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110 anni per Rosina Nicolli, la nonna delle Giudicarie. Ad omaggiarla con una grande festa parenti, amici e amministratori

Rosina  Nicolli 110 anni

GIUDICARIE ESTERIORI. Ha compiuto 110 anni Rosina Nicolli, la più anziana signora delle Giudicarie. Ospite da 17 anni della casa di riposo di Santa Croce del Bleggio, ad omaggiare una vita tanto lunga sono arrivati gli amministratori delle Giudicarie Esteriori, parenti e amici, torte e fiori, che la signora si è goduta. Cieca fin dall'85, a causa della calcina che le finì nell'occhio ricorda sempre lei, ha sfoggiato ieri una lucidita e una voce da fare invidia: questi suoi 110 anni la signora li ha scanditi agli ospiti riuniti per la sua festa, con un piglio che ha stupito tutti. D'altronde il carattere non manca a chi come lei ha vissuto per intero un secolo, il '900, movimentato come mai prima: due guerre e due ricostruzioni, tante cadute e altrettanti inizi, che Rosina ha affrontato pensando alle cose essenziali. Per le superflue, forse, non c'era nemmeno il tempo: i due figli Fidenzio e Alma, il marito Rocco, sposato a 20anni e seguito a Tavodo, nel Banale, il lavoro nei campi, qualche mansione più leggera da chiamare hobby, come fare la maglia. E' stata proprio la signora a ricordare qualche episodio della sua lunga vita.

Era il 12 marzo del 1904 quando Rosina nasceva figlia di Francesco e Teresa, a Sclemo, a 20 anni giusti andò in sposa a Rocco che la portò a Tavodo. Nascono Fidenzio e Alma, arrivano le guerre e Rocco parte soldato, ma Rosina continua imperterrita la sua vita di contadina con qualche animale da crescere, la lana da filare, i figli da sfamare e la casa da accudire. Come non intenerirsi se a 110 anni si ricorda perfettamente quando c'è voluta la sua mano di donna a raddrizzare le zampe ad un vitellino appena nato, sospirato pagamento per aver pasciuto la vacca di un compaesano. E poi c'è la storia del cavallo dei tedeschi.

La racconta spesso Rosina agli animatori della casa di riposo: ce l'ha bene in testa quell'elegante cavallo bianco che qualche tedesco – doveva essere almeno un capitano, tanto era regale quella bestia – si era perso in terra giudicariese e Rosina aveva accolto come un dono divino. Candido come la neve e cresciuto per essere cavalcato da un soldato, il cavallo finì per tirare il carretto di casa Nicolli e quando serviva trascinava ramaglie e legni. Attività che lo tenne bene in forma, tanto che i tedeschi tornarono a riprenderselo, ma trovandolo muscoloso e scattante, pensarono bene di lasciarlo a Rosina, che se ne era occupata con tanta cura. Ad ascoltarla con attenzione, la signora accenna che, in effetti, il passaggio definitivo dell'animale a casa Nicolli richiese un tantino di convincimento - qualcosa che ha a che fare con una veloce ritirata su un albero - ma non è il caso nel giorno del suo 110 compleanno stare a soffermarsi su queste quisquilie.

 

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