Aperto ai murales, ma non alle sepolture dei non residenti. Nemmeno se vi hanno abitato per trent'anni. Dove, tra l'altro, abita la figlia che vorrebbe averla accanto. Balbido è un piccolo centro delle Giudicarie Esteriori. Frazione del comune di Bleggio Superiore. E' un borgo, iscritto all'associazione "Paesi dipinti", famoso per le sue corti e i suoi androni, vivacizzati da pitture naif di vita contadina. In quel paesino - 182 anime, dove tutti si conoscono - Dolores Piaia, ha vissuto venticinque anni prima di essere mandata, nel ricovero di Spiazzo, anziché nella vicina casa di riposo di Santa Croce, dove i parenti avrebbero potuto farle visita di frequente. Già lì, una "violenza", da viva. Non c'erano stanze libere nel ricovero della zona. Quindi, era stata spedita in val Rendena. A Spiazzo, a una trentina di chilometri. L'affronto più grave, però, l'ha subito da morta. Perché i parenti dell'anziana donna, 92 anni - trevigiana di origine e trentina d'adozione - se l'hanno voluta tumulare, nel cimitero locale, hanno dovuto farla cremare. "L'unico modo – dice la figlia Giacomina Costa – per ricondurla a casa. E non nel cimitero di Spiazzo, dove la sua residenza era stata spostata d'ufficio".
Tra l'altro – spiega, ancora indignata con chi non le ha permesso di inumarne il corpo, senza procedere alla cremazione - mia madre non ha mai espresso il desiderio di finire in un'urna cineraria". Il racconto lascia perplessi. E pare strano che in Trentino, dove i piccoli cimiteri di paese non straripano come nelle grandi città (a Balbido, nel microscopico cimitero in aperta campagna ci sono, si e no, una cinquantina di tombe, e ancora molti spazi per le sepolture tradizionali), non si sia trovata una soluzione ai codicilli, molto rigidi, in materia di regolamenti cimiteriali.
"La legge". Ecco l'incaglio. E, anche il paravento – dicono i parenti - dietro cui s'è trincerato il sindaco di Bleggio Superiore Alberto Iori. Che - a detta della figlia - è stato irremovibile. Gli ordinamenti comunali specificano che, solo i residenti hanno il diritto di sepoltura. Cosicché, i resti della donna avrebbero potuto trovare accoglimento solo a Spiazzo. Ultimo suo domicilio. Invano i parenti di Dolores si sono rivolti ai responsabili del comune (1.530 abitanti sparsi in diciotto frazioni). E, non ha giovato nemmeno il fatto che l'anziana donna avesse abitato a Bleggio Superiore dal 1984, anno del suo arrivo a Balbido, e che, solo dal 2011, in virtù dell'ultimo Censimento, fosse stata dichiarata "residente" in val Rendena.
"Manco lo sapevamo" dice la figlia. Che, tra l'altro, ha dovuto sostenere 2.000 euro di spese impreviste per la cremazione a Mantova. Di cui - spera - il Comune tenga conto. Magari con un rimborso. Il vicino comune di Fiavè, ad esempio, lo fa. Restituisce, a piè di lista, le spese dei residenti che scelgono di farsi incenerire. Anche a Villa Rendena c'è un bonus di 500 euro, per chi sceglie di essere cremato. "Ma, a parte l'aspetto economico, il fatto di dover obbligatoriamente incenerire le spoglie di mia madre per averla vicina, almeno da morta, è stato un fatto angosciante".
La donna non sa darsi pace. "Mi sono sentita trattata come l'ultima degli extracomunitari. Avrei capito se c'erano problemi di spazio" – dice. "In più, ora vivo con il cruccio che, presto o tardi, la stessa sorte la subirà mio padre. Anche lui, novantaduenne. Pure lui, a Spiazzo. Nella stessa casa di riposo".