
Tra i due litiganti il terzo gode. A godere questa volta, però, è un soggetto privato. Quando, a trarre i benefici delle acque del torrente Arnò, potevano essere i comuni di Bondo e Breguzzo. Più in sù, con una quota del 25% per Breguzzo e il 75% per Roncone, lo stesso corso d'acqua che sgorga dai contrafforti dell'Adamello, garantisce qualcosa come 1.000.000 di proventi l'anno. Questo in annate normali. Ma, in stagioni ad alta piovosità, quando l'approvvigionamento idrico non è un problema come nella scorsa stagione, gli introiti elettrici possono raggiungere anche 1.250.000 euro. Non bazzecole. Soprattutto in tempi di magre risorse. Bondo e Breguzzo, i due comuni rivieraschi, pur avendone la possibilità, hanno mancato l'appuntamento. A trarre profitto dalla derivazione sarà la Measure Srl di Pinzolo: società privata di cui la Giunta provinciale ha accolto la domanda di sfruttamento, poichè – dice la delibera - "non sussistono prevalenti interessi pubblici a un uso diverso dell'acqua rispetto a quello idroelettrico".
La Provincia quindi manderà avanti la richiesta presentata dalla società dell'ingegner Fabio Binelli, con la quale la Measure srl intende realizzare, in località Dispensa, una derivazione lunga 650 metri, con opera di presa a quota 1.200 metri. La portata media richiesta è di 685 litri di acqua al secondo. Quella massima di 1.200, per produrre, con un salto di 53 metri, una potenza nominale media di 339 kW. Per il via libera definitivo, la società dovrà comunque sottoporre il progetto a valutazione d'impatto ambientale. Salvo imprevisti, la società non avrà difficoltà a portare a termine l'operazione in quanto, dopo una moratoria di un anno sulle nuove concessioni, ora c'è il via libera preliminare a una delle due richieste presentate dalla società rendenese e, nessuno dei due comuni "proprietari", ha richiesto derivazioni che avrebbero potuto avere priorità.
Dopo essere rimasti a bocca asciutta, nei due paesi ci si interroga. Ci si chiede perché le rispettive amministrazioni non si siano attivate per una centralina congiunta, com'era stato richiesto inizialmente dall'ex sindaco di Breguzzo Antonello Ferrari, poi sfiduciato, cui premeva che i due comuni unissero le forze per arginare l'irruzione dei privati su fiume. Bondo, però, non ritenne opportuno essere della partita. E oggi, almeno dal punto di vista dei cittadini, non aver approfittato di quell'opportunità arrecherà un danno di non meno di 500 mila euro l'anno. Quasi 700 litri di acqua al secondo che andranno a beneficio di bilanci di una società privata, da cui però il comune di Bondo – stando alle dichiarazioni del sindaco Giuseppe Bonenti – potrebbe trarre dei benefici.
"Il mio comune - ha dichiarato - ha accettato una possibilità di collaborazione coi privati, che possa portarci vantaggi". Una frase enigmatica. Difficile da decifrare, dal momento che agli atti comunali non ci sono accordi scritti che riconducano a una possibile joint venture, tra Measure Srl e amministrazione di Bondo. Né si possa parlare di un ingresso in società da parte dell'ente, visto che i Comuni sono anzi chiamati a liberarsi delle partecipazioni private. La febbre da sfruttamento in val di Breguzzo ha inizio con l'apertura ai privati delle derivazioni sui corsi d'acqua, grazie alle nuove normative della Comunità Europea. I primi a muoversi sono i privati. Quattro sono i progetti presentati da società che nulla hanno a che vedere con il pubblico: due firmati dalla Measure di Pinzolo e due dell'ingegner Menapace di Tasullo. Tra i comuni, dopo i primi approcci, era arrivato il gelo. Bondo aveva fatto sapere che non era interessato alla realizzazione di una centralina cointestata ai due enti. Mentre Breguzzo, in extremis, aveva presentato un proprio progetto. In paese c'era stata pure una raccolta di firme per indurre il commissario Bonafini a far pressioni in Provincia a favore della derivazione pubblica. Oggi, dopo il primo goal segnato dai privati, e in attesa che la Giunta provinciale prenda in esame anche gli altri 4 progetti presentati per lo sfruttamento del fiume, ci si interroga sul perché di quel dietrofront di Bondo. C'è il rammarico che se si fossero unite le forze con i cugini di Breguzzo, i due paesi avrebbero potuto portare in dote all'imminente fusione con Lardaro, Roncone, una centralina in grado di assicurare nel tempo a "Sella Giudicarie" un cospicuo reddito dalle acque del del "proprio" fiume.