La piazza dei Giudicariesi
I RETI

I Reti (500 a.C. - 100 a.C.) abitavano, come dice lo storico romano Plinio il Vecchio, le terre tra il Lago Maggiore ed il fiume Piave, tra il Lago di Costanza e la bassa Valle dell' Inn; fondarono la cultura Fritzens-Sanzeno (Fritzens nella Valle dell' Inn, Sanzeno in Val di Non) che ebbe contatti con la cultura Luco-Meluno.
Il loro nome deriva dal comandante etrusco Reto che si rifugiò su queste montagne dagli attacchi dei Galli (o Celti) comandati da Elitovio e Brenno. Padre Cipriano Gnesotti – storico giudicariese - nel suo libro "Memorie per servire alla storia delle Giudicarie" (1786) riporta che Reto raggiunse le alpi Retiche al tempo di un certo "Dionigi Tiranno il primo" intorno al 400 a.C.; dopo pochi anni i Galli li stanarono. Questa versione non è però ancora provata.
Livio dice che sono un popolo selvaggio; addirittura lo storico greco Strabone li indica dediti al brigantaggio e li ammira per il loro vino; il poeta Orazio nelle sue poesie li ritiene selvaggi e bellicosi deridendoli e esaltando l' intelligenza e la forza di Druso, figliastro di Ottaviano Augusto, che conquistò le Alpi e sottomise i suoi popoli. Tutto questo per giustificare la conquista romana, ma non si sa se fossero veramente così: i Reti non hanno lasciato niente di scritto su questo.

I Reti erano suddivisi in molte popolazioni; le Alpi Lepontine e Retiche, all' arrivo di Druso, erano un vero mosaico di popoli: ad esempio in Val Rendena fino alla conca di Tione erano stanziati i Tulliasses, più a Sud gli Alutrenses, in Val di Sole i Sinduni, in Val di Non gli Anauni, a Trento i Tridentini. Nel libro "Preistoria e storia nella Valle dei Laghi" (a cura di Giuseppe Pezzè) si riporta che nel Trentino - Alto Adige abitavano Ibero – Liguri - protoitalici, Euganei, Etruschi e Galli Cenomani (io aggiungerei anche Illiro - Veneti, nella parte orientale della regione) che i Romani definivano "Reti".
Le guerre retiche
Quando arrivarono i Romani naturalmente i Reti opposero resistenza. Queste sono le cosiddette "guerre retiche" nelle quali i Romani riuscirono a dominare definitivamente la regione. Per ottenere questo impiegarono un secolo: dal 118 al 15-16 a.C.
Il primo scontro fra Romani e Reti lo narra lo storico romano Tito Livio. Nel 118 a.C. il console romano Quinto Marcio Re sconfisse gli Stoni (popolo retico stanziato in Val Vestino, al principio delle valli alpine). La conquista della Gallia Cisalpina era però già cominciata fra il 225 e il 222 a.C., e vedeva i Romani alleati con i Galli Cenomani e i Veneti. La campagna fu interrotta successivamente dalle guerre per il dominio del Mediterraneo.
Nel frattempo da Nord proveniva un altro pericolo: i Cimbri e i Teutoni. Avevano sconfitto a Noreia il console Papirio Carbone nel 113 a.C. e si spostarono a Ovest, sperando di trovare terre fertili e clima mite, ma si separarono: i Teutoni avanzarono in Gallia per essere sconfitti nel 102 a.C. dal console Caio Mario preso Aquae Sextiae, mentre i Cimbri ritornarono sui loro passi per scendere in Italia dal Brennero lungo la Valle dell'Adige. Gli venne incontro il console Catulo con un esercito di legionari che costruì fortificazioni con il nucleo ubicato sul Doss Trento e costruì un ponte sull'Adige per tenersi in contatto con il resto dell'esercito. Tutti i preparativi furono inutili perché l' avvicinarsi dei selvaggi Cimbri spaventò i legionari. I Cimbri distrussero il ponte con tronchi di alberi buttati in acqua. Nell' estate del 101 a.C. Mario affrontò i Cimbri presso Vercelli sconfiggendoli.
I Reti intanto rimasero indisturbati a lungo. Nel 36 a.C. però il console Lucio Munazio Planco intraprese una spedizione contro di loro in quanto spingevano le loro scorrerie in pianura. Il console li sconfisse e occupò il territorio atesino.
Così nel 37 a.C. i Romani presero il possesso della valle dell'Adige fino quasi a Bolzano nei pressi di Termeno che segna la fine della Gallia Transpadana. I Reti, però, non erano stati del tutto sconfitti: i Camuni (Val Camonica), i Trumpilini (Val Trompia) e i Benacenses (Lago di Garda) continuavano a saccheggiare i centri urbani romani. A questo punto Ottaviano Augusto nel 23 a.C. decise di ampliare le fortificazioni romane sul Doss Trento incaricando di questo Marco Appuleio; sembra che sia stato inoltre incaricato di preparare quartieri per una legione a scopo difensivo. I Reti continuavano però a mettere a ferro e fuoco ogni cosa.
Nel 16 a.C. Publio Silio fu inviato a sottomettere i Camuni i Venioi e i Trumpilini. L' anno seguente Augusto incaricò Druso e Tiberio (i suoi due figliastri) di comandare la guerra contro i Reti denominata la "Guerra Retica". Tiberio sottomise i Vennoneti (popoli fra Coira e il Lago di Costanza) avanzando verso la Svizzera mentre Druso sottomise a Trento i Reti durante una facile battaglia. Quest' ultimo quindi proseguì verso l' odierna Bolzano, costruendo il noto Ponte Druso, valicò il Brennero e si ricongiunse a Costanza con Tiberio. Lì sconfissero insieme i Vindelici.
Druso al suo ritorno nelle terre conquistate riorganizza il territorio fondando il castrum di Maia (Merano). La vallata dell'Adige venne assegnata al Municipium di Brescia.
ABITAZIONI
I Reti abitavano in villaggi costruiti su alture, su versanti di monti, oppure su terrazzamenti per scopi difensivi, ma in alcuni casi anche nei fondovalle. Questi insediamenti fortificati erano detti "castellieri".

