Roncone pronta ad ospitare una decina di profughi richiedenti asilo politico. Verranno ospitati presso la struttura ex colonia dei Sordomuti

casa sordomuti Roncone
A breve una decina di profughi arriveranno a Roncone nella Casa Fondazione Lascito Don Santo Amistadi, in direzione della Rocca, dove un tempo soggiornavano in estate i Sordomuti di Via San Bernardino di Trento. Questo in estrema sintesi il contenuto della riunione di ieri tenutasi a Roncone in una aula gremita. Una decisione che ha diviso il paese tra comitato di accoglienza che ha favorito e auspicato l'aiuto a queste persone bisognose, e coloro che temono che l'arrivo di "stranieri" possa scombussolare la loro vita e la loro tranquillità quotidiana.
Tra i favorevoli sicuramente i rappresentanti del Consiglio Pastorale di Don Celestino Riz, che già da oltre un mese si è impegnato per cercare di fare qualcosa per tendere la mano a questi bisognosi.
Tra i contrari sicuramente Celeste Bazzoli e Catia Amistadi consigliere di Minoranza che non hanno nascosto il loro dissenso verso questa iniziativa e rappresentato l'umore di molta gente di Roncone.

Non è mancato l'intervento dell'assessore Donata Borgonovo Re che ha riassunto le iniziative intraprese per gestire l'arrivo sempre più massiccio dei profughi, salvati dalle operazioni Mare Nostrum e Triton. «Al Trentino sono stati assegnati oltre 510 persone. Per definizione quelli che fuggono dalla guerra hanno il diritto di chiedere il diritto dell'asilo, diritto umano fondamentale, sancito nella carta dei Diritti dell'Uomo, sottoscritta anche dallo Stato Italiano e a cui non si può sottrarre. Il problema è che non siamo preparati, abbiamo paura di quello che non conosciamo. A Marco c'è il campo della Protezione civile, la prima accoglienza. Abbiamo bisogno di un secondo livello di accoglienza, in strutture che permettano a queste persone di iniziare un percorso di normalità e autonomia. Ogni richiedente asilo costa allo Stato Italiano 30 € al giorno che comprende vitto, alloggio, di tutta la progettualità sociale e di alfabetizzazione. Serve alleanza fra istituzioni e cittadini: abbiamo il dovere di aiutarli in base al più elementare dovere di cittadinanza universale, non possiamo chiudere le porte. Noi abbiamo avuto la fortuna di nascere in questa parte del mondo».