Nelle ultime settimane del novembre 2014 si è tenuto a Larido, nella "Quadra" nel Bleggio Superiore, un convegno organizzato per segnare l'inizio ufficiale alla attività della nuova e ultima iniziativa nel campo della cooperazione trentina, ossia la "Fondazione don Lorenzo Guetti" con sede nelle Giudicarie Esteriori. Una nuova istituzione che nasce con la finalità di perseguire "la conoscenza e l'approfondimento dello spirito di solidarietà e di fratellanza che esisteva alle origini della cooperazione trentina"; una precisazione che coincide con quella che si trova in quella bellissima ed opportuna raccolta degli scritti di don Guetti -"Le stagioni della solidarietà" - edita nel 1980 e curata da Luciano Imperadori e Mauro Neri (da ripubblicare, se possibile, tanto è incisiva e di piena attualità).
Mi consta indirettamente, che durante l'incontro di Larido ci sia stato qualcuno che ha opportunamente ricordato l'importanza determinante che hanno avuto "gli uomini e le donne" (ossia le "persone") che hanno offerto a don Guetti la possibilità concreta di avere a disposizione basi sicure, sulle quali poggiare le fondamenta per costruire i Consorzi cooperativi nel Bleggio, che egli aveva intuito come possibili, in un'epoca ed in situazioni sociali davvero non certo favorevoli alla sua rivoluzionaria visione sociale. Ed un noto autore, Enrico Agostini, - nel suo saggio del 1985 "Lorenzo Guetti: la vita e l'opera nella realtà trentina del secondo Ottocento" - afferma: "Non fu certo un caso che la nascita di queste società cooperative, ormai tanto attesa e auspicata, avvenisse proprio nelle Giudicarie ad opera dell'intraprendente curato". Una constatazione che fa riscontro a quanto detto e scritto proprio da don Guetti il 10 febbraio 1898: "E se ora nel nostro paese esistono già 50 Casse Rurali e 120 Famiglie Cooperative, voi lo dovete all'esempio dato in Santa Croce col primo Consorzio Cooperativo ed a Quadra colla prima Cassa Rurale; ma se queste due scintille furono capaci di abbruciare, si fu all'acciarino del nostro Consorzio ch'esse scoppiarono, si fu allo spirito d'abnegazione e di iniziativa delle persone, che dirigevano allora il nostro Consorzio se tutto questo ebbe principio e avviamento".
Ecco il fondamento della cooperazione (come di qualsiasi altra iniziativa od attività umana): le persone. E già nei suoi scritti questo concetto viene sempre a galla. Il curato lomasino il 20 novembre 1893 scriveva: "Al povero contadino tocca provare quel duro proverbio che dice: chi non s'ingegna si nega"; preceduto il 1° ottobre 1890 con il monito: "Un popolo solidale non sarà mai vinto!". Ma nell'ampia e generale visione del popolo don Guetti vedeva l'ambito cooperativo restringersi nel concetto di famiglia; ed infatti troviamo scritto da lui: "La nostra società cooperativa forma una famiglia sola, sarà grande, alla patriarcale quanto si voglia, ma è una famiglia". Quindi "organizzazioni solidaristiche ed autogestite; va notata anche la democrazia con cui vanno condotti i Consorzi, che poteva consentire alla presidenza di essere messa in minoranza. Questi organismi decentrati - prosegue il testo - furono, attraverso la partecipazione ed il lavoro in comune, la prima scuola di cooperazione per i contadini trentini". (Agostini, cit.).
Fu un lavoro duro, non facile ed ostacolato da ogni parte. Ma don Guetti, alla sua tenacia poté unire la tenacia degli uomini - la maggior parte contadini ed allevatori - che sapevano cos'era la fatica e l'indigenza, e fu proprio grazie ad essi che egli poté portare avanti i suoi ideali di eguaglianza e di elevazione degli stati sociali meno abbienti. A mio avviso fra la cooperazione dei primi tempi e quella d'oggi, del Duemila, sta proprio nella "qualità essenziale delle persone" che abbracciavano e vivevano la cooperazione nei primi decenni come un compito ed una convinzione del tutto personale; i soci erano soci non solo per tessera o per adesione, ma soprattutto perché vivevano in prima persona, pienamente convinti, sia gli ideali sia le regole della cooperazione. È rimasta solo sulla carta la testimonianza che chi non partecipava, allora, alle riunioni doveva pagare la multa! E adesso, invece, coloro che trovano la voglia e il tempo di andare alle assemblee ricevono un regalo, mentre a chi non va restano inalterati e i benefici di qualsiasi altro socio!
Ovviamente i cittadini di oggi sono lontani mille miglia da quelli che aveva "a disposizione" don Guetti: altre persone, altro modo di sentire, altro modo di agire, altro modo di partecipare perché, in una società radicalmente trasformata, vi è un altro modo di essere personalmente convinti che nella cooperazione "partecipata" vi è anche oggi la soluzione dell'economia personale, della propria famiglia e della propria azienda. Certamente oggi la società è un'altra; anche le strutture cooperative sentono più l'organizzazione che viene calata sugli individui dall'alto e le regole, e gli stessi modi di comportamento, non vengono più studiati e posti in essere nelle vecchie canoniche o nelle vecchie cucine, o all'osteria. Tutto viene studiato e predisposto "in alto" e "dall'alto" piovono direttive, regole ed imposizioni troppo spesso non direttamente condivise oggettivamente con la base, ossia i soci diventati migliaia in seguito alle necessarie "fusioni".
Ma se la "Fondazione" nata nella stessa terra -le Giudicarie, e precisamente il Bleggio - in cui don Guetti ha conosciuto la presenza degli "uomini di cui aveva bisogno", avrà l'ardire e le potenzialità di ridare a tutti gli attuali aderenti ai vari Enti cooperativi le convinzioni e le possibilità oggettive di diretta partecipazione alla conduzione sia delle Famiglie Cooperative che delle Casse Rurali, convinzioni e possibilità che avevano le prime generazioni di soci, credo che sarebbe possibile trovare ancora le strade maggiormente idonee per aggiornare adeguatamente alle situazioni della società moderna quelli che sono rimasti e restano gli "ideali" e le "finalità" della cooperazione che non sono certo mutati.
Quell'illuso del Musón