
Penultimo appuntamento con il salotto letterario delle Terme di Comano che venerdì 24 agosto alle ore 17.00 ospita lo scrittore-chimico Marco Malvaldi con l'ultimo romanzo, fra la commedia e il giallo, dedicato al BarLume e ai suoi personaggi.
Un bar. BarLume. Il suo proprietario, Massimo. La banconista Tiziana. E quattro anziani frequentatori in attesa di un fattaccio perché scuota il torpore di una piccola e immaginaria località sul litorale toscano, Pineta. Lo scrittore pisano Marco Malvaldi, classe 1974, professione chimico, presenta venerdì 24 agosto alle ore 17.00, presso la sala congressi delle Terme di Comano, l"La carta più alta" (ed. Sellerio), L'ultimo romanzo della serie.
Aldo, Ampelio, Gino e Pilade, i quattro pensionati-detective di Pineta affondano in questa nuova avventura fra un pettegolezzo, una bevuta e quattro risate, rompendo la monotonia della placida vita di provincia con arguzia e ironia. E dimostrando alla fine che la scienza serve, anche tra i tavolini di un bar. "La carta più alta" riesce in una di quelle alchimie cui il chimico Malvaldi ci ha abituati: imbastendo un intreccio godibile e ben strutturato che viaggia in parallelo alla splendida caratterizzazione dei personaggi e ai loro esilaranti dialoghi.
Si ride, ci si immedesima e si vuol bene a Massimo, il barrista, e ai suoi fantastici quattro, mentre già pregustiamo un prossimo episodio: ma in questo resteremo probabilmente delusi, perché Malvaldi ha dichiarato che "La carta più alta" sarà l'ultimo romanzo del ciclo dedicato al Barlume di Pineta.
"Non è che tutti gli anni possono ammazzare qualcuno per farvi passare il tempo", sbotta disperato Massimo, il barrista. Ma è impossibile sottrarsi al nuovo intrigo in cui stanno per trascinarlo i quattro vecchietti del BarLume.
Dalla vendita sottoprezzo di una villa lussuosa, i pensionati, investigatori per amor di maldicenza, sono arrivati a dedurre l'omicidio del vecchio proprietario, morto, ufficialmente, di un male rapido e inesorabile. Il barrista, ormai in balìa dei vecchietti che stanno abbarbicati tutto il giorno al tavolino sotto l'olmo del suo bar, al solito controvoglia trasforma quel fiume di malignità e di battute in un'indagine. Il suo lavoro d'intelletto investigativo si risolve grazie a un'intuizione che permette di ristrutturare le informazioni, durante un noioso ricovero ospedaliero: proprio come avviene nei classici del giallo deduttivo. E a questo genere apparterrebbero, data la meccanica dell'intreccio, i romanzi del BarLume, se non fosse per le convincenti innovazioni che vi aggiunge Marco Malvaldi.
La situazione comica dei quattro temibili vecchietti che sprecano allegramente le giornate tra battute diatribe e calunnie, le quali fanno da base informativa e controcanto farsesco al mistero. La feroce satira che scioglie nell'acido ogni perbenismo ideologico. La rappresentazione, umoristica e aderente insieme, della realtà della provincia italiana nel suo localismo, nel suo vitalismo e nel suo eccentrico civismo, incarnata in un paesino balneare della costa toscana, da dove passano e ripassano i personaggi di una commedia di costume in forma di giallo.