Il Blog di Marco Zulberti

La libertà sull'onda di Internet

bahrain internet

L'arresto spettacolare di Kim Schmitz, sopranominato Kim Dotcom, il fondatore di siti come Megaupload e Megavideo che avevano più di cinquantamilioni di accessi al giorno, se da una parte comincia a mettere ordine al mondo della pirateria telematica, dall'altra apre anche seri interrogativi sulla libertà di comunicazione tra i giovani di tutto il mondo. E' indubbio che il giro di affari che ruota intorno ai siti di successo raggiunge infatti cifre inimmaginabili anche agli imprenditori più ricchi. Sono noti i successi dei giovani Larry Page e Sergey Brin, che hanno messo a punto l'algoritmo del motore di ricerca di Google nel 1997, o di David Filo e Jerry Jang che fondarono Yahoo nel 1994, ma ancor più famosi sono Mark Zuckenberg il fondatore nel 2004 di Facebook con settecentocinquantamilioni di utenti e di Jack Dorsey che ha lanciato nel 2006 il sito di Twitter. Addirittura come un eroe è infine considerato Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks, che nella sua attività di hacker era riuscito a mettere in rete migliaia di documenti diplomatici riservati degli enti americani.

I numeri da capogiro degli utenti che frequentano questi siti hanno permesso ai rispettivi titoli quotati in borsa una crescita degli utili esponenziale e ai loro fondatori vite da nababbi. Ed è su questo aspetto che i loro imperi sembrano scricchiolare. Gli enormi profitti fatti anche violando le norme del copyright, hanno condotto Kim Schimtz ad essere accusato anche di riciclaggio di denaro sporco. Nella sua opulenta villa in Nuova Zelanda sono stati trovati 4,8 milioni di dollari in contanti, 16 auto di lusso, una Rolls-Royce coupé e una Cadillac rosa del 1959. Dei problemi che ha avuto inoltre Julian Assange, braccato dalle polizie di mezzo mondo e poi caduto in trappola per una denuncia per un tentativo di violenza, ne hanno parlato a lungo i media nello scorso anno.

Ma se da una parte il successo può effettivamente aver dato alla testa, e spinto a degli eccessi senza pari, questi giovani hacker miliardari, che assomigliano a tanti piccoli dottor Frankestein telematici, il successo di questi siti e l'implicazione sulla storia contemporanea e l'influenza sulla formazione culturale d'intere generazioni di giovani a livello internazionale è indubbia.

Questi siti stanno cambiano la storia del genere umano. Lo testimoniano le rivolte nei paesi del nord-africa e nell'Asia minore dell'ultimo anno dove le contestazioni ai regimi in Tunisia, in Libia, in Egitto, in Siria, nel Bahrein e nello Yemen, erano organizzate e guidate da giovani blogger tunisini ed egiziani, tra cui anche alcune ragazze, che grazie a internet diffondevano le esigenze di una nuova cultura libera e democratica.

Oggi i giovani di questi popoli che escono da una cultura medioevale grazie a internet hanno infatti a disposizione una rete globale dove possono condividere musica, libri, film, sentimenti, passioni, formando una cultura politica e una critica economica democratiche e condivise assetate di libertà dalle istituzioni politiche e religiose che da secoli dominano alcuni paesi tribali. I diritti della donna inoltre si evidenziano proprio grazie a internet, assumendo l'indice del vero benessere di un paese e di una cultura. Internet grazie a questi siti permette quindi ad una nuova umanità di formarsi in tempi rapidissimi, molto più rapidi che non con i mezzi televisivi.

Il paradosso quindi è proprio questo. Se da una parte i Julian Assange e i Kim Dotcom, permettono a milioni di giovani di superare barriere e censure permettendo loro una crescita ed una emancipazione insperate dalle oligarchie secolari politiche e religiose, dall'altra i loro comportamenti al limite della legalità, ne minaccia i risultati. Basta frequentare qualsiasi blog internazionale dopo l'arresto di Kim Schmitz per registrare lo sconcerto di milioni di giovani dietro alla chiusura di Megavideo e quindi di non vedere i video in streaming. Hanno perso uno strumento di comunicazione libera, fondamentale, di accesso alla cultura occidentale.

Allora come la storia dell'inventore molto spesso si divide dalla sua invenzione, così anche in questi casi il legislatore occidentale deve avere la vista lunga e valutare anche i danni che una limitazione della libertà d'informazione provoca sulla storia umana soprattutto dei paesi più arretrati dove non è ancora arrivata la democrazia. Chiudere questi siti è come risospingerli nel medioevo.

E allora se da una parte il Senato americano sta per varare la nuova legge Sopa contro le piraterie sui copyright, dall'altra nel mondo è partita un'onda di libertà che non si può fermare solo con dei divieti. Si deve studiare una terza via. In Germania alle ultime votazioni comunali di Berlino, il partito dei Pirates che propone una rete internet libera da tutte le censure, ha superato il 20 per cento dei consensi. Se il mondo sta cambiando e respirando aria di libertà lo deve quindi anche a questi pirati ribelli, un attimo anarchici e anche masochisti, ma che nel loro inventare il mondo della comunicazione internet, hanno innescato un'inattesa sete internazionale di democrazia e libertà.