
Non vorrei che anche su Basilio Mosca, dopo la sua dolorosa scomparsa, stesse calando quel silenzio che ormai si ha la sensazione che avvolga le figure emblematiche di tanti altri Giudicariesi ormai usciti dalla quotidianità delle cronache: Guido Boni, Alfiero Andreolli, Silvia Marchiori, Ezio Scalfi, Paolino Scalfi Bàito, Nino Scaglia, Zita Lorenzi, Padre Mario Levri, Dante Ongari, Ligio Valentini, Amelia Campidelli e tanti altri. È forse naturale e troppo facile per giornali e riviste gettarsi sul quotidiano dimenticandosi che la nostra quotidianità è stata preparata molto prima da qualcuno che si è sacrificato per gli altri in un generoso operare per il bene comune.
Io vorrei che il ricordo e l'esempio di Basilio Mosca si prolungasse negli anni prossimi e futuri per la generosità del suo "dono di sè agli altri" perseguito per tutta la vita con una intensità che ha dell'incredibile. Ci sarà certamente chi troverà nel suo poliedrico agire anche qualcosa da porre in discussione, ma non vi potrà mai essere nessuno che possa mettere in dubbio la sua proiezione verso il sociale, verso la vita comunitaria, verso l'instancabile e vulcanica intuizione di manifestazioni e di iniziative che arricchivano quanti ne venivano coinvolti: ed ogni volta erano in molti.
Negli articoli stesi in occasione della sua dipartita la sua proiezione sociale è stata ampiamente illustrata: la sua dedizione per la scuola specie nel settore del "pieno tempo" e dell'istruzione musicale, per l'amministrazione pubblica, per il bel canto con l'istituzione del Coro Azzurro di Strada e per la musica classica con le sue ricerche su Mozart, per la storia giudicariese attraverso il Centro Studi Judicaria di cui viene considerato il fondatore perché gli fu affidato il difficile compito di "costruirlo" dalle fondamenta, per la Sagra del Folklore nella Pieve di Bono, per il Gruppo d'Intesa, per la sua passione per gli emigranti della sua terra natale e per tante altre intuizioni che hanno arricchito decenni e decenni del suo continuo ed indefesso "darsi da fare". Tante collane di importanti volumi portano la sua firma, o i segni dei suoi interventi per la loro ideazione e compilazione.
Ma ciò che lo ha contraddistinto - pur provato dall'indicibile sofferenza per l'improvvisa scomparsa della sua compagna di vita proprio nel delicato momento del formarsi della sua famiglia - è stato il suo continuo entusiasmo per ciò che vedeva possibile creare ed inventare in ogni ambito esistenziale che gli si affacciava ed in ogni luogo in cui si trovasse, fosse Condino o Rovereto, Pieve di Bono o Tione, la Vallagarina o Strasburgo, la Val del Chiese o le Giudicarie tutte. Non aveva alcun pensiero per sè; guardava sempre attorno a sè proprio là dove scorgeva che vi era una nuova possibilità di ricerca, o ampi spazi per una iniziativa popolare, o un angolo nascosto dove riuscire a scovare il passato dimenticato o il nuovo da scoprire.
Ed in tutto ciò con un comportamento esemplare, condiviso da amici e collaboratori, in un afflato di amicizia e di umana condivisione per cui tutti gli siamo stati e gli sono stati vicini con piacevoli e condivisi rapporti umani. I suoi tratti ed i suoi meriti riscontrati in lui dalla moltitudine degli amici e degli ammiratori non potranno mai giungere a sondare la profondità del suo animo e della sua solitudine. Nessuno di noi, infatti, è mai riuscito a sondare la profondità della sua interiorità, così ricca, ma così tenuta nascosta da una personale intimità che egli - penso - non condivise con nessuno, ma che seppe vivere con dignità ed onestà inconsuete.
Ho lavorato anni ed anni accanto a lui, in vari settori della sua vulcanica attività, ma non seppi mai cosa covasse nel suo cuore generoso e chiuso in se stesso. Non seppi mai conoscere e intuire le sue fatiche e le sue sofferenze; nei nostri contatti operativi esisteva solo il "dover e poter fare", ed ognuno di noi portava dentro di sè la propria interiorità che non invadeva mai gli spazi dell'indefesso operare.
Possa la sua esemplarità sociale e culturale essere trasmessa per diverse generazioni a maggior ricchezza della nostro vita comunitaria in ogni angolo delle Giudicarie dove è certamente giunto il riflesso della sua generosa dedizione alla nostra terra comune.
Mario Antolini Musón