Lunedì 12 marzo 2012. - “L’Adige documenti” (pag. 51) di oggi riporta un lungimirante intervento di Flavio Mengoni titolato: “Comunità [di Valle]. Non contro ma aiuto vero ai Comuni”. L’ex presidente della Provincia di Trento ha dato una “lezione” approfondita di diritto pubblico, entrando nel pieno merito dell’essenza stessa della Comunità di Valle (già viva e vitalizzante nei Comprensori) della quale Mengoni riassume la sostanziale struttura concepita con lo «scopo di programmare lo sviluppo socio-economico in ambiti intermedi tra la Provincia e i Comuni, ossia lo sviluppo equilibrato delle popolazioni di più Comuni insistenti su un’area geograficamente, urbanisticamente e culturalmente omogenea, e gestire in tali ambiti alcuni servizi delegati dalla Provincia».
Un mio amico di forte cultura mi scriveva giorni fa che «alle Comunità di Valle, come prima ai Comprensori, hanno negato l’anima»; ma proprio l’articolo di Mengoni viene a dimostrare che sia i Comprensori prima che le Comunità di Valle oggi l’anima- ossia l’essenza/sostanza - l’hanno davvero nei presupposti sociali e storici del Trentino; è solo l’incapacità dell’apparato politico, amministrativo e burocratico che non la lascia sbocciare, che le impedisce di vivere, che non le permette di venire alla luce con tutte le sue intrinseche potenzialità.
Le “aree geograficamente, urbanisticamente e culturalmente omegenee” il Trentino se le è costruite da oltre Mille anni, e la ricca raccolta delle “Regole” del mai citato a sufficienza Fabio Giacomoni sta a dimostrare come da secoli e secoli il concetto di “Communitas” sia stato proprio di tutte le popolazioni trentine, le quali sono riuscite - ciascuna a modo suo, ed autonomamente - a creare quelle “oasi” che costituiscono oggi la ricchezza maggiore della provincia: ossia popolazioni ricche di storia e di cultura, in un ambiente naturale da sogno, ma ciascuna con la propria identità, e che si sente sovrana nella propria vallata, a difesa del proprio patrimonio plurisecolare. Ognuna con la sua “anima” che appunto viene affidata alla Comunità di Valle affinché riesca finalmente a spiccare quel volo che già aveva tentato di spiccare attraverso quelle “Regole” (Statuti dal 1200 al 1800) attraverso le quali ha saggiato la possibilità di una autonomia periferica lontana dall’oppressione burocratica (e non solo) del potere centrale.
Stupenda la pagina del Mengoni nella rievocazione di un Trentino che «si propone la rivalutazione del significato e del valore del concetto di autonomia delineando, in chiave diversa e di autogoverno, la posizione degli Enti Locali con apertura al dinamismo ed al pluralismo delle rispettive Comunità territoriali». In questa visione afferma: «Le Comunità di Valle non sono assolutamente l’emanazione burocratica di un nuovo centralismo locale, ma soggetti di governo, centro di sintesi degli interessi emergenti dalla popolazione di una determinata zona; in buona sostanza, forme di governo locale idonee a far fronte in modo unitario, democratico e complessivo alla più ampia e articolata realtà dei problemi, in grado di far emergere e promuovere valori sempre più larghi e insieme qualificanti, poco importa se provenienti dal recupero di tradizione antica locale o dallo stimolo di problemi legati al controllo del processo di mutamento storico in atto».
Mi auguro che tutti gli amministratori pubblici provino il piacere di leggere riga per riga uno scritto che li trasporta al passato per rendersi conto effettivamente cosa voglia dire avventurarsi in un presente già proiettato verso un domani del tutto diverso, ma ancora eternamente legato ai princìpi ed ai valori che il passato ha saputo creare e trasmettere per la reale solidità della storia dell’uomo: una storia fatta di sacrifici e di impegno sia a livello personale che del “bene comune”, ma anche fondata sullo studio ed arricchita di saggezza che nasce dall’esperienza e dalla conoscenza.
Mario Antolini Musón