
Brevissima, solo poche ore, ma preziosa la riapertura del chiostro del convento francescano di Campo Lomaso, dove sono risuonati i versi della Divina Commedia. In attesa di ristrutturazione e soprattutto destinazione da quando venne acquistato nel 2008 dall'allora comune di Lomaso, oggi Comano Terme, il chiostro serba molta della memoria dei giudicariesi delle Esteriori. Fondato nel 1664 il convento dei Frati Francescani sorge con la chiesa del borgo in un imponente complesso a fianco della moderna scuola elementare rinnovata sette anni fa. Nonostante appaia bizzarro a leggersi, si tratta di un connubio architettonico assai felice: da una parte un moderno e rotondeggiante istituto scolastico brulicante di grida e palloni calciati per la maggioranza dell'anno, dall'altra un'oasi di pace e vento, racchiusi nello spazio di un centinaio di metri.
Chi ha frequentato le elementari nella vecchia scuola ricorda che sulla stradina che porta al convento ci si allenava per la corsa campestre e la staffetta e il suono del fischietto rimbombava tra i castagni in un silenzio irreale. Pochi luoghi in valle hanno mantenuto un'aura di pace come il chiostro del convento chiuso al pubblico da quando nel 2005 il Capitolo dei Francescani della Provincia Tridentina di S. Vigilio, a fronte della carenza di vocazioni, lo chiuse, intenzionato a venderlo. Fra le colonne del chiostro dove nacque il poeta Giovani Prati è risuonato l'Inferno di Dante, recitato dal newyorkese Tony Sartori: genitori molvenesi, un dottorato alla Columbia University e centinaia di versi danteschi imparati a memoria per "capire se fosse davvero possibile".
Sfide da filologi con un certo senso dell'umorismo. Nel convento di Campo Lomaso la serata dedicata ai versi del poeta fiorentino ha il sapore di un richiamo all'amministrazione, a decidere che fare di un luogo che al di là dell'indubbio valore storico ha un grande valore simbolico per le Giudicarie Esteriori. Iva Berasi, oggi presidente dell'Apt locale, al tempo della chiusura del convento assessore provinciale, ripete la proposta che avanzò allora : "divenga un centro di studi internazionale sulla cooperazione, un santuario di serenità capace di accogliere studiosi e giovani da tutto il mondo per ritrovare e fondare il futuro dello spirito cooperativista a partire dai luoghi natali di Don Lorenzo Guetti".
Un'ipotesi mai osteggiata, ma nemmeno accolta, dopo l'investimento di due milioni di euro per il passaggio del convento al comune che da parte sua ha sempre ribadito la volontà di un impiego all'altezza della storia e dell'affetto che i valligiani serbano per quel convento che fu a lungo punto d'incontro per le comunità cristiane della zona: per anni venne sostenuto economicamente proprio dalla gente del luogo che in cambio ebbe un centro culturale e spirituale dal quale la presenza franscescana si irradiò per secoli in tutte le Giudicarie e ospitò quella che fu per molto tempo l'unica biblioteca della valle.