Olivieri: «Tione deve mantenere il reparto di ostetricia. Tutte le unità periferiche devono avere le stesse opportunità del Centro»

ospedale di Tione nascite -ostetricia

Calano i numeri del reparto di ostetricia e ginecologia di Tione. I bambini nati nel 2013 sono al minimo storico. Solo 178 nei dodici mesi trascorsi. Un numero di nati che assottiglia sempre più le speranze che il punto nascite possa essere tenuto in vita e che ha riaperto la discussione sull'opportunità di mantenere operativa una struttura con numeri così esigui. Sulla questione è durissimo l'assessore alle politiche sociali e alla sanità della Comunità di Valle, Luigi Olivieri.
Con il Consiglio della Salute più volte ha affrontato il problema. "Purtroppo – dice – senza risultati. Anche perché il nostro organismo non ha nessun tipo di potere. Abbiamo solo la facoltà di ascoltare i chiacchiericci sul territorio, senza che ne venga tenuto minimamente conto".
Per quanto riguarda il punto nascite di Tione e su tutta l'organizzazione della sanità trentina in materia, è molto critico. "Anche perché – spiega – tutte le unità periferiche devono avere le stesse opportunità del Centro".

Olivieri che, proprio sul mantenimento dell'ostetricia e ginecologia del capoluogo giudicariese, si sta battendo come un leone (sua è l'iniziativa dei quattro incontri sul territorio, con il coinvolgimento dei medici, per invitare la popolazione ad essere parte attiva delle fortune del proprio ospedale) spiega che la Sanità trentina, nella fattispecie, non può ragionare solo in termini di numeri. "Se così fosse – si accalora l'ex parlamentare – in Trentino rimarrebbero solo i reparti di Trento e Rovereto. Mentre tutti gli altri andrebbero chiusi".
"E' un dato di fatto – dice l'assessore – che, anche con la strutturazione attuale, i reparti di neonatologia del Trentino vantano gli indici di mortalità più bassa d'Europa. Va da se che non è la quantità che fa la qualità. E che non ci siano, oggi, le condizioni per chiudere nessuna delle sedi periferiche".

Il vero problema, spiega l'assessore della Comunità di Valle, è una seria riforma della Sanità provinciale che parta dalla revisione dei contratti di lavoro. Perché, ciò che serve è una vera flessibilità dei medici e del personale sul territorio, per far funzionare i dipartimenti. "Limitarsi a penalizzare le unità in base ai numeri è quanto di più errato si possa fare. Anche in considerazione del fatto che più della metà dei cittadini del Trentino vivono nelle valli, e hanno gli stessi diritti di chi vive nelle città" . Olivieri parla della necessità di maggior confronto con la periferia che "deve avere la possibilità di essere ascoltata". E soprattutto fa un elogio al primario di ginecologia e Ostetricia dell'ospedale di Arco che ha avuto il coraggio di mettere in evidenza la strategia ("e l'ipocrisia") dell'Azienda sanitaria, il cui disegno (anche in base alla delibera secondo cui dal 1° gennaio tutti i parti cesarei programmati e devono essere fatti nelle strutture di Trento e Rovereto) è di depotenziare la periferia a favore delle strutture centrali.