un incontro con Roberto Vittori, astronauta italiano, che raccontò la sua esperienza a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, e ci mostrò tra l'altro un video (reperibile anche su YouTube) della Terra vista dalla Stazione Internazionale. Il secondo è stato il mio professore di matematica e fisica delle superiori, che ha saputo trasmettermi una passione per le sue materie (non che prima non l'avessi, ma diciamo che l'ha rafforzata), il quale mi ha fatto capire quali siano le mie capacità e che la "strada" dell'Ingegneria le avrebbe sviluppate nel migliore dei modi.
Infine ho scelto di andare a Milano perchè il Politecnico è una delle università migliori d'Italia.
Sei stato consigliato da qualcuno?
Per quanto riguarda la scelta di fare Ingegneria, come ho detto prima, il mio professore delle superiori ha giocato un ruolo determinante. Mentre per l'indirizzo aerospaziale ho scelto da solo.
Quali sono i pro e i contro del corso universitario che frequenti?
Frequentando ancora il primo anno, ritengo di non conoscere tutti i pro e i contro del mio corso, ma da quello che ho potuto vedere finora, direi che uno svantaggio è sicuramente il numero di ore di lezione al giorno, infatti si può arrivare fino a 9 ore tra spiegazioni ed esercitazioni, con una media di 6/7 ore al giorno. Ma ognuna di queste ore non è sprecata, grazie soprattutto ai professori. Quasi tutti quelli che ho incontrato sono giovani, preparati e capaci. Non voglio dire che quelli con qualche anno in più siano incompetenti, anzi. Ma i giovani, per quanto mi riguarda, riescono a trasmettere meglio l'entusiasmo e la voglia di fare. Ed è proprio questa voglia di fare che mi fa alzare presto al mattino per prendere il treno, seguire le lezioni e tornare a casa per poter studiare. Dal punto di vista didattico, questo corso mi sta offrendo delle basi solide che mi serviranno negli studi futuri per realizzare il mio sogno.
Rifaresti la stessa scelta?
Direi proprio di sì. Questa è una scelta che sicuramente costa fatica e sacrificio, ma ho la certezza che mi porterà lontano!
Che ricetta suggerisci per migliorare il sistema universitario italiano?
Eh, bella domanda. Ci sono molti accorgimenti che si possono fare per migliorare l'università italiana, ma vorrei partire da questo fatto: all'università si forma la futura classe dirigente della società. Una società che non investe sulla sua classe dirigente preclude a se stessa la possibilità di giocarsi alcune carte, che magari sono proprio quelle vincenti. Con questo voglio dire che un'università di qualità è quella che offre i servizi migliori: è infatti indispensabile puntare su investimenti mirati, rivedendo il sistema tributario universitario, basandolo sul reddito familiare. Questo permetterebbe l'ascesa sociale da parte dei figli delle classi meno abbienti, un indice del miglioramento della società. Per favorire questa ascesa, lo Stato potrebbe prestare i soldi per pagare gli studi a chi ha meno possibilità. La restituzione avverrebbe solo quando chi ha usufruito del prestito potrà sostenersi da solo, cioè quando avrà trovato un lavoro stabile. Ovvio che una soluzione del genere vuol dire rischio, che forse non fa parte della società italiana attuale.
L'università non vuol dire solo denaro, ma anche persone. Riprendendo la risposta precedente, si dovrebbe puntare all'abbassamento dell'età dei docenti e ad una selezione basata sul merito, e non su conoscenze di determinate persone.
Gli interventi da fare sono molti, ma senza una classe politica volenterosa di cambiamenti, faremo sempre progetti e proposte che non troveranno mai un'attuazione.
Alessandro Rognoni
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