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"Montagne Dipinte", a Madonna di Campiglio da sabato 28 dicembre la mostra di Matteo Lencioni

matteo lencioni - montagne dipinte - Madonna di campiglio 28 dicembre -chalet laghetto

Matteo nasce nel 1973, quando la sua famiglia si stabilisce a Madonna di Campiglio. Studia a Milano presso il I° Liceo Artistico Statale e poi si laurea in Architettura presso il Politecnico. Posteriormente si trasferisce a Barcellona ed oggi vive tra la Spagna e l'Italia.
Nel corso degli anni esplora successivamente differenti ambiti artistici e molteplici forme espressive.
Dopo il periodo di formazione accademica comincia infatti il suo percorso artistico, che ha origine nel mondo della street-art e che evolve verso l'astrazione. Tale percorso si sviluppa lungo una traiettoria che unisce disegno - azione - espressione - semiotica - astrazione. Appartengono a questo periodo dipinti, sculture ed anche brani di musica elettronica sperimentale.
Nonostante questa ricerca non si sia mai conclusa, successivamente torna a lavorare sulla base del disegno, così come aveva sempre fatto fin da bambino. Comincia quindi a dipingere paesaggi di montagna con colori acrilici su tela.
"Montagne Dipinte" è il titolo di queste suggestive vedute, il cui tema è appunto il paesaggio alpino.

Campanil Basso 55x38 - Montagne dipinte - Madonna di campiglio

I luoghi rappresentati sono le montagne che lo circondano, i posti che ha visitato e che conosce bene. Inoltre ha dipinto anche alcuni animali che abitano questo ambiente naturale.
Una parte del lavoro è orientato ad un'osservazione oggettiva e immanente del soggetto. Questo approccio si esprime mediante una riproduzione fedele ed una tecnica minuziosa. È attraverso la capacità evocativa del disegno che queste viste raccontano l'esperienza vissuta. L'accuratezza descrittiva facilita la lettura di questo racconto che, ricco di particolari, mostra una realtà comprensibile, presente, autonoma e quindi condivisibile.
In altre opere il paesaggio è solo un riferimento e viene rappresentato più liberamente, utilizzando una tecnica più veloce. Qui l'intenzione è quella di esprimere le sensazioni legate all'esperienza passata e quindi al ricordo. La dissoluzione del disegno oppure la linearità geometrica sono forme pittoriche con le quali esprimere sensazioni più spontanee e soggettive.
In definitiva il paesaggio non è composto da elementi "oggettivi" e "soggettivi", bensì dalla loro relazione: è un'entità complessa costituita dall'elemento tangibile la cui realtà si completa con l'elemento cognitivo derivante dal processo soggettivo di percezione.

Realtà – osservatore – percezione – immagine
I due modi di rappresentazione non sono comunque antagonisti. Possiamo dire che la riproduzione realista e quella più libera differiscono sostanzialmente per la quantità di riferimenti che rendono riconoscibile un luogo fisico specifico; entrambe generano comunque immagini, di ciò che si vede o si è visto, che assomigliano alla realtà in misura diversa, a seconda della distanza dalla quale si pone l'osservatore. L'autore del dipinto racconta ciò che ha visto, utilizzando i propri strumenti entro i limiti delle proprie possibilità fisiche e intellettuali.

Sfruttando un'analogia letteraria, ogni quadro si potrebbe considerare un paragrafo di un racconto lungo quanto l'opera dell'artista.
Possiamo considerare il paesaggio qui rappresentato come quello definito nella sua accezione contemporanea, cioè come spazio percepito dagli esseri umani che lo abitano e che prende forma dall'interazione di questi con l'ambiente naturale. In questo caso però l'attenzione è rivolta al paesaggio non antropizzato; le interrelazioni che queste opere raccontano sono quelle cognitive mentre escludono quelle fisiche, forse per reazione - consapevole o meno - dell'autore alle inesorabili e fallimentari dinamiche di trasformazione antropica. In questo caso la resa del significato di paesaggio si completa con la definizione di bene autonomo da preservare.
Questo messaggio ci arriva forse anche più chiaramente dai dipinti degli animali. Infatti la loro presenza ci ricorda che non siamo gli unici abitanti di questi luoghi (si potrebbe dire "di questo mondo"). È dunque forte il significato dell'incontro, per esempio, con i caprioli: l'animale con il suo sguardo intercetta quello dell'artista (e quindi il nostro, fruitori dell'opera) interagendo con lui e quindi ponendosi intellettualmente sullo stesso piano.
In conclusione, emerge una possibile interpretazione del lavoro di quest'artista che tende a spostare l'attenzione sulle cose piuttosto che su noi stessi, allontanandosi così dalle manifestazioni romantiche, sublimi o comunque sentimentaliste della pittura di paesaggio tradizionale.

Da L'Eco delle Dolomiti, dicembre 2013

montagne dipinte -mostra di matteo lencioni  Madonna di campiglio 28 dicembre -chalet laghetto