Il Blog di Marco Zulberti

La strada del futuro è... ferrata

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Mentre il governo di Mario Monti prende posizione sul tema difficile della Tav della Val di Susa dichiarando la necessità di portare a termine il collegamento ferroviario ad alta velocità tra Torino e Lione, le immagini della scalata del pilone dell'alta tensione da parte di Luca Abbà, il proprietario del terreno che deve essere espropriato rimanda a quelle dei contadini trentini che con i loro trattori si opponevano alla espropriazione di vigne e campagne per la costruzione di strade e autostrade. Tra i cortei No-Tav in Val Susa, le manifestazioni in piazza Dante a Trento e quella dei 60.000 edili disoccupati a Roma sorge il sospetto che dietro queste sollevazioni popolari vi sia soprattutto la crisi economica e la fine di un modello economico basato su settori come l'auto e quello immobiliare che sono giunti ad una sorta di capolinea.

Il caro energia che sta alimentando una materia prima fondamentale come il petrolio, l'oro nero a cui forse non a caso Pier Paolo Pasolini aveva dedicato il suo ultimo romanzo, sta per travolgere per sempre il modello di vita che abbiamo visto svilupparsi negli ultimi settant'anni. Il mondo non sarà più quello di prima e il settore ferroviario appare effettivamente l'unico in grado di poter garantire la mobilità delle masse che in questi decenni era invece affidato all'utilizzo delle automobili. I trasporti pubblici, sia su gomma che su rotaia torneranno ad assumere un ruolo sempre più importante nella mobilità anche trentina. Con un orizzonte temporale di 45 anni prima dell'esaurimento del petrolio non si sono molti anni per organizzare il nuovo mondo, anche sotto il profilo economico.

Se infatti il settore edile invoca progetti per nuove strade e autostrade o per opere pubbliche dove si consuma soprattutto cemento e territorio, non comprende che il settore ferroviario oltre che al settore edile, coinvolge anche quello meccanico, elettrico ed elettronico, assorbendo anche la manodopera che non verrà più impiegata nella produzione di automobili.

I cortei e le proteste del movimento No-Tav nazionale appaiono quindi generaliste, più sintomo del disagio economico, che espressione di un critica specifica al progetto ferroviario che riguarda la Val di Susa. Come cento anni fa i socialisti Pietro Nenni e Benito Mussolini guidarono la rivolta dei contadini emiliani contro l'introduzione delle trebbiatrici che condannavano alla disoccupazione i mezzadri, oggi la rivolta No-Tav appare scontrarsi contro il futuro che vede la mobilità di massa europea spostarsi sulle rotaie.

L'unico tema che invece rimane irrisolto è il contrasto tra diritto pubblico e diritto privato che oggi la comunità della Val di Susa sta vivendo. Il confine tra l'interesse privato ed il bene pubblico proprio sulla montagna, dove il terreno fertile è più scarso e il contadino ruba alla montagna anche l'ultimo metro di arativo, si traccia con maggior evidenza.

Lo sa bene anche la nostra regione trentina, che fin dalla fine dell'ottocento in progressione ha subito prima l'esproprio di terreni per la costruzione di fortezze militari per ragioni belliche, poi per i grandi collegamenti con l'Italia, prima con la ferrovia e poi l'autostrada del Brennero, infine i grandi lavori idroelettrici che hanno cambiato e stravolto i volti di molte vallate, ma portando lavoro, ricchezza e benessere. Oggi è giunto il momento di guardare avanti e progettare un Trentino su rotaia. Le imprese edili non devono combattere questo nuovo settore perché ne saranno le protagoniste.

Il problema eventualmente giace nella correttezza dei progetti, nel loro impatto sulle vite delle popolazioni residenti e poi nell'effettivo rispetto del servizio di utilità pubblico, evento che nel caso delle autostrade concesse a società private mostra punti seri di criticità, perché beni espropriati per il bene pubblico sono stati poi concessi all'utile di privati.

Nell'impatto ambientale e nella loro rimanere servizio di utilità pubblica e non privata stanno quindi eventualmente le ragioni del movimento No-Tav.

Nel pieno della crisi attuale quindi le contestazioni che vediamo formarsi spontaneamente in molte città italiane se da una parte possono avere qualche ragione, dall'altra devono comprendere che il processo ineluttabile della storia oggi indica il futuro economico sulla strada ferrata.