Daniela Salvaterra in missione in Perù: «Mi basta mostrare a questi bambini che qualcuno vuole loro bene»

Tutto ebbe inizio a causa di Blanca. Undici anni, una forma di artrite reumatoide giovanile e un incontro, che cambiò il corso della sua vita e quello di Daniela Salvaterra, giovane infermiera di Tione a quel tempo volontaria a Encañada, un piccolo paesino arrampicato sui 3mila metri delle vette andine. Blanca regalò a Daniela un'idea: ospitare i tanti ammalati che più severamente degli altri subivano la miseria e le condizioni di povertà alle quali la mancanza di scolarizzazione e risorse condannano i contadini peruviani. Quell'ispirazione oggi si è trasformata nella Casa per ammalati Madre Teresa.
Daniela era arrivata in Perù due anni prima, nel 2003, al seguito di Oratori delle Ande, un ramo dell'associazione operazione Mato Grosso, e ad Encañada si occupava di assistere i contadini poveri, e per lo più analfabeti, in caso di malattia, curandoli ma anche aiutandoli ad orientarsi in un sistema sanitario, quello peruviano, dove il costo delle cure grava pesantemente sulle spalle dei cittadini. Daniela rimase colpita da quella ragazzina, e decise di prenderla a vivere con sé. La avvertirono, che sarebbe stato l'inizio di qualcosa di grande, ma la giovane tionese sentiva di aver trovato la sua strada. Cominciarono ad arrivare altri malati, di tumore, molti in fase terminale, che furono accompagnati con amore negli ultimi giorni di vita, e poi i bambini, tanti, da tutto il Perù. "Se per Blanca si era aperta la porta – racconta Daniela – con loro la porta si spalancò del tutto".

La casetta di fango e paglia non era più sufficiente, gli amici tionesi e giudicariesi vennero chiamati, attivata la rete della associazioni, e tantissimi, come aveva fatto Daniela, risposero: grazie alle loro donazioni nel 2008 aprì i battenti Casa Madre Teresa, attrezzata per accogliere i malati, dove con i suoi pazienti si trasferì anche Daniela. Oggi sono una sessantina gli ospiti del centro, per lo più bambini abbandonati o con famiglie troppo povere per garantire loro cure e una vita dignitosa, con handicap fisici o mentali. C'è Yulissa che visse in un pollaio spartendo il cibo con i maiali, arrivò a Casa Madre Teresa lacerata dalla scabbia e dai pidocchi, incapace di parlare o camminare. Oggi ha ripreso peso, è una bimba sorridente dalla pelle color caffellate e gli occhi neri, che proprio poco prima della visita di Daniela a Tione, di questi giorni, da sola è andata in cerca della maestra e ha bussato alla porta giusta, quella dell'aula, fra le tante che aveva davanti.

Una piccola, grandissima vittoria per Yulissa, un'emozione per Daniela: "sono queste le gioie delle mie giornate – racconta – un bambino che impara a mangiare da solo, un passo fatto da chi è in sedia a rotelle". Piccole cose, in sintonia col pensiero della giovane infermiera: "non voglio cambiare il mondo – spiega Daniela – qualcun'altro cercherà di ottenere maggiore giustizia, un sistema che funziona, ed è bello, ma a me basta mostrare a questi bambini che qualcuno vuole loro bene". In fondo Daniela, il mondo lo cambia per davvero, quello di ognuno dei suoi piccoli ospiti.