
Un altro sabato in San Barnaba ad immergersi nell'accogliente atmosfera d'arte e poesia, che ormai emana da quelle antiche pareti del luogo sacro divenute un vero "caldo nido" nel quale si possono trascorrere ore serene che rievocano i tradizionali e preziosi "filò" che hanno costituito il determinante substrato culturale di tante generazioni.
Questa volta hanno richiamato a partecipare alla serata il complesso musicale "Otto corde" e la cadenzata voce di alcuni poeti giudicariesi: musica e poesia, accentuati tocchi di corde di chitarra e mandolino e voci rievocanti la propria terra, il proprio passato, le emozioni di sempre.

Il gruppo strumentale di Bagolino si è fatto eco dei vissuti carnevali dell'animato villaggio bresciano ed ha riportato il pubblico nell'atmosfera delle tradizionali melodie che le corde dei mandolini hanno saputo trasportare ed immedesimare nel tempo passato reso presente da un pubblico di oggi che, a quel suono toccante, alternava il suo ascolto fra il ricordo e l'assillo del presente. Così la voce dei dialetti - attraverso i versi di Tea Masè di Giustino, Norma Bonenti e Remo Valenti di Bondo, Mario Antolini da Tione, Marcello Devilli e Roben Bellotti del Bleggio con la voce di Antonietta Furlini - si è calata sui presenti con gli accenti secolari della terra giudicariese portando con sè immagini, situazioni, paesaggi, e infinite cose che ci appartengono e che di volta in volta ridivengono nostre mediante l'ascolto di chi ha saputo fissarle nella schietta parlata degli avi.

Una serata di nostalgia: quella nostalgia carezzevole che non ti fa rimpiangere il passato ma te lo lascia gustare quasi come fosse una persona cara che ti siede accanto e ti fa compagnia; un assaporare il tempo impregnato di passato e di presente e che si trasforma in un valido aiuto per camminare ancora.