Le case erano parzialmente o totalmente seminterrate dentro roccia o terra. I muri erano eseguiti con la tecnica a secco (sovrapporre pietre senza l' utilizzo di malta). La parte di casa emergente dal suolo era sostenuta da pali di legno. Il tetto era spiovente e fatto di paglia, scandole o lastre di pietra.
L' ingresso della casa era un corridoio coperto per ripararsi dalle intemperie ed erano gradinati.
Il pavimento era in terra battuta o di assi di legno ed era sempre presente un focolare. Le stanze erano arredate con mobili di legno come tavoli, panche, sgabelli e letti; c' erano ganci infilati nelle travi per appendere oggetti.
ATTIVITA' ED ECONOMIA
I Reti praticavano principalmente agricoltura e allevamento.
Coltivavano il frumento, l' orzo, il miglio, il pisello, la lenticchia, la segale e la fava. Molto famoso era il vino retico. Allevavano bovini, capro – ovini, ed in misura minore suini e cavalli.
Tra gli animali da caccia il preferito era il cervo di cui si tenevano anche le corna per produrre oggetti. La caccia comunque non era un' attività considerata di grande importanza.
L' artigianato era molto vario e sviluppato. Una delle attività principali era la lavorazione del legno impiegato molto per la costruzione e l' arredamento delle case.
Nei piccoli paesi erano spesso presenti artigiani cordai, cestai, impagliatori e veniva lavorato il cuoio.
Il ritrovamento di parti di telai testimoniano un avanzato artigianato tessile; inoltre le donne avevano il compito di filare. Scalpellini producevano macine in pietra e coti per affilare gli utensili.

I Reti svilupparono l' artigianato della ceramica esportando i loro prodotti anche nelle regioni confinanti. La lavorazione dei metalli era molto avanzata e gli artigiani erano in grado di riprodurre i prodotti dei popoli con cui avevano contatti economici adattandoli al gusto locale. In particolare sono state ritrovate situle di bronzo, brocche, monili e oggetti in ferro quali le armi.
Il commercio veniva effettuato con Celti, Etruschi, Greci e Veneti.
I guerrieri reti erano dotati di elmo, corazza, schinieri, spada, lancia e scudo ovale ricoperto di pelle. Inoltre si utilizzavano coltello a pugnale, arco e frecce. Tipici erano l' elmo di tipo Negau e il coltello a dorso curvo con fodero.
Le armi retiche furono influenzate da quelle celtiche e infine da quelle romane. L' arma più usata dai guerrieri restò comunque l' ascia ad alabarda.
ABBIGLIAMENTO
Gli uomini portavano una veste corta con cintura mentre le donne portavano una veste lunga anch'essa dotata di cintura.
Per gli uomini portare armi in ferro aveva un significato di distinzione sociale. Gli spilloni e le fibule, i ganci di cintura furono fabbricati fino al VI sec. a.C. a livello regionale esclusivamente in ferro.

Dal VI sec. a.C. la fibula sostituisce definitivamente lo spillone decorato e diventa l' accessorio più importante.
RELIGIONE
I Reti iniziarono a venerare divinità di figura umana a partire dal 600 a.C. e in particolare la dea Reitia che presentava tanti tratti in comune con la dea Artemide (Diana) e che era concepibile come dea madre della fertilità, della guarigione e dell' aldilà.
Per i Reti avevano un ruolo particolare gli elementi naturali quali l' acqua, i monti ed i boschi.
Come in altre zone le offerte alla divinità potevano essere distrutte; questo rito era soprattutto quello detto dei roghi votivi. A Cles in Trentino in località Campi Neri si è rilevata la presenza di tali roghi. Lì venivano accesi dei fuochi per il sacrificio di animali e venivano offerti recipienti ceramici, oggetti metallici e prodotti agricoli. E' tipica della cultura retica "Luco-Meluno" la rottura, durante i riti, di boccali riccamente decorati dopo aver bevuto il vino contenuto.
LINGUA E SCRITTURA
I Reti usavano un loro alfabeto che era una variante di quello nord estrusco e che si diffonde a partire dal VI sec. a.C grazie a contatti con l'area padana. Tale alfabeto è l'espressione di una lingua probabilmente non indo-europea. La scrittura era usata in ambito culturale e lo confermano le varie incisioni su oggetti religiosi.
Le iscrizioni retiche che ci sono tramandate sono composte da singole lettere o formule difficili da interpretare e seguono un andamento da destra a sinistra.
Sotto riporto il confronto tra le lettere usate oggi rispetto a quelle retiche.

Si nota che mancano le lettere: B, D e Q.








