
L'atteggiamento negativo sia del governo che del Codacons nei confronti della norma blocca-tariffe e dei beni e dei servizi di prima necessità come energia elettrica, acqua, trasporti di treni e autobus e autostrade sta svelando tutta l'ipocrisia presente nelle classi economiche, politiche e sindacali al governo della società italiana che se da una parte dichiara di voler rimanere in Europa e di non uscire dall'Euro, dall'altra applica tariffe medie più alte del 30% rispetto al resto di Europa. Le spiegazioni del ministro Corrado Passera, che proprio qui a Trento due anni fa parlava di un confine invescabile tra società e mercato, oggi si oppone al blocco delle tariffe sena rilevare che le tariffe italiane sono le più care d'Europa, svelando l'incapacità degli amministratori che siedono nei cda delle società che erogano questi servizi.
Di fronte a questo tema blocca-tariffe, centrale per lasciare qualche soldo in più nelle tasche alla popolazione senza agire sulle tasse o sui salari, ci troviamo con una classe al governo che ragiona come fosse chiusa in un principato svizzero senza problemi di reddito.
Di quale mercato parla il ministro Corrado Passera quando indica l'impossibilità d'intervenire su questo settore fondamentale per la vita economica di una società, di un popolo? Intende del mercato dell'energia o dell'acqua il cui livello dei consumi incide sul prezzo, in base alla legge della domanda e dell'offerta? O parla più indirettamente dei mercati finanziari dove le società che erogavano i servizi essenziali come energia, trasporti, comunicazioni sono state "innaturalmente" quotate? I popoli da quando queste società sono state quotate sono sotto il giogo non del mercato relativo al bene erogato che sia quello dell'acqua, o dell'energia elettrica o del gas, ma a quelli finanziari.
Temo che su questo tema si stia rivelando il lato più ambiguo di questo governo che non riesce a scalfire un sistema doppiamente medievale dove da una parte chi gestisce i servizi essenziali si è corporativamente quotato in borsa sfuggendo all'idea di un servizio che deve essere erogato al più basso costo minimo possibile come avviene in Germania, e dall'altra su questa strada non cura l'efficienza interna delle stesse società che erogano con tariffe che sono legate alle quotazioni di borsa. Quando si parla di giogo dei mercati finanziari sui popoli, si parla di questo sistema innaturale che è stato costruito sui servizi essenziali a partire dalla crisi del 1992 e che all'origine stessa della stagnazione italiana degli ultimi vent'anni. Nel 2000 si dovevano togliere le barriere autostradali come in Germania, invece si è privatizzata addirittura la concessione.
Quanto è costata quest'inefficienza sui costi dell'energia alla popolazione italiana? Al suo tessuto industriale, tra cui ricordiamo i recenti casi in Sardegna dell'Alcoa e a Merano della Memc? Al tessuto artigianale. ? E tutto questo mentre i politici correvano alla conquista delle poltrone degli enti e delle società che controllavano questi servizi, visti come il nuovo Eldorado.
L'energia elettrica si doveva abbassare con l'adozione del mercato elettrico. I prezzi si sono solo alzati. Sul tema della proposta blocca-tariffe siamo effettivamente di fronte alla vera contraddizione che blocca l'economia italiana. Ma nessuno, nemmeno i sindacati, o i partiti di sinistra, sembrano occuparsene, succubi di una visione da "strapaese" e non europea.