STORO. "Tre giovani, di età compresa tra 18 e 30 anni, di Storo o circondario saranno con altri per una settimana a maggio nella zona di Wyoming in Usa al fine di recuperare e riscrivere tracce dei nostri emigranti.
Finora non si sono fatti nomi anche se con tutta probabilità la triade dovrà possedere un diploma o una laurea e magari poter contare su una certa dimestichezza con la lingua inglese. Ad anticiparlo è Renato Sai che della Società Americana di Storo è il presidente. L'artigiano di una volta, subentrato al compianto Bortolo Scalvini, su questa proposta – come anche il suo predecessore - ci sta pensando da tempo anche dal fatto che la fondazione che rappresenta conta tuttora ben 178 soci e si avvale di un proprio statuto datato 17 gennaio 1922.
L'iniziativa sarà illustrata questa sera lunedi (29 febbraio) nel corso di un incontro in programma presso la sala comunale.
"Si tratta di un soggiorno formativo organizzato dall'Ufficio Migrazione della Provincia incentrato sull'elaborazione di nuove modalità e strategie di realizzazione finalizzate ad una ricerca che ci vede partecipi.
L'iniziativa che andremo ad approfondire in quella sede rientra in un progetto condiviso a livello di valle dal Piano Giovani e denominato "Back To Our Futrure" . Il documento prevede una ricerca sull'evoluzione a partire dalla migrazione locale verso gli Stati Uniti d'America di fine 800.
Ancora Renato Sai. " Mentre tutti i costi relativi alla trasferta dei tre giovani risultano interamente coperti, noi come Società Americana di Storo abbiano il mandato di individuare coloro che a loro volta andranno poi gestire quel percorso formativo che già vede coinvolti oltre al formatore Flavio Antolini anche l'italo - americano Jmmy Zanella, la stessa Trentini nel Mondo e l'Unione Famiglie Trentine all'estero".
La Società Americana di Storo
La Società Americana di Storo è considerata un'istituzione, risale agli anni 1903 – 1913 allorquando un certo numero di concittadini si concentrò per motivi di lavoro nel centro minerario di Cambria.
" Scopo della Società - aggiungono invece Salvatore Pasi, Sandro Gelmini e Antonio Scarpari – era quello di fornire all'epoca assistenza agli emigrati e ai loro famigliari alla stregua di una società di pubblico soccorso.
Gli immatricolati ( soci) già allora versavano una quota annuale che dava loro doveri e diritti tra i quali anche al momento del decesso. " All'obito di ogni socio era allora di rigore la partecipazione. Diversamente l'assente doveva accollarsi una multa e anche la stessa Società doveva sostenere a sua volta dei costi".
La fondazione - che ha una propria bandiera " stelle a strisce - non è considerata un Circolo, ha un proprio patrono, San Giuseppe, che a sua volta viene portato in'processione il 19 marzo di ogni anno la cui statua era stata realizzata in Val Gardena da uno scultore dell'epoca.
